Saturday, 22 May 2010

Sabato: doccia biche

Stamattina mi son svegliato davvero riposato.
Avevo già in mente la lista di cose fare. Ma prima, certo, dovevo buttarmi in doccia. Non so voi, ma se non faccio la doccia al mattino per me non c’è verso di carburare.
Appena chiuso il box, ho dato un’occhiata alla piccola mensola di vetro dove ho messo in bell’esposizione tutti i bagnoschiuma e gli shampoo. Dico tutti perché, benché di solito per lavarmi usi solo il sapone e la spugna (la mia preferita è la “Scotch-Brite” che di solito si adopera per i mestieri, quella che, dice la pubblicità, “Limpia y seca las superficies delicadas”), qualche giorno addietro, in occasione del compleanno, mi hanno regalato un sacco di prodotti “Collistar. Linea uomo”. Insomma che dalla schiuma da barba allo sbiancatore anale, ce li ho tutti!
Quello che non avevo notato, piuttosto, erano le scritte sulle confezioni: “rinforzante e anticaduta” sullo shampoo; “tonificante e anti età” sul doccia-schiuma, come anche sulla schiuma da barba…
A quel punto ho realizzato che, forse, i miei amici non mi hanno visto in forma ultimamente. Oppure si tratta semplicemente del fatto che è arrivato il momento della prevenzione? Ma prevenzione di cosa, poi? Qual è il senso di tutto ciò, che devo rimanere giovane a tutti costi?
E, mentre il getto d’acqua mi massaggiava la schiena e la radio mandava “Il mio nome è mai più”, mi è venuto in mente Pietro Citati quando ha scritto: «Se vogliamo conoscere il senso dell'esistenza, dobbiamo aprire un libro: là in fondo, nell'angolo più oscuro del capitolo, c'è una frase scritta apposta per noi». In linea di massima sono sempre stato d’accordo su ciò.
Ci sono libri - per me spesso sono racconti e poesie - che possono schiudere un mondo intero, sconosciuto e illuminante. Potessi ricordare a memoria i libri letti fino a oggi! Ecco, questo sì che è uno dei desideri che mi piacerebbe realizzare, uno di quelli da strizzare fra le palpebre quando ci si prepara a soffiare sulle candeline e tutti gridano: «Hai espresso? Hai espresso?». E che ti vuoi esprimere, gioia mia?
Insomma, ieri ho letto il commento di una utente, Tomeiro, all’articolo sulla differenza d’età fra due amanti. Mi è piaciuto molto. A un certo punto Tomeiro ha scritto qualcosa che potrebbe apparire scontata, ma che non lo è affatto: «Non lo so ancora il perchè… ma di sicuro a primo impatto conta l'aspetto esteriore e credo di essere orientata verso un aspetto più giovane… ma mai dire mai… ben venga la donna matura che mi faccia girare la testa!!!! […] l'età conta fino ad un certo punto… poi c'è da guardare il carattere e l'educazione… soprattutto gli insegnamenti ke abbiamo ricevuto in famiglia fin da piccoli… quelli ci formano sul serio e sono fondamentali!!!!».
È questo “Non lo so ancora il perchè… […] credo di essere orientata verso un aspetto più giovane” che mi ha colpito. Ed è così. Forse c’è davvero la fase in cui sei tu quello più giovane e ricercato; poi c’è la fase in cui i giovani ti corteggiano anche solo per l’aria un po’ matura, ma pur sempre giovanile e non decrepita, immaginando chissà cosa (e rimanendo puntualmente delusi); e in fine la fase in cui del “ricercato” hai solo l’aspetto e la sensazione di reclusione o, come disse Carver, di essere in un tunnel buio e l’unica luce che vedi alla fine sono i fanali del treno che sta per venirti addosso.
O forse no. Non è affatto così.

Con la spugna abrasiva mi sono spalmato immediatamente un po’ di gel tonificante. Intanto continuavo a pensare a una conversazione con un amico:
«Se anche ci sarà amore,» mi ha confessato il “Porello”, «credo che la terza fase, quella che tu dici “della faccia da ricercato”, sarà piena di gelosia. Te l’immagini? Io sarò geloso come una iena del mio tipo. Mah! lo constaterò a momento debito e ti farò sapere... Tanto ci arriverò prima di te».
Gli ho risposto che potrebbe darsi, che più invecchiamo più diventiamo gelosi. Ma alla fine è tutto relativo. In effetti, un’anticipazione in tal senso, ce l’ha data la poetessa Marina Cvetaeva con una lirica in particolare composta per la sua amante Sofija Parnok.
Sofija era una collaboratrice della famosa rivista “Severnye Zapiski” (“Gli annali del nord”). Le due divennero amanti nel 1913, subito dopo che la Cvetaeva s’era sposata e aveva avuto una figlia. A Sofija, Marina dedicò un intero ciclo di poesie dal titolo “L’amico donna” che ancora oggi rendono perfettamente l’idea del proprio coinvolgimento lesbico (motivo per il quale non fu mai pubblicato fino agli anni ’70).
Ma la lirica a cui volevo far riferimento descrive, appunto, la gelosia della poetessa che una sera, in seguito a un litigio (era il 26 ottobre 1914), in strada vide sfrecciare una slitta e sentì la risata dell’amata insieme a un’altra donna. Marina Cvetaeva, non più ragazzina, adorava da sempre le favole (quelle di Andersen in particolare), e si paragonò al personaggio fiabesco del piccolo Kay, sentendosi tramutare in una statua di ghiaccio dalla sua amante crudele come la Regina delle Nevi:

«Sulla Grande Lubjanka, verso l’otto,
Oggi vedo sfrecciare a precipizio,
Come un proiettile, una palla di neve,
Una slitta diretta chissà dove.

Già era risuonata la risata...
Son rimasta di ghiaccio appena ho visto
La rossiccia matassa di capelli,
E qualcuno, alto, che le stava accanto!

Già Voi stavate con un’altra,
Con lei la slitta apriva la sua strada,
Insieme a lei, desiderata e cara –
Con più forza di me — desiderata.
[…]
E ci fu la rivolta più crudele,
E la neve ricadde nel biancore.
Per circa due secondi, non di più,
V’inseguii con lo sguardo.

E intanto accarezzavo – senza rabbia –
Il lungo pelo della mia pelliccia.
Si congelò, Regina delle Nevi,
Il Vostro piccolo Kay».[1]
In effetti la gelosia di Marina Cvetaeva per Sofija Parnok era del tutto giustificata, dato che la loro relazione durò solo un anno, per quanto fu intensa.
E a quaranta anni la Parnok trovò il grande amore della sua vita, un famoso fisico. “Più giovane?” si chiederà chi non conosce la storia. Non proprio. Infatti Nina Veneneyeva, che fino ad allora non era stata mai coinvolta in una relazione lesbica, ne aveva cinquanta di anni. Di dieci anni più vecchia, quindi. Il loro fu un amore folle. Sofjia chiamava l’amata la “musa dai capelli grigi” e per lei scrisse:

«Rosa canuta
È notte. Nevica.
Mosca dorme... E io...
Oh, come non dormo,
Amore mio!

Oh, come canta riarso
Il sangue di notte...
Ascolta, ascolta, ascolta!
Amore mio:

V'è nei tuoi petali
L'argento del gelo.
Oh, rosa canuta,
A te il mio verso!

Respiri sotto la neve,
Rosa di dicembre,
Elargendomi
Sconsolato languore.

Canto e piango,
Piango e canto,
Piango ché perderò
La mia rosa!».

Così pensavo, mentre mi sciacquavo di dosso il sapone, avvolto dalla sensazione capziosa di una pelle più tonica e giovane. Ho riposto il flacone al suo posto.
E pensare che né la Cvetaeva, né la Parnok avevano prodotti “Collistar”.
Buona domenica.
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[1] M. Cvetaeva, “Сегодня, часу в восьмом”, Traduzione di F. Gabbrielli.

1 comment:

vic said...

Mamma mia quante citazioni dotte. Io (più terra terra) mi fermo alla Lucianina e a una sua frase che qualcuno mercoledì scorso ha riesumato durante la lezione di Yoga: "Dopo una certa età bisogna scegliere se tenere su la faccia o il culo." Tu sei ancora gggiovane, per cui goditela! Buona domenica ;-)