Thursday, 19 August 2010

Generazione estiva


Non che la Calabria abbia brutti lidi o paesaggi immeritevoli, però due giorni altrove non guastano mai. Ed ecco che anche quest’anno, con la scusa della nascita del primogenito di Maurusque, sono tornato in Salento per il secondo anno consecutivo. I paesaggi, lo vedete da soli, sono simili, entrambi stupendi. Forse la cosa su cui la Calabria deve lavorare ancora sodo – la costa ionica, almeno – sono le strutture turistiche, quelle dedicate al divertimento per tutti i tipi di persone e ancora non all’altezza della già più attrezzata costa tirrenica, che è anche più facilmente raggiungibile dal resto della popolazione italiana.
Insomma, abbiamo trascorso due giorni pieni, fra il “Coco Loco” e il “Picador” (“la spiaggia dei normali” come ha commentato un passante “e quella dei Ggay – con due ‘g’”), fra Torre San Giovanni e Gallipoli. Da ogni angolazione, scrutando l’orizzonte al tramonto con un mojito in una mano e un gin lemon nell’altra con un sottofondo di musica house, non si poteva non pensare a “I mari del sud” (“In the South Seas”) di Stevenson. La popolazione vacanziera, in apparenza divertita e niente più che questo – svagata, sorridente e spensierata (nonché allupata) -, di fronte al sole calante di contro alla mezza luna che cresceva dalla parte opposta dello stesso cielo ricordava i personaggi dei Lotofagi che animano la stessa raccolta di saggi moraleggianti dello scrittore inglese scritti nel 1896. È inevitabile, come ricordano i critici letterari, riscoprirsi almeno un po’ malinconici di fronte alla bellezza assoluta, oggettiva. Questo perché «ogni bellezza assoluta […] “promette troppo più di quello che possa dare”», ricorda Magris in un articolo del ’94 usando le parole dello stesso Thomas Mann.
Credo che la nostra generazione, la Generazione X(anax) dei trentenni e passa di oggi (per quella successiva è già tutto diverso), quella stessa generazione di cui faccio parte e con cui ho ballato sulle spiagge salentine abbia un che di goethiano misto tolstojano (anche un po’ di schilleriano) mescolato a un pizzico di hessiano.
Intendo dire che la nostra Generazione X(anax) mi pare sempre più non solo velata da una forma di mistero profondo, sedotta dalla bellezza della natura quale quella dei lidi estivi meridionali, fortemente narcisista, quindi protesa all’amore per se stessa, ma anche protesa alla distruzione di quelle certezze su cui si è formata la generazione precedente ha formato noi.
Siamo sempre stati parte di una generazione molto “individuale”, e “lanciata verso l’ignoto, forse verso qualcosa di nuovo o forse anche verso il nulla”, eppure misticamente connessa con il tutto. C’è fra noi chi pare abbia già trovato ciò che cercava, c’è chi invece non ha cercato nulla e rimane in attesa di essere trovato (tanto per parafrasare ancora un commento a Hesse), chi si comporta un giorno in un modo e quello successivo nell’altro.
Se a me a volte le nuove generazioni danno l’impressione di essere come il viandante (Der Wanderer) della letteratura tedesca, senza casa e senza valori, ancora un po’ troppo infantili, dico che la nostra invece è un po’ così ma allo stesso tempo uno specchio fedele dell’ “adulto unidimensionale”, borghese, lavoratore e felice di essere costretto al lavoro, al rendimento e alle rinunce che essi comportano. Basterà vederci fra un paio di giorni, quando saremo tornati in città per chiuderci in ufficio e dichiarare chiusa la vacanza.
Siamo meglio dei nuovi giovani, o siamo solo confusi?

1 comment:

Anonymous said...

protesa verso l'ignoto o forse verso il nulla, senza casa nè valori..protesa alla distruzione della certezza, adulto unidimensionale...si,forse, è strano però che chi sappia guardare intorno e vederlo scelga di uniformarsi, o ,forse,è solo che le mie di certezze su cui ho costruito la vita (amore, amicizia, sincerità)erano illusioni.