Wednesday, 15 September 2010

AIDSud - Prima parte

È già passato un mese da che avrei dovuto rifare le analisi del sangue. Ne avrei approfittato di nuovo per donare altri 400 ml al Pini, ma sapete bene che non mi è più possibile dopo gli avvenimenti che hanno coinvolto (tra gli altri) anche Gabriele, avvenimenti di cui hanno parlato i quotidiani (Eh sì, Gab! Ancora si parla di te).
Personalmente, avevo iniziato a donare il sangue da ragazzo, presso l’ospedale del mio paese (ero donatore AVIS). Ma da quando mi sono trasferito a Milano ho sempre fatto le analisi del sangue presso centri convenzionati. Le impegnative me le scriveva il nuovo medico di famiglia, un signore milanese ch’era la fotocopia di Chris Elliot nei panni di Dom Woganowski in “Tutti pazzi per Mary” - solo per questo mi faceva simpatia. Poi due anni fa, purtroppo, il dottore ha deciso di andare in pensione, così che ho dovuto rifare il tesserino sanitario scegliendo il nuovo medico che l’avrebbe sostituito pur ricevendo presso lo stesso studio. Il nuovo medico che mi assegnarono (o meglio che io credetti mi fosse stato assegnato) era una giovane dottoressa che riceveva solo su appuntamento (pratica a me sconosciuta prima), sicché per evitare di chiedere un giorno di ferie a vuoto provai per oltre un mese a farmi ricevere fissando un incontro in anticipo, ma senza successo perché il telefono dello studio medico era sempre occupato, oppure dirottava la chiamata su un numero di cellulare cui rispondeva una segreteria telefonica. Al trentesimo tentativo decisi di fiondarmi senza appuntamento.
Lo studio era miracolosamente vuoto:
«Chi è?» chiese la voce imperiosa della dottoressa appena aprii la porta.
«Buona sera, sono…» feci io.
«Oggi non ci sono appuntamenti!».
«Sì, lo so. Ma ho provato a chiamare molte volte e…».
«Sì, sì… Chissà come fanno gli altri a parlare con me, eh? Insomma… cosa vuole, come mai è qui?».
Lo confesso subito che già a quel punto pensai di lei “Brutta put…!”.
«Avrei bisogno di un’impegnativa per le analisi del sangue» e le porsi un fogliettino su cui avevo l’elenco delle analisi che mi servivano. Le solite che faccio periodicamente per controllo: HIV, marks per epatite, e quelle solite di base.
«Mi dispiace non si può fare» mi restituì il foglietto secca e con aria di sufficienza, allorché l’osservai con tono interrogativo, senza azzardarmi ancora a sedere di fronte a lei visto che non mi ha invitato a farlo.
«…Mica siamo in Calabria qui. Perché tutte queste analisi? Lo sa che bisogna giustificarle? Mica si possono prescrivere così… Guardi qui: HIV, epatite… E che ci scrivo io sull’impegnativa? Perché ne ha bisogno?».
«Sono analisi di routine che faccio periodicamente per controllo. Se no come faccio a preventire o a intervenire in tempo, voglia iddio che…».
«A-a-ah! Ma perché, fa mica una vita promiscua?».
“Sì, con la p… di màmmata” pensai stavolta, anche se effettivamente in quel periodo non avevo un partner fisso e neppure mi ero comportato come santa Maria Goretti – come dice il Prof – per cui dissi:
«Sì. Mo-o-olto promiscua».
«Bene. Allora che ne dice se ci scriviamo “prostituzione”?».
Stringendo i pugni continuai:
«Se può servire a fare in modo d’avere l’impegnativa e fare le analisi che mi servono… può anche scriverlo».

A questo punto la “dottoressa” (le virgolette ora le ritengo d’obbligo) accese il Pc per ricercarmi fra i suoi assistiti. Il destino aveva voluto che la sportellista-rincoglionita dell’ufficio comunale mi avesse assegnato alla dottoressa dello studio medico a fianco, ossia un numero civico più avanti. Io, stupidamente, non me ne ero accorto.

«Uh, povero! S’è preso questa bella ramanzina senza che sia neppure un mio assistito!» rise quando ci accorgemmo entrambi del malinteso. «Lei è un assistito della dottoressa Taldeitali… è una musulmana, quindi… Faccia Lei. Se vuol cambiare medico io sono sempre qui».
Mi chiusi la porta dello studio dietro le spalle senza salutare.

Dopo quest’esperienza, finalmente l’anno scorso, grazie al Prof, ho ricominciato a donare. Come dicevo all’inizio, il centro era quello del Gaetano Pini, che quest’anno è passato sotto le grinfie del Policlinico omofobico. E rieccomi al punto di partenza di questo post – sono in ritardo di un mese con le mie analisi.
Eppure non fanno altro che responsabilizzarti, sparano una pubblicità dietro l’altra per far sì che la piaga dell’HIV venga isolata. Dicono che prima era il «maschio, non più giovanissimo, non necessariamente legato al mondo della tossicodipendenza, […] molto probabilmente del Nord, più raramente dal Centro Italia, e [che] ha contratto l'infezione tramite un rapporto sessuale»; sputano dati secondo i quali le quattro regioni italiane più colpite fino a poco tempo fa erano la Lombardia, l'Emilia Romagna, la Liguria e il Lazio. Parlando di AIDS hanno anche specificato che la trasmissione del virus spesso e volentieri avviene tramite rapporti sessuali, anzi che hanno scritto (e lo sottolineo) “eterosessuali”; che se anche il numero di persone che contraggono l’AIDS è diminuito dall’inizio della diffusione dell’epidemia, oggi sono le donne che pare non abbiano «assunto comportamenti responsabili per evitare il diffondersi del virus».
Ancora, secondo il direttore del COA (Centro operativo AIDS) del Ministero della Salute Gianni Rezza esiste «una bassa percezione del rischio in particolari strati sociali». Molti non fanno il test pur continuando a inzuppare il biscottino a destra e a manca senza prendere precauzioni. Ricordo che secondo i quotidiani italiani il primo dicembre del 2009 rispetto agli ultimi dati raccolti si contavano quasi 90.000 nuove infezioni in tutta Europa. Solo l’Italia ne contava 170.000 circa, ma è anche vero che si stimava che molte delle persone Hiv-positive non sapessero di essere infette.
Ribadisco: l’incidenza maggiore dei casi di AIDS nel 2007 è stata in Lombardia (mi torna in mente la frase della “dottoressa” di cui sopra: «Mica siamo in Calabria!») e Liguria, seguite da Emilia Romagna e Toscana, con Lazio e Marche in coda.
Ma come siamo messi davvero al sud?
[Fine prima parte]

1 comment:

Anonymous said...

Hola Raff, todo bien? aqui con mi brazo.
Gracias a Dios, que tienes la voluntad de donar sangre.
Tengo ganas de hacer algo sobre ello. Yo antes donaba, pero ahora no lo puedo hacer por mis antecedentes -carcinoma de tiroides- (asi me lo han manifestado los médicos y por la medicación que tomo no lo puedo hacr más). Yo soy G0 RH-.
Es un problema que la gente no done, hay muchos enfermos de asma, alérgicos que no pueden.
Es un elemento que se necesita tanto. La sangre es un elemento que ningún científico aún no pudo crear y creo que no lo hará jamás, pues puede investigar pero no "crear." La sangre es un elemento natural y no artificial.
Pero hay cierta moda, que se la revaloriza pero no hace hincapie que esa moda perjudica a la donación.
En otro momento, te comentaré.
besos - slb
PD: En la actualidad en Argentina los nuevos infectados son niños, que hasta se prostituyen por la droga.