Thursday, 1 July 2010

Don't ask, don't tell...


Ieri sera cocktail di benvenuto nella City Hall che affaccia sulla piazza centrale, in mezzo alla quale svetta la statua dedicata al gigante Druon Antigoon e al soldato romano Silvius Brabo che gli tagliò la mano per gettarla nella Schelda e liberare la città (da cui il nome Antwerpen, ossia “Hand werpen”, “lanciare la mano” appunto). Non avrei potuto non venire qui.
Il porto di Anversa è il secondo più grande d’Europa. Basti pensare che movimenta più di 180 milioni di tons all’anno e, se a voi capisco che non ve ne possa fregare più di una cippa lippa, per me invece vuol dire molto. A ogni modo, nel sala principale del comune di Anversa, ieri sera, stavo per lasciarci le penne. Il caldo soffocante combinato a tre bicchieri di vino a stomaco vuoto mi ha costretto a levarmi subito la cravatta prima, poco dopo a fuggire a gambe levate insieme alla mia collega portoghese e alla collega tedesca. Come se non fossero sufficienti tutti quegli altri invasati provenienti dal resto del mondo, il cui unico interesse sembra essere quello di sfottermi per la figura di merda che abbiamo fatto ai mondiali: "Italy out? Ah-ah!". Du' palle!
Tanto che oggi, visto che 'sta commedia non dava cenno di smettere, durante le riunioni a un certo punto ho dovuto scrivere un cartello che ho lasciato sul tavolo: «Patti chiari e amicizia lunga: non parlatemi dei mondiali. Sono italiano, grazie».
Ma è mai possibile? Oltre al danno anche la beffa! Che poi, è vero che a me del calcio me ne frega quanto dei pompini di Monica Lewinski a Clinton, ma si parla pur sempre della nazionale italiana, vi pare? E poi, dico, proprio tu, caro francese, vieni a parlarmi dei mondiali? Ma che c'hai in testa, merda?

In certi frangenti – guarda un po’ – se non fosse per certe "piccole differenze", avrei anche la pretesa di sentirmi come il mio caro Zamjatin che, fra la progettazione di una nave rompighiaccio e l’altra, buttava lì uno dei suoi racconti distopici; oppure come Montale e la sua “Casa dei doganieri” in cui ricordava come non è possibile conoscere il nostro destino, ma che, al contrario, “l'orizzonte è in fuga” e che l’uomo è destinato a una vita incomprensibile di solitudine.

L'altra brutta notizia è che quest’anno l’amico e collega arabo mi ha dato buca, per cui non imparerò una nuova parola su cui astrologare (ogni anno era solito insegnarmene una, come “Hashale” l’anno scorso, ricordate?).
Il reportage finisce qui. Buona continuazione.

4 comments:

Anonymous said...

Ciao caro, tutto bene?
Io? "conzando" la valiggia. Ecco
Ma Raff che signifca "ha dato buca" mai lo ho sentito. bacio slb

Anonymous said...

Ah!!! mi ricordo anche nel ´91 quando sono andata a l´Italia, ogni volta che diceva "vengo dell´Argentina" la risposta era "Aaaa Maradona" sempre cosi l´ultima volta un camarero dice ah Argentina, e li ho risposto basta non dire Aaaa Maradona perche sono ripiena. jajaja bacio slb

Madavieč'77 said...

Dare buca = tirare un piede di gallo. Dare forfait.

Ciao bella, tutto bene qui.
Besos,
Rf

vic said...

Ahh sono cominciete le memorabili bevute delle trasferte? Quelle di cui tanto ci hai parlato?!
Al francese digli di cagarsi in mano e poi prendersi a sberle! ;-)
baci e tornaaaa