Tuesday, 24 August 2010

La locanda della felicità (quando mi accontento. E godo)

Bentornata felicità!
Era da un po’ che me n’ero andato in paranoia (di nuovo). Non avevo più voglia di scrivere. Nada de nada. Tant’è che credo di avere all’attivo almeno due di quelle cose che vergogno a definire “romanzi”, più una decina di racconti. Tutti a metà. Tutti scemenze che più le rileggo più mi fanno venire il rovescio, come direbbe mia zia.
E invece… È bastato tornare a Milano, o forse è bastato l’intervallo rossanese, fatto sta che finalmente vostro signore ha deciso di restituirmi… l’insonnia!
È successo che ieri sera mi sono messo a letto alle 21.30, stanco come se mi avessero appena dato una botta in testa e, quindi, sicuro che sarei calato a sonno per svegliarmi solo stamani alle 6.15, come al solito. Mi sono addormentato subito, indubbiamente, ma un’ora dopo – SBAM! Occhi sbarrati. I led rossi della sveglia mi sono apparsi in maniera sbalorditiva, come forse solo l’arcangelo Gabriele apparse alla madonna in quel lontano anno zero.
“E mo che faccio?” mi sono chiesto.
Sono corso in cucina, al buio (la luce non avrebbe fatto alcuna differenza perché ero senza lenti a contatto e, cecato come sono, non riuscivo a trovare nemmeno le bottiglie che indosso al posto degli occhiali).
Ho iniziato col portarmi a letto cinque libri a scelta fra gli ultimi letti e da cui non riesco a staccarmi, rassegnandomi a rimetterli nella libreria. Si tratta di raccolte di lettere, corrispondenza d’ogni tipo e di diversi personaggi famosi, da Napoleone a Majakovskij a Lili Brik, Jane Austin e Pasolini. Mi sono sdraiato e ho inforcato gli occhiali che alla fine erano sotto un cuscino, ma mi sono reso conto subito che non era della lettura che avevo voglia. No, meglio un film.
Sono corso di nuovo in cucina, stavolta per recuperare il portatile e urtando di nuovo le ginocchia contro il tavolo in sala e contro il frigo. M’era tornato in mente che qualche giorno addietro ero riuscito a recuperare “If Only”. La prima volta l’avevo visto cinque anni fa, praticamente appena uscito nelle sale, dopo di che l’avevo cercato a lungo senza alcun esito.
Mi sono risistemato sul letto, assicurandomi di aver lasciato il balcone spalancato per non morire soffocato dal calore sprigionato dal PC sulle lenzuola – rischio incendio?
Che dire? Dopo 92 minuti ero lì a schizzare lacrime come una fontana.
Jennifer Love Hewitt è molto più di una pazza che oggi parla con i morti su Rai2, e Paul Nicholls è un figo. Probabilmente dovrei vergognarmi di ammettere che piango come una donzella di fronte a certe commediole romantiche. Che poi, se sono anche inglesi per me è il non plus ultra.
È stato allora, dopo aver spento il PC, che ho realizzato che esistono alcune parole chiave. Diciamo pure parole magiche.
Mi sono chiesto se esistono per tutti. Sono quelle uniche parole che, se usate in un certo modo, se buttate magistralmente lì, in un contesto particolare, hanno il potere di uccidere. Smuovono, agitano, bruciano e rimescolano la memoria di vecchi odori e sensazioni, emozioni che, probabilmente, spesso tentiamo di evitare.
Le mie parole magiche sono: anzi, no. Non le scriverò. E va bene, sì. Ne dico solo due.
La prima è “padre”; la seconda è “amore”.
Queste sono esempio delle parole che se pronunciate mi schiaffeggiano, mi cavano gli occhi e mi prendono a calci in culo, lasciandomi disteso in terra, esanime. Perché ci sono parole che hanno il potere di renderti felice, pur uccidendoti.
Per cui potete immaginare come mi sono sentito riascoltando il dialogo della scena finale di “If Only”, quando, prima di salire in taxi, Ian dice a Samantha:
«Ti amo». E ancora: «Voglio dirti perché ti amo», per continuare: «Io ho bisogno di dirtelo e… tu mi devi ascoltare. Ti ho amata da quando ti ho conosciuta, ma non ho permesso a me stesso di sentirlo veramente fino a oggi. Guardavo sempre avanti, prendevo decisioni per paura. Oggi… oggi grazie a te, a quello che ho imparato da te, ogni scelta che ho compiuto è stata diversa e la mia vita… la mia vita è completamente cambiata. Ho imparato… che facendo così si vive la vita pienamente, non ha importanza se ti restano cinque… cinque minuti o cinquant’anni. Samantha, se non fosse stato per oggi, se non fosse stato per te, io non avrei mai conosciuto l’amore. Quindi grazie di essere stata la persona che mi ha insegnato ad amare e ad essere amato».
Mi torna in mente… mi tornano in mente tante di quelle situazioni! Ed è la stessa cosa che mi capita ogni qualvolta rivedo “Billy Elliot” - altro stupendo film inglese - o anche “Kinky Boots”. Li adoro tutti.
Eccola, la magia dei vocaboli. Anche di quelli più scontati.
Mi stuzzicano, mi solleticano e alla fine l’ho riacceso, il lap-top, e ho riaperto la cartella che contiene tutti i file a metà di cui parlavo all’inizio, e ho iniziato a scrivere. Di nuovo. Senza sforzo. Vocaboli che mi hanno tirato su di morale, che nessun altro leggerà mai, certo, ma che io potrò ripescare ogni volta che ne avrò voglia, per sentirmi come oggi. Felice.
Benvenuti nella locanda delle parole felici. Qui è dove servono le parole mescolate nel modo più disparato. Con fantasia. Dove io posso invecchiare, tornare bambino, senza alcuna vergogna, o rimorso. Dove sono Tommaso, Giorgio, Vaclav, Elena e Francesca. Dove finalmente sono alto 170 cm, dove uccido, conquisto, salvo anime pie e corro a cavallo. Dove i cattivi perdono e i buoni vincono.
D’altronde non si dice mica che “chi si contenta gode”?

9 comments:

vic said...

Bellissimo. Si è vero..eri/sei in gran forma! Bravo!

Madavieč'77 said...

Vic, tresor, ma se non ci vediamo da due mesi come fai a dirlo!

grazie, gioia.
Rf

nicolò said...

che gran sorriso m'hai tirato su!
sarà per quelle parole difficili,sarà che seguirti non rende la mia storia troppo singolare e a volte leggerti è come potermi confrontare su basi simili,sarà che sempre e comunque la piccola-grande soddisfazione che porta alla felicità di uno mette il sorriso all'altro..
si lo so che magari ti sembro un intruso ed effettivamente lo sono:continuo a leggerti perchè è bello,interessante,divertente.
se commento è perchè non restisto alla tentazione di dirti quello che smuovi poi fuori da te.
stavolta un gran,gran sorriso davvero!
che le parole arrivano poi un giorno dopo che,quasi rassegnato,hai smesso di cercarle.questo lo so.
spero che prima o poi per me tornino i colori su una tela.
ben tornato nella metropoli che a breve aspetta anche me.
ho capito che è possibile che uno sconosciuto sia contento per un altro sconosciuto :)

Madavieč'77 said...

Che caro che sei!
Buona giornata e buona caccia ai tuoi colori.

Ciao,
Rf

vic said...

Sei in gran forma creativa intendo. E' uno dei post meglio scritti degli ultimi mesi.

Anonymous said...

Confermo.

fabio :O)

Madavieč'77 said...

Ok, ok. Mi fido.

Grazie.
Fabius, sei tornato?
Rf

Anonymous said...

Vedere ( o leggere di ) un essere umano oggi che su accintenta di uasi niente è un magnifico sollievo, un esempio da ricordare, una gran bella lezione di umiltà!
Pertanto FIDATI!

Tornato tornato, da più di 2 settimane oramai...spero che la Calabria ti abbia rimesso in forze: da ciò che scrivi pare proprio sia così!

A presto,

fabio

Anonymous said...

Vedere ( o leggere di ) un essere umano oggi che su accintenta di uasi niente è un magnifico sollievo, un esempio da ricordare, una gran bella lezione di umiltà!
Pertanto FIDATI!

Tornato tornato, da più di 2 settimane oramai...spero che la Calabria ti abbia rimesso in forze: da ciò che scrivi pare proprio sia così!

A presto,

fabio