Thursday, 1 July 2010

Anversa. L'arrivo

(Nella foto la stazione centrale di Anversa)
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1. Bruxelles.
Scrivo in aeroporto, a Bruxelles, pur non sapendo quando riuscirò a postare il tutto.
Sapete, la prima volta che sono arrivato in questa città ero un ragazzetto. Ero diretto a Strasburgo perché, senza volerlo, con una poesia dal titolo “La vita?” avevo vinto un concorso il cui tema era “Il senso della vita”, o qualcosa del genere, e in palio c’era appunto un viaggio al parlamento europeo. Lì, fra gli scranni del parlamento, ragazzi di altre città italiane e del resto d’Europa dovevano rappresentare il loro Paese e la loro regione, confrontandosi sul tema della vita, sull’aborto, etc… Fu un’esperienza stupenda, per quanto inaspettata. Infatti, insieme ai miei compagni di classe ero stato costretto a partecipare al concorso dalla professoressa di storia e filosofia, una vecchia teresiana spagnola che ancora oggi mi domando come ci fosse finita a Rossano Calabro, così come ancora mi domando come i giudici possano aver scelto, allora, la mia poesia del piffero di poche strofe in mezzo a tanti altri lavori di certo più consistenti.
Quindi anche allora ero a BRU di passaggio, solo che oggi dovrò proseguire per Anversa. Il volo è stato tranquillo. Non smetterò mai di domandarmi come mai l’aeroplano abbia su di me un effetto così soporifero. Non riesco mai, davvero mai, a godermi almeno la fase del decollo. Appena mi siedo, apro il mio libro e dopo due righe, paf!, eccomi lì che dormo con la bavetta che mi cola da un angolo della bocca. Un altro effetto che ha su di me l’aeromobile è l’erezione involontaria. Accade di solito prima dell’atterraggio. Appena mi risveglio mi accorgo di essere piacevolmente eccitato, a volte semplicemente – scusate la franchezza – barzotto e devo star lì a coprirmi con il libro o una rivista finché non passa. Come un adolescente in mezzo ai corridoi della scuola, o negli spogliatoi della palestra. Capita anche a voi? Tant’è… Non sto a raccontarvi le figure di merda che puntualmente ne conseguono.
Riguardo all’atterraggio, devo dire che questa è stata la seconda volta, dopo il famigerato ritorno da Hong Kong (durante il quale sentii dal vivo il famigerato annuncio registrato dal capitano che diceva “No panic!”), che me la sono fatta sotto. A pochi metri dalla pista, infatti, il pilota ha fatto una manovra talmente brusca che è sceso di quota così velocemente da farci balzare sui sedili, e quasi non davamo di cranio contro la cappelliera.
A questo punto devo dire che arrivare ad Anversa inizia a sembrarmi un po’ troppo macchinoso. Ho cambiato già un treno (colpa mia ch’ero salito su un regionale) e adesso sono in attesa dell’Intercity. Ma se davvero il viaggio verso Anversa è macchinoso, allora mi chiedo come dovrei definire le escursioni da Milano fino in Calabria, anzi fino a Rossano di cui tutti decantano il mare e i monti, ma che, alla fin fine, porta a credere chi ci deve arrivare per la prima volta che si tratti di un luogo immaginario, tant’è praticamente irraggiungibile. Già, scoprire Rossano è un po’ come una caccia al tesoro, e forse anche questo è ciò che ne costituisce il fascino irresistibile (meh, che mo l’ho scritta la cazzata!).
Bene, il treno è in partenza. Chiudo qui per proseguire appena possibile quando sarò arrivato a destino.


[…]


2. Questo hotel Hilton è proprio nel centro cittadino, vicino la cattedrale. Mi son già fatto un’idea dei belgi. Allora: i bambini sono tutti degli angeli, bianchi e paffuti, tranne uno che, in treno, ha urlato fino a dar via l’anima anche per conto del resto della popolazione infantile locale. L’avrei ucciso. Le donne sono tutte delle belle mamme. Anche chi madre non lo è, è chiaro che lo sarà presto. Mi sa che qui figliano molto. La mia vicina di sedile, per esempio, aveva in braccio una mozzarella gigante di 8 mesi e in grembo un essere di tre. Com’è possibile? Ancora, generalizzando, dico che ho individuato dei tratti comuni per la gente del luogo. Biondi e carnagione lattea come i padani, volto lungo, labbra gonfie come i napoletani, e orecchie e occhi grandi come i pugliesi. Ho capito che il fiammingo non è una lingua che fa per me, e mi meraviglio come i proprietari dei ristoranti qui intorno (“La gondola”, “La Toscana”, “Roma 46”, “Da Giovanni”, “Pasta e pizza”) immigrati durante gli anni ’60 e ’70, siano riusciti ad adattarsi così bene. Per il resto, la popolazione è abbastanza eterogenea. Ci sono messicani, turchi, ma anche molti africani. Sul treno, a due bei neri che mi sorridevano e mi parlavano in fiammingo ho risposto “Waka-waka” pensando di dire una cosa bella, ma non credo abbiano apprezzato perché mi hanno guardato come a dire “Tu sei fuori!”, oppure “Tesoro, hai più problemi tu che un libro di matematica!”. Il che non è del tutto falso. E ancora non ho bevuto un goccio!
Adoro starmene in giro, camminare per le città come uno zingaro, che sia ovunque nel mondo, e soprattutto quando ancora non conosco i luoghi che sto visitando, quando tutto è nuovo e mi guardo in giro, curioso ma non troppo, sniffando l’aria nuova per cercare di capire di cosa è fatta.
Mi viene in mente Pessoa: «L’essenziale è saper vedere, saper vedere senza stare a pensare, saper vedere quando si vede, e non pensare quando si vede, né vedere quando si pensa». Infatti, quando cammino per una città nuova spesso mi perdo nei miei pensieri e non vedo ciò che mi circonda. Solo dopo mi accorgo che potrei essere anche dall’altro capo del mondo che non mi cambierebbe nulla. È in momenti come questo che credo d’intuire cosa voglia dire “essere abitato dall’infinito”, oppure “essere un oceano senza confini intorno a un buco nel nulla”.
Adesso mi tocca scappare fuori di qui.
A presto.

5 comments:

Anonymous said...

Hola Raff
como estas??? wwwoooowww que lindo!!
Belgica, me imagino que estas por trabajo, no?
Recuerdo una vez cuando regresaba desde Jujuy hacia Buenos Aires más de -1000 kms la distancia-, cuando pasamos Córdoba 700 kms de Buenos Aires. Tormentacon relámpagos y truenos. Sabes cuando levantaron las bandejas que contenían la cena? cuando faltaba poco para aterrizar!!!! Al ser vuelos nacionales, los aviones vuelan a baja altura, ok en fin.
Una vez una amiga visitó Bélgica y fue a un bar muy especial, cuyas mesas eran ataudes, los vasos eran calaveras, etc. Aqui te dejo el link
http://www.ebru.be/Cafes/CafCercueil.html
besos & good show slb

vic said...

Bellissima la stazione! Sembra una versione liberty della Centrale, ma molto meglio!!
Fammi capire..tu in decollo dormi e in atterraggio "ti svegli"? Io ho l'ansia si in salita che in discesa e in pratica guido insieme al pilota! Beato te! ;-)

logan said...

...che risate...dal fascino irresistibile della ridente :) cittadina calabra, al waka waka..eh si sei unico...
sono felice che tu possa viaggiare conoscere e vedere..
baci

Madavieč'77 said...

Già. La stazione è enorme. Pensate che si estende ancora 3 o quattro piani sotto.

Rf

Anonymous said...

Sei unico come sempre....... è bello poter vedere il mondo anche con i tuoi occhi... un abbraccio Mark