Monday, 14 June 2010

Forza e coraggio!

Affrontare con serenità i rischi. «Aver cuore» (cor habeo). Questo è il coraggio, sinonimo di fortezza. Una virtù (una delle quattro “virtù cardinali”, come le definì Platone) che dovrebbe assicurare «la fermezza e la costanza nella ricerca del bene» [“Catechismo della Chiesa Cattolica”].
Quand’ero piccolo, se non avevo voglia di fare i compiti, se al mattino non volevo alzarmi dal letto per andare a scuola, se dovevo portare a termine uno dei doveri che mi spettavano nella vita famigliare, del tipo: andare a buttare la spazzatura, o scrivere sotto sua dettatura una perizia medica, il mio babbo iniziava coll’incoraggiarmi: «Allora, giovane, forza e coraggio!».

Già. Forza e coraggio. Me lo ripeto ancora oggi che, teoricamente, non dovrei aver più bisogno di nessuno che me lo ricordi. Eppure, ci sono frangenti in cui sento la mancanza di tale incitamento, o “incoraggiamento” per l'appunto.

Come si fa ad essere coraggiosi, sempre e comunque? Se la virtù è un aspetto innato del nostro carattere, allora non è possibile allenarlo. O forse si può imparare a essere coraggiosi? Se poi il coraggio è una virtù ed è indissolubilmente legata al bene, allora si riducono molto le circostanze in cui una persona si può dire che abbia avuto coraggio nel corso della propria vita, o no?
Per esempio, sarebbe un controsenso dire: «Avere il coraggio di mentire», in quanto una persona, per la definizione data sopra, dovrebbe avere più che altro il coraggio di dire la verità. Allo stesso modo potrebbe essere invalida l’espressione «Avere il coraggio di morire», in quanto è molto più difficile (secondo la moltitudine) lottare per rimanere in vita, affrontando le difficoltà cui la stessa ci pone innanzi che non lasciarsi andare alla morte. E così il coraggio di agire, piuttosto che aspettare, rimandare, etc…

Alessandro Manzoni ne “I promessi Sposi”, il "romanzo perfetto", come tutti abbiamo imparato ai tempi scrisse a proposito di Don Abbondio che «il coraggio uno non se lo può dare».
Avere coraggio è, forse, legato a doppio filo alla maturità della coscienza civica dell’individuo. Oggi in tanti lamentano la sparizione di tale virtù.
Ci vuol coraggio a non aggregarsi al gruppo, per remare contro corrente, per dire chi siamo e cosa ci piace, persino per fare quello che ci piace.
Quanti fra noi sono davvero coraggiosi oggi? Ci vuol coraggio a non lasciarsi andare. Che, forse, Anna Karenina fu una codarda? Chi sono i veri coraggiosi?
Alcuni sostengono che è più facile essere coraggiosi quando si è in gruppo, o almeno in due piuttosto che da soli...
Io non lo sono. Non sono coraggioso. Per lo meno non lo sono più. E per questo continuo a incitarmi: Forza e coraggio!

5 comments:

logan said...

ed invece lo sei, molto.

Madavieč'77 said...

Mah!

Anonymous said...

Querido Raff,
Pienso que tienes coraje. Yo asocio el coraje con el desafío, por ejemplo ir en una moto (tu que lo sabes hacer, quizas lo ves lo mas normal). Es un desafío, tienes coraje. Tu trabajo también te lleva a tener coraje (tomar decisiones, etc.). Los momentos de enfermedad te hacen fuerte para tener coraje, recuerdas cuando me han operado y los problemas que tuve (por lo menos asi me sucedió), mi caída cuando me golpe la cabeza, recuerdas?
Las iniciativas (yo las diferencio con la palabra coraje) si son mejor hacerlas en grupo, aqui decimos "la unión hace a la fuerza". No se si me he expresado bien.
Muchas veces me sucede que dejo pasar las cosas cotidianas, por no tener a alguien que me ayude animicamente a realizarlas. Recuerdo tus palabras.
besos Silvia

ele_96__ said...

mia madre dice sempre: ''forza e coraggio, che la vita è di passaggio!'' ...
mi sono ritrovata nelle tue parole...

Rf said...

Ciao Ele,
tua madre c'ha ragione =)

Ciao,
Rf