Wednesday, 23 June 2010

Chic & Shock

Stamattina l’ho fatto di nuovo.
Alto tradimento!
È la seconda volta che tradisco Willy e Frank. E sebbene i sensi di colpa mi rodano dentro, non posso credere che non continuerò a farlo. A dire il vero è iniziato tutto già qualche tempo fa.
Infatti, lungo la strada dal mètro per l’ufficio ce ne sono tanti, di bar, prima di arrivare a quello di Willy e Frank che per tanti anni mi hanno preparato la colazione. Ma uno… ce n’è uno in particolare che mi ha sempre attirato. Non solo perché è più sciccoso (sedie bianche e mobilio scuro, illuminato da candele e profumato di prato), ma anche perché un tempo, al mattino, pullulava di gente nemmeno fosse una discoteca. Passavo lì davanti e immancabilmente sbirciavo, quasi senza accorgermene, dietro il bancone dove un ragazzo serviva i caffè e i cappuccini e richiamava la mia attenzione. Da un po’ di mesi, però, qualcosa è cambiato. Il bar è sempre più vuoto (colpa della crisi?) e il ragazzo al bancone, che prima era accompagnato dalla figura di un uomo più maturo, adesso è da solo, apre più tardi al mattino e spesso lo ritrovo fuori, davanti alla vetrina, appollaiato su uno sgabello dalla seduta di pelle bianca e avvolto dal profumo delle brioches appena sfornate mentre fuma una sigaretta. Incrociando il suo sguardo scuro ogni giorno ho capito perché l’ho sbirciato in tutti questi anni. È davvero carino. Non saprei dire quanti anni ha, se è mio coetaneo, o se è più giovane. Credo sia difficile che sia più vecchio di me. Comunque sia, possiede tutti gli attributi che solitamente mi colpiscono in un uomo. E non saprei spiegarvi esattamente quali siano questi attributi. Forse dovrei parlare più di fascino, sex appeal, malia, fluido… C’è qualcosa nei suoi occhi, nel modo di arricciare le labbra intorno alla sigaretta incoronata dai cirri blu di fumo. Un quid che mi ricorda il sapore e lo spirito di Adam Levine, ma anche dell’ “Ignoto” con cui l’anno scorso, proprio di questi tempi, m’impuntavo credendo fosse quello giusto per me, credendo di aver trovato ancora una volta qualcosa di unico e da cui poi sono scappato a gambe levate per non farmi male (ma a cui ogni tanto ancora oggi rivolgo un pensiero sottile e nostalgico).

Per farla breve: era da nove mesi, oramai, che gli passavo davanti andando e tornando da lavoro con l'idea di conoscerlo. Era da nove mesi che ci guardavamo seriosi, quasi in cagnesco e senza mai salutarci. Lui continuando a fumare e io col mio ipod premuto nelle orecchie. Finché ho preso la mia decisione. Avrei tradito Willy & Frank e avrei iniziato a fare colazione da Adam. Sarebbe stato l’unico modo per iniziare a parlargli seriamente. Ma quando finalmente mi sono presentato al bar-chic, col mio look da “psyco-chic”, ecco che mi sono ritrovato davanti alla saracinesca serrata con appiccicato il cartello “chiuso per lutto”!
Per settimane mi sono disperato, dandomi del coglione per non aver fatto prima quella maledetta mossa, per aver perso tempo. “E se il mio Adam fosse morto?”, mi domandavo con la disperazione di Rossella O’Hara. Poi, dopo una settimana, sono ripassato di lì, e lui era tornato sul suo sgabello – lo sguardo ancora più triste, quantomeno perso… “Tempo d’agire”, quindi.
Da ieri ho preso a ingozzarmi delle sue brioches. Entro e mi siedo al tavolino di fronte al bancone. Alle 7.30 sono l’unico avventore, così che è tutto per me. Ordino il mio caffè lungo-macchiato-freddo, mostrandomi sorridente (forse troppo. Mi avrà preso per un coglione?), cercando di essere il più possibile dolce e simpatico, ma senza eccedere. Mi sono assicurato che non abbia vere nuziali al dito e l’ho spronato a parlare, ma è ancora diffidente (o forse semplicemente... etero). Mi porge la tazzina e poi esce per arrampicarsi sul suo sgabello con la sua sigaretta, dandomi le spalle. Da dentro, fingo di leggere il mio libro e non posso fare a meno di fissarlo attraverso la vetrina. Lo studio. Esamino il suo blue-jeans, il suo maglioncino e l’attaccatura dei capelli cortissimi all’altezza della nuca. A volte si gira verso di me, forse col timore che possa assaltare di nascosto il vassoio dei cornetti al cioccolato, chissà!
Poi, oggi, dopo aver spento la cicca è rientrato ch’ero ancora seduto al mio tavolino. Era sorridente. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere. Stupidaggini. Beh che… io non so più che devo fare. Che devo fare?
Mi rendo conto che mi piace sempre di più. La sua voce leggermente roca, il suo modo di liberare la miscela dal macinachicchi e di sbattere e ancorare il portafiltro alla macchina…
Insomma che stamattina sono uscito dal bar-chic ancora più annebbiato, indeciso. Anche un po’ abbattuto… Ma dopo sono arrivato in ufficio. Avevo dimenticato che oggi la mia cara Юлия, la mia collega russa, sarebbe rientrata dalle ferie. Quando l’ho vista mi s’è allargato il cuore. Le voglio bene perché è giovane (23 anni) ed è molto capace, laureata in ingegneria - è molto intelligente e capace. Non è facile la sua situazione in Italia, come per molti altri stranieri, soprattutto extra comunitari.
«Allora, come stai? Hai rivisto Максим?» le ho chiesto. Da circa sei mesi non vedeva il suo fidanzato che vive ancora sugli Urali.
Ha fatto cenno di sì con la testa.
«Che hai? Hai gli occhi lucidi. Non volevi ritornare, eh?».
A questo punto ha allungato verso di me il braccio per mostrarmi la mano.
«Cosa? Che c’è?».
«Guarda!».
E ho guardato.
Shock!
«…T-ti-ti sei s-sposataa?».
Ha fatto ancora cenno di sì col capo.
«Ma non può essere! Intendiamoci, sono felicissimo, ma... Sei stata via solo tre settimane! Come hai potuto!».
«Veramente c’è voluto solo un quarto d’ora…».
E così la mia piccola Юлия ora è una moglie. Arrivata in Russia, Максим le ha solo chiesto di sposarla e lei ha solo detto di sì e così, con un paio di jeans e una maglietta si sono giurati eterno amore ; poi con un last minute sono partiti per trascorrere alcuni giorni in Turchia.
«E ora?» ho fatto io. «…Ora Максим verrà anche lui in Italia?».
«Non so. Forse… Se riesco a fare documenti… Veloce…».
«E se no? Che fai, parti? Ritornerai, tu, in Russia e mi lascerai da solo?».
Ancora quel cenno di assenso con la testa.
«Certo. Io non voglio vivere senza di lui…».
Fate voi... Io, nel frattempo, ho chiuso la porta finestra dietro di me...

3 comments:

logan said...

bellissimo...

Madavieč'77 said...

Già,
dovresti conoscere i dettagli romantici. Magari te lo racconterò a voce se mai ci reincontreremo...

=)

Rf

logan said...

..secondo me ho usurpato il nick di qualcuno..perkè noi ci rincontriamo! anzi, qualcuno l'ha usurpato a me! del resto ognuno ricorda quel che vuole..