Wednesday, 9 June 2010

Il gioco del “Non sarò mai come…”

Sapete che vi dico? Vi dico che la mia sarà una casa stupenda. Ci lavorerò pian piano e la renderò simile a me. Specchio fedele della mia persona così come, ai miei tempi, le bacheche luride e a dir poco anarchiche della facoltà di lettere lo erano per l’Università degli Studi La Sapienza di Roma.

Non devo aver paura di ritrovarmi da solo per il resto della mia vita in una città che non mi appartiene, in cui non ho nulla – se non il lavoro – e lontano dal mio mare, dalle mie radici liquide. Perché dovrei? Sopravvivrò e non diventerò mai come… come…
Già. Chi non ha pensato, almeno una volta nella vita, a un esempio di vita che considera negativo, da evitare? Chi, almeno per una volta, non si è ripromesso di non diventare mai come… qualcuno di sua conoscenza - un parente, un personaggio del mondo dello spettacolo, o una figura letteraria? Che le figure letterarie, poi, per volontà dell’autore spesso incarnano davvero i vizi peggiori, così come le virtù.

Oramai ripeto da molto tempo che non vorrei mai fare la fine di Ulrich, l’uomo senza qualità di Musil, colui che non ha neppure alcun interesse, né alcuna volontà. Forse il terrore tremulo che mi ha assalito leggendo “Oblomv” di Gončorov, o la “Coscienza di Zeno” di I. Svevo mi hanno fatto sospettare più volte d’essere proprio io il mio Vaclav Finamore, l’uomo a metà che in certo qual modo ha sempre cercato di fuggire dal mondo; da qui il desiderio di correggere la mia propria “miseria”, per quanto non si tratti di miseria assoluta. Non vorrei mai essere come qualcuno che non ha concluso nulla.
Ma cosa vuol dire concludere?

Sciù-a-ru-mare! Che possa diventare mai e poi mai una brutta copia di Miss Nickelby ne “Le avventure di Nicholas Nickelby” di Dickens, colei che viene sedotta da un pazzo, capace solo di parlare incessantemente, vittima del proprio narcisismo «al punto che qualsiasi minimo evento della propria vita le pare di interesse universale», che «appena apre bocca, divaga, perde il filo, passa da un argomento all’altro» (P. Citati).
Non voglio essere in alcun modo il “Lui” delle “Memorie dal sottosuolo”, succube dei suoi astrologamenti e conseguenti dissociazioni, sadico e masochista al tempo stesso, che si arrovella il cervello «secondo un processo infinito, senza che il pensiero possa mai concludere in una formulazione logica o in un pensiero preciso». Arrivare al punto da affermare che «se mi fossi sparato, il mondo non ci sarebbe stato più, almeno per me».
Per quanto invidiabile per uno scrittore, non voglio vivere la vita di Manzoni, immerso nell’angoscia perpetua, sempre in giro alla ricerca della salvezza. Non sarò la vecchia usuraia, sola e avida, di “Delitto e Castigo”, né il suo assassino, Raskol’nikov.
Paul Arden ha scritto un libro dal titolo “It's Not How Good You Are, Its How Good You Want to Be” (ed. Phaidon). È davvero così, come recita il titolo? Intendo, è davvero sufficiente? Ne discutemmo marginalmente in un veccio post, ricordate ["Connessioni fortuite"]?

So che chi nasce rotondo non può morire quadrato e so che mi sono stati rimproverati sempre un sacco di aspetti del mio carattere (sempre quelli).
Non voglio essere uno che “non mette in circolo il suo amore”, come canterebbe il Liga. Non voglio diventare come quel signore conosciuto al supermercato, solo e vecchio e che si sente senza più... niente; o come quello incontrato in metropolitana che parlava animatamente con… nessuno di realmente presente nel treno, un prodotto della sua fantasia, probabilmente malata.
Spero solo che la consapevolezza basti a evitare altri errori. Ma a volte sembra tutto così difficile!
Cos’altro potrei augurarmi di non diventare?
Cos’è che dovrebbe spaventarci di più? Voi, chi non vorreste essere voi?

4 comments:

Anonymous said...

secondo me è tutto inutile..siamo quello che siamo e non possimo costringerci ad essere diversi, allora ben venga l'arrovellamento infito, la ricerca di qualcosa, le reazioni dolorose e quelle indifferenti..l'importante è accerttarsi così come si è, piacersi e non voler essere diversamente..e perchè dovremmo volere altro che non siamo? altrimento lo saremmo! avrai una casa che ti rispecchia, bella perchè rispecchia te, e la vita sarà quella che noi, pur cercando di prendere la via migliore ad ogni bivio, sceglieremo perchè inevitabilmente, comunque sarà, di sicuro rispecchia noi.

Madavieč'77 said...

"e la vita sarà quella che noi, pur cercando di prendere la via migliore ad ogni bivio, sceglieremo". Ok, ok... Siamo fregati.

Rf

Madavieč'77 said...

"e la vita sarà quella che noi, pur cercando di prendere la via migliore ad ogni bivio, sceglieremo". Ok, ok... Siamo fregati.

Rf

Mauro N. Battaglia said...

Io spero vivamente di non diventare mai una di quelle checche feroci con se stesse, che c'è l'hanno col mondo intero, incapaci di qualsivoglia tenerezza e ironia, anche se sono tutt'altro e mi riprometto, ma mi accusano talvolta di essere un tantino acida ed io mi scuso abducendo che è perchè regolarmente non copulo, ma non ci credo neanch'io poi...