Wednesday, 4 August 2010

Conversazione con la Poeta


Lo scorso primo agosto ho letto un articolo molto curioso dal titolo “Io Wonder Woman prendo te Batman: una coppia di sposi vestiti da supereroi”.
È la storia di Sharon e Neil Vaughan che hanno deciso di sposarsi nei panni di Wonder Woman lei, e di Batman lui, in quanto entrambi amanti delle maschere.


Le damigelle d’onore della quarantenne Vaughan (che potete vedere nella foto edita dal “Daily Mail”) erano vestite da “Superchicche”, mentre gli altri ospiti indossavano chi il costume de “Gli Incredibili”, chi quello di “Spiderman”, chi quello di “Hulk”, e così via…
Mr. Vaughan di Cullompton, nel Devon, avrebbe detto al giornalista: «Ho sempre voluto essere Batman, fin da quando ero un ragazzino e Sharon ha detto che aveva sempre voluto essere Wonder Woma» e così…
I signori Vaughan hanno cinque figli da relazioni precedenti e trascorreranno la luna di miele in Australia.


Ed ecco che ieri, invece, ricevo una e-mail dalla mia amica poetessa, la Poeta la chiamo. Ve ne ho parlato già altre volte, ricordate? Nel suo messaggio elogiava l’ultima canzone di Caparezza che, guarda caso, si intitola proprio “Eroe”.
Non è la prima volta che su questo Blog affrontiamo il tema degli eroi del nostro tempo.
Riguardo alla canzone, la mia amica ha scritto: «È da brivido». Vero, Poeta?
In effetti, ascoltandola con maggiore attenzione, un po’ di brividi addosso li mette. Eppure, nonostante sia chiaro il perché questa canzone sia così emozionante, sentendola non ero sicuro di essere stato colpito dalle stesse parole che avevano colpito lei e il suo compagno.
«A te cosa t'ha colpito di più del testo della canzone?» le ho chiesto.
«Tutto. Commuove e fa venire i brividi, dall'inizio alla fine».
«Sì, ma c’è una parola in particolar modo che ti ha scosso?».
«"..Né l’Uomo ragno né Rocky, né Rambo né affini farebbero ciò che faccio per i miei bambini"».
“M-mh…” ho pensato.
A me, devo essere sincero, ha colpito in primis il titolo. Sarebbe da rivolgere qualche domanda in più a Caparezza in merito al titolo, no? O meglio, in merito al sottotitolo, “Storia di Luigi delle Bicocche” - davvero simbolo dell’uomo comune d’Italia, l’operaio precario, o cosa? La frase che invece mi ha pizzicato di più la mente è stata: «A qualunque età io sono già fuori mercato …fossi un ex SS novantatreenne lavorerei nello studio del mio avvocato».
«Se guardi il video, poi, secondo te cosa vuol dire la scena in cui lui tira da solo un intero pullman pieno di gente?».
Chiedendolo, pensavo istintivamente al detto “tirare innanzi” o “tirare il carretto”. O forse vuol essere la presa in giro degli eroi dei fumetti?
La Poeta mi ha risposto:
« Non penso sia una presa in giro, è un'immagine iperbolica che mostra quanta forza ci voglia per sopravvivere da uomo onesto».
Ancora, rileggendo il testo si arriva la punto in cui Caparezza dice:
«C’è chi ha mollato il conservatorio per Montecitorio. Lì i pianisti sono più pagati di Adrien Brody». Quindi le ho chiesto:
«Davvero credi che non ci sia nessuno che vale davvero a Montecitorio, che siano tutti pianisti?». «Sì. Non gliene frega niente».
«Che ne pensi della frase “Invece io passo la notte in un bar karaoke, se vuoi mi trovi lì, tentato dal videopoker ma il conto langue e quella macchina vuole il mio sangue” e delle pubblicità che passano in TV ultimamente del poker online sponsorizzato da calciatori e attori famosi, ma anche delle pubblicità insistenti dei gratta e vinci?».
«Canti di sirene che illudono i malavoglia dei giorni nostri».
E siccome abbiamo iniziato parlando di coppie “eroiche”, ecco il parere dell’uomo della mia amica Poeta:
«Della canzone mi colpisce la descrizione di un’Italia disperata, povera e superficiale al tempo stesso. Imprigionata da un tale vuoto etico nel quale persino la moralità consueta di chi tira avanti tutti i giorni diviene talmente eccezionale da dover essere (giustamente) riconosciuta come un atto eroico. “Sono un eroe”: è il grido dei precari dell’Università, degli operai che prendono 1000 euro al mese, di tutti coloro che non si fanno corrompere dalla vanità della società dei consumi e da un sistema di valori perverso che vede nel denaro e nell’apparenza gli unici fini e nella paraculagine la qualità più alta che può caratterizzare un uomo. L’immagine essenziale è un cappio che si allunga ma continua a stringere. Una sorte di croce moderna: Caparezza nel trainare il pullman è curvo come Cristo sulla via crucis. È il senso di una mediocrità nella quale si è costretti per “tirare avanti” e che ti impedisce persino il gesto “apparentemente eroico” (di un eroismo vetusto e di carta pesta come gli eroi che impersona Caparezza) del suicidio. A Montecitorio sono, sì, tutti pianisti. Tutta la canzone esalta l’eroismo di chi rifiuta soluzioni apparentemente facili ma in realtà illusorie e funzionali ad un sistema che ottunde i popoli con questo moderno oppio».


Cosa aggiungere ancora? Una coppia davvero eccezionale quella della Poeta e del suo “eroe”.
Chissà che maschera indosseranno al loro matrimonio... °_°

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