Monday, 30 August 2010

Tapkès, Flip-flop... Il destino delle tappine


Ho trascorso questi giorni di silenzio raccolto in profonda riflessione.
Tutto è nato quando la temperatura ha iniziato ad abbassarsi sempre di più così che non sono riuscito più a stare in casa a piedi nudi, solo con le ciabatte.
Ed eco che ho pensato come, secondo me, le tappine non sono prese abbastanza in considerazione. Nel senso che tutti le usano senza rendersi conto di quanto siano importanti nella nostra vita. Che le usiamo per andare al mare, o per stare in casa, sono sempre con noi; anche solo per rimanere inutilizzate all’ingresso.
Ce ne sono di mille tipi, di gomma, di stoffa, di legno, con il disegno della bandiera brasiliana, con le fantasie della “Best Company” come le mie, coi fiocchetti o con i ciondoli come quelle delle mie amiche Trilly e The Queen.
Credo che non ci sia una calzatura più terrona della tappina. Anche su “Wikipedia”, alla voce “tappina” potete leggere questa definizione:
«La tappina è na còmmada causatura di peddi o tissutu mòrbidu e leggiu nnussata n casa».
Infatti originariamente il vocabolo era riferito alla pantofola. Ricordo una volta che io e mia cugina coniammo il termine “ciappina” (a metà fra ciabatta e tappina), forse nella speranza di renderle una qualche dignità, italianizzandola.
Perché ce l’hanno tutti con lei?
Una volta ho letto su un forum dedicato ai manga giapponesi il commento di una ragazza disperata che non riusciva a cambiare “immy” e aveva scritto: «Me misera tappina!».
Più che come amica, la tappina è vista come nemica, quando non come arma.
Per esempio in questa canzone popolare siciliana, “Mi sconcica” (“Mi stuzzica”):
«Mi sconcica, mi sconcica, mi sconcica mamà
mentri ca travagghiava, mi dissi chistu cà:
ppi tia Rusidda spasimu, non ci la fazzu cchiù
bedda la vucca vasimi l'amuri miu si tu
Si seguita accussì occhè matina,
lu vasu si, ma a corpi di tappina».
Forse perché abbiamo imparato a temerla, associandola alla “cucchiara” con cui le mamme erano solite “a n’allisciare ‘u pilu”.
Il termine è valido anche come offesa, per esempio nella locuzione: «Teni na faccia cumu na tappina», per dire “Sei brutto/a”.


I lituani le chiamano "tapkès", gli inglesi “Flip-Flop” e proprio le riviste di moda britanniche di quest’anno le hanno denigrate come non mai.
Pare che sia oltremodo oltraggioso il suono simile a quello di uno schiaffo che producono contro la pianta del piede quando se ne calza un paio troppo grande e, invece, che sia oscena la punta del piede che sporge dai bordi quando se ne indossa un paio troppo piccolo. Quindi, se proprio vogliamo indossarle - avvisa il sito “AskMen Uk” – almeno vediamo di trovarle della nostra misura.
Ancora, le Flip-fl… Ehm, le tappine sono poco igieniche in caso di ferite ai piedi e poi hanno una durata troppo breve. Andrebbero sostituite ogni anno.
Beh che, io le mie non le butterò mai!

2 comments:

vic said...

Io le mie le uso finchè non tirano le cuoia. Bella la canzoncina..e poi "la cucchiara" mi ricorda la mia vicina che urlava alla figlia "viri ca ti dugnu ca' cucchiara i lignu!" E spesso poi gliela lanciava contro..
Gli inglesi non capiscono una cippalippa!!

Anonymous said...

Son muy comodas pero a tener cuidado cuando la suela se gasta porque puedes resbalar.
En español, si si, pantuflas, chancletas, chinelas,
Pero atención: Tambien las llamamos
"ojotas" es un término muy indigena (pertenece a una de las corrientes indigenas argentinas): ojotas (del quechua "ushuta"), besos
slb