Thursday, 12 August 2010

La vecchia libreria


Ho rimesso mano alla libreria della mia vecchia camera, quella dove trascorrevo i pomeriggi facendo finta di studiare, in realtà aspettando che arrivasse l’ora degli allenamenti, oppure che Tanja mi chiamasse per andare a fare un giro con il “Sì” - io, lei e Trilly (io guidavo, Tanja dietro e Trilly, ch’era la più piccolina di statura, in piedi in mezzo alle mie gambe).


Ho ripescato un vecchio volume di Claudio Magris. Certo non dei tempi del liceo, ma comunque di una decina d’anni fa. Già allora ero innamorato di lui. Parlo di "Utopia e disincanto, Storie speranze illusioni del moderno". Qui c’è un articolo del giornalista triestino edito nel ’95 e ripreso con il titolo di "Erasmo e Lutero: libero o servo arbitrio". Recita:


«[…] se si guarda all’esistenza individuale, si avverte […] il quantum di libertà di cui essa dispone; ognuno, se guarda entro se stesso, sa bene quali sono e sono stati i limiti delle sue scelte e del suo agire, ma anche quali possibilità erano nelle sue mani e ha perso per sua responsabilità».


Secondo me è una di quelle frasi che bisognerebbe sempre tenere a mente. Può essere utile in quei momenti che avvertiamo come cruciali nella nostra vita, di quelli che ci impongono una decisione, che ci portano a riflettere oltre misura, attorcigliandoci le budella e non facendoci dormire.
A lato di questa riflessione, sulla pagina del libro in questione, nel ’99 avevo scritto a matita una considerazione ch’era di mio nonno, l’ Avvucàt che molti hanno già conosciuto leggendo il blog: «Meglio invidiati che compatiti». Lo ripeteva sempre, in effetti. E ancora oggi ci credo.
Non ricordo perché appuntai proprio questo suo pensiero. Forse lessi il libro di Magris in un periodo particolare della mia vita in cui iniziavo a sentire ch’era vicino il momento di una svolta e, tanto per cambiare, cercavo di capire se stavo per fare la cosa giusta. Era un paio d'anni prima che mi laureassi e iniziavo a riflettere su cosa mi stesse aspettando là fuori; forse per questo.


Ieri sera sono stato invitato con mio padre all’ottava edizione del premio culturale di una città non lontana da qui. Oltre al premio per la narrativa e la poesia, hanno assegnato il premio per l’imprenditoria a un giovane di origini calabresi che oggi vive e lavora al nord e che ha aperto anche delle filiali della propria attività in Cina, in India e in Russia. Non è stato il solo imprenditore premiato e con una storia di successo alle spalle e, certo, ci sono mille altri imprenditori meridionali che di premi non ne hanno ricevuti ma che non sono da meno.


Il coraggio non deve venire mai meno. Mai. Questo il succo. E quando sentiamo che stiamo facendo la cosa giusta, dobbiamo andare avanti pur consapevoli dei rischi, piccoli o grandi che siano. È inevitabile. Ma solo così avremo un volto, un’identità peculiare che ci assegna un posto nel mondo.


Ma attenzione! Anche la scelta di una vita neghittosa e accidiosa implica una responsabilità e dei rischi. Ecco ciò che credo volesse intendere Magris.

2 comments:

Anonymous said...

anche se son qui da poco con un mio piccolo "spazio",ti seguo già da un pò e posso confermare che è sempre molto piacevole leggerti (e talvolta impegnarsi a seguirti con qualche difficoltà sul filo dei pensieri).
se e quando vorrai,passa pure "dalle mie parti" :)
e stasera ho cliccato su un collegamento ad un altro tu post del 21 marzo 2010.
magari mi mette in una posizione più triste ma è strano ritrovarsi nelle parole di un trentenne che ha riflettuto anche in base alla sue età.

http://lescimmievolanti.blogspot.com/

un saluto
nicolò

Madavieč'77 said...

=)
Rf