Tuesday, 10 August 2010

Il vecchio e il nuovo

Il popolo degli emigrati, intendo di tutti quegli utenti di questo sito per i quali le ferie significano “Il Ritorno”, molto spesso nel senso del ritorno dalla parte opposta della penisola (proprio come per il sottoscritto), tutti loro, dicevo, sanno a cosa sto per fare riferimento.
Per noi… per me le ferie, e nello specifico quelle estive, hanno il doppio senso del vecchio e del nuovo, della volontà ferrea di cambiamento e dello stupore amaro di fronte a tutto ciò che è statico.
Io vedo del vecchio nella sensazione sublime di quando mi siedo a tavola in mutande, a ora di pranzo, e a ogni morso dato arriva una folata dal golfo di Sibari che mi attraversa le cosce nere e pelose, mi accarezza la nuca e le braccia (già dopo due giorni i peli sono sempre più chiari per il sole rovente) e oltre la portafinestra posso contemplare il mare azzurro e, intorno, la terra brulla unghiata dalle radici degli ulivi dal tronco enorme che sembra il volto di un vecchio. Sono piante meravigliose che solo dopo averle viste in tutta la loro maestosità ci si rende conto che, probabilmente, la storia del letto nuziale di Ulisse narrata da Omero potrebbe non essere leggenda, ma una storia vera.
In questa vecchia cornice è dipinto ciò che c’è di nuovo: nuovi piatti di melanzane ripiene (ma secondo antiche ricette), di baccalà in umido coi peperoni, di minestra di finocchietto e fagioli e di ceste piene di pane caldo e croccante da tagliare rigorosamente tenendolo premuto contro il petto nudo e ancora salato del bagno mattutino. Sapori vecchi e nuovi, ma ugualmente intensi. Travolgenti. I fichi d’india sono dolci da scioglierti il sangue e, quando poco dopo, ritorni a piedi scalzi in spiaggia la sabbia che scotta non dà alcun fastidio e, anzi, incedi con calma fino alla battigia per riscoprire un sollievo ancora maggiore spaccando le piccole onde piatte e trasparenti.
Vecchio è il portone della casa di mio nonno, con una scala e due leoni in pietra su cui, quand’ero bambino, giocavo ad arrampicarmi. Del tutto nuovo è che oggi, nel portone del palazzo dove non ci sono più i miei nonni, a nessun bambino del circondario viene in mente di fare il gioco che a me divertiva tanto.
Tutto ciò è il vecchio e il nuovo che trovo quando torno a casa. Il sud non cambia, mi viene da credere. Ma poi mi chiedo se è solo apparenza.
Il lungomare oggi è ammodernato. Ci sono nuovi anfiteatri in cui organizzano nuovi eventi; nuovi campi da beach – non più del tipo che la rete si faceva con uno spago e quando ti tuffavi ti scortecciavi le ginocchia nere sui sassi e sui cocci di vetro, residui del falò della notte precedente – e quindi ci sono nuovi giocatori provenienti dalle fila delle nuove generazioni. Quando quest’anno ho rimesso piede in campo per due scambi con mio fratello, ho avuto sì l’impressione di aver fatto un salto nel passato remoto e immoto. Ci sono nuovi lidi intorno ai quali torreggiano le stesse casematte di sempre, residui della seconda grande guerra, con solo qualche erbaccia in più che spunta dalle feritoie rivolte verso il mare e da cui i soldati sparavano con le loro mitragliette.
Il vecchio e il nuovo.
Il giornale informa che non ci sono fondi per andare avanti con le ricerche di possibili veleni che uccidono lo Ionio in apparenza limpido e sano; che probabilmente la centrale idroelettrica dell’Enel non sarà più convertita in una centrale a carbone. Continuano le lotte interne dal sottofondo affannoso all'idea dell’imminente federalismo fiscale che si trascina dietro la solita domanda: «Che ne sarà di noi, della Calabria? Saremo in grado...?».
La novità è anche rappresentato da cassette della posta nuove di zecca, ma improvvisate con vecchi materiali (cassette di plastica per la frutta) e destinate a raccogliere le pubblicità di nuovi ipermercati (sopra c'è scritto "Pubblicità-tarà-ta-tà"); cassette così, secondo me, non le avete mai viste in nessun altro paese d’Italia.
Il vecchio è che ancora nessuno in questo paese crede all’esistenza di uomini gay e donne lesbiche, come se anche loro fossero un mito, al pari del letto di Ulisse di cui sopra.
Il nuovo è che molti, però, iniziano a essere davvero stufi e quasi quasi domani scenderanno in spiaggia non più nudi, bensì vestiti con la T-shirt grigia e le mutande arancioni che regalavano durante lo scorso festival “Mix” di Milano, quelle con su scritto: “Legalize Gay”.
Dell’altro nuovo saranno i commenti sussurrati che, per forza di cose, ne seguiranno. Se a Ostia li hanno cacciati, a noi cosa ci aspetta?
Il nuovo s'intreccia al vecchio e il vecchio si nutre del nuovo per crescere.
In fine, dopo tanto scrivere nei giorni scorsi sui nuovi amori che l’estate dovrebbe far sbocciare, c’è di nuovo che appena sono arrivato a casa mi sono trovato di fronte a una strage di cuori.
Sembra l'estate delle coppie scoppiate. Com’è possibile? Sarà il prossimo argomento da discutere?
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(Prometto che appena possibile per questo intervento vi posterò alcune immagini inedite e curiose)

4 comments:

nicolò said...

il "ritorno in patria",mentalmente,ancor prima del viaggio fisico,è già schiacciato tra il vecchio e il nuovo,come dici tu.
il vecchio attaccato alla malinconia di tutta la vita prima della partenza,quella vera;il nuovo,perchè senza di noi li la vita è andata avanti e alle vole è difficile crederlo percui c'è la sorpresa della constatazione.
per me è lo stesso,da due anni.paradossalmente un pò di pià,ancor prima che partissi.
la lentezza del sud che tanto ci si impegna a criticare,al ritorno dalla metropoli talvolta sembra quasi un toccasana.
e comincio a passeggiare,a passare dal muretto dove mi son fermato a scrivere,ad aspettare qualcuno di importante.un muretto che non fa più parte delle mie immagini quotidiane.tutto magico messo a mollo in quella malinconia.
poi può bastare un secondo,una frase,un discorso e capire che per qualcuno laggiù il tempo non è passato affatto e questo fa rabbia,perchè la rabbia la si prova per ciò che si ama.ed io ho dovuto andarmene per capire che amo il mio sud.
e torno a dividermi nella mia crisi perenne da ritorno: preferisco qui o lì?

Madavieč'77 said...

Caro Nicolò,
non so quanti anni tu abbia. Dalle parole che scrivi mi sembri molto giovane, quindi mi viene da risponderti: preparati, perché è un dilemma che ci porteremo dentro la cascia.

Rf

vic said...

Se lo porteranno nella cascia pure quelli che non ci sono nati..come me.

Anonymous said...

Hola Raff,
perdoname que no sigo aquello que has escrito en el blog. como estas? todavia no me organizo mentalmente. Dormi muy poco el sabado, pues me pasaron a buscar para ir luego a Roma. Luego 14 horas de vuelo sin stop y llegue de madrugada. Y por la noche me descompense y me cai, me lastime el brazo, en fin.
Me gustó mucho el viaje y mi familia, me trató de maravillas.
Ah!!! mi bella Calabria, como la extraño y se que ellos también. Me conmovió, hoy escuchar a mi tío que dijo: "Silvia, quanto ci manchi!!", nunca me dijo algo asi, como quisiera volver.
"Gesuiti" cambió muchisimo,esta precioso!!!
En tu Rossano, también esta la recolección de residuos de acuerdo su naturaleza? ej, vidrio, plásitico, papel, etc?
Te recorde además, pues mis primos fueron a AcquaPark, que esta en Rossano.
besos