Tuesday, 6 July 2010

Colazione al Café St Pieter (note prima della partenza)


Sembra che San Pietro – e non solo lui - stia segnando queste mie ultime settimane. Ho iniziato a pensarlo quando il mattino dell’ultimo giorno di lavoro in trasferta, ad Anversa, sono andato a fare colazione al “Café St Pieter”, nell’omonima “strasse”, con una di quelle brodaglie all’americana che tanto mi piacciono e due brioches alla maniera belga (ossia con burro e mele una, e con albicocche l’altra).
All’inizio ho pensato che proprio il giorno precedente, durante la vista al porto, il collega dell’UAE mi aveva raccontato della sua crociera in compagnia della moglie e del figlio a San Pietroburgo (di cui non poteva fregarmene di meno) , città che lui credeva – e ancora crede - fondata da San Pietro in persona, e poi ho pensato che solo dopo pochi giorni - domani – sarei dovuto ripartire proprio per San Pietroburgo. E benché San Pietro non c’entri nulla con la città russa, ecco che mi sento come se stessi camminando lungo una circonferenza, una linea che lì dove si chiude ricomincia a girare.
Checché le mie considerazioni rischino di presentarsi come del tutto onanistiche, non posso fare a meno di comunicare la mia forte emozione per l’imminente ritorno nell’amata Russia. Che in tutto ciò sia il segno nascosto dell’avvento di un evento eccezionale?
L’emozione di cui scrivo è un misto di gioia e di ansia. Ansia per quanto – sono sicuro - ritroverò cambiata la città di Pietro il Grande. Ogni volta che vi torno ho paura di insozzare i bellissimi ricordi che serbo della prima volta che vi capitai per motivi di studio con alcuni dei miei migliori amici. Che cosa succederebbe se all’improvviso questa città dovesse venirmi in odio? No, non potrei sopportarlo. A essa ho dedicato un intero volume; a essa ho legato indissolubilmente analogie assolutamente immaginarie e infondate con la mia terra di Calabria, in cui ho vissuto dai quattro ai diciotto anni, analogie su cui ho costruito altre due storie mai edite. La mia è l’agitazione per la consapevolezza della metamorfosi della condizione socio-politica russa, e non valgono ad alcunché le parole di Claudio Magris nello straordinario “L’infinito viaggiare”, quando recita: «È ridicolo pretendere di capire in fretta o […] pretendere di contemplare i fiori senza scendere da cavallo. Viaggiare è una scuola di umiltà; fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un’altra». Non mi consolano affatto.
In effetti, mi rendo conto che la mia comprensione è davvero molto limitata. Lo è come quella di un padre che non prende coscienza dell’atroce verità di un figlio allo sbando, di chiunque non accetti che possa esserci del male in ciò che ama.
Per me San Pietroburgo è magica come lo era Praga per A. M. Ripellino, come lo è Istanbul per O. Pamuk. Ecco: pur sapendo che, come la mia Calabria, la Russia è il Paese delle contraddizioni, ho paura di scendere dall’aereo e di pensare, come già feci scendendo dal treno a Roma qualche mese addietro, “Peccato!”, avvertendo il dolore ineluttabile per la perdita di una parte del mio passato.
Ma forse sbaglio.
Del resto, anche stamani m’è capitato di far colazione al bar vicino l’ufficio, quello del nuovo bersaglio delle mie fantasie sentimentali, e di leggere l’oroscopo che mi prediceva una serata “a sorpresa”. «Tsé, figurati!» ho commentato, e invece poi… Ops! Inaspettatamente è saltato fuori un appuntamento che si prefigura mo-o-olto interessante, e per cui ora corro a prepararmi.
A presto.

2 comments:

Anonymous said...

Hola, crucemos los dedos!!!
Todos los taurinos van a tener una serata sorpresa? wwwooowww!!!!
besos xoxoxoxo
Estoy asi ggggggggrrrrr
slb
te envie un mail a tu casilla personal no se si lo has leído

Anonymous said...

Hola querida, he recibido tus correos, pero no he tenido tiempo de responder con calma.
Hablaré con tigo pronto. Despues del 13 de Julio.
Un abrazo,
Rf