Tuesday, 21 September 2010

AIDSud - Terza e ultima parte

…“Scomodare” un po’ di gente non sempre implica una buona riuscita dell’impresa. Soprattutto se in realtà la controparte rimane comoda dov'è.
Pare che sia più facile conoscere più la realtà romena grazie a giornali quali il “Time”, che non la nostra condizione rivolgendoci alle istituzioni locali.
Faccio riferimento alla Romania perché è proprio di questa settimana l'articolo “Eve of Epidemic”, in cui William Lee Adams, corrispondente del “Time” da Bucarest, racconta come la crescente percentuale di malati di AIDS in questo paese non sia rappresentata da tossicodipendenti, né da persone che hanno contratto il virus a causa di rapporti sessuali a rischio.
«A differenza del resto dell’Europa dell’Est, la maggior parte di malati di HIV in Romania […] si è infettata da bambino vivendo in orfanotrofio. Nel 1987, le infermiere che speravano di curare gli orfani della Romania dalla loro anemia iniziarono a sottoporli a quotidiane trasfusioni di sangue, usando le siringhe più volte e su più bambini. Parte del sangue risultò contaminato e almeno 10.000 orfani contrassero l’HIV. Nel 2000 la Romania rivendicava il 60% delle infezioni pediatriche da HIV registrate in tutta Europa». [Cfr.: “Time” September 20, 2010, “Eve o fan Epidemic, once a model of HIV treatment and prevention, Romania now faces a funding crisis that activists fear could leave the diseas raging across the nation”, by William Lee Adams/Bucharest].

La prima volta che ho contattato l’“Azienda Ospedaliera Pugliese CIACCIO” di Catanzaro il personale infermieristico che mi ha risposto al telefono si è dimostrato entusiasta della mia ricerca in corso. Mi aveva esaltato non poco. Mi aveva incoraggiato e reso più confidente nella nostra realtà meridionale:
«Sarebbe davvero interessante avere delle statistiche attendibili sulla diffusione del virus in meridione» mi ha risposto al telefono una signora molto gentile che, senza esitare, mi ha fornito il contatto della responsabile della Div. Malattie Infettive. Inutile dire che, purtroppo, da quel momento i telefoni hanno continuato a squillare a vuoto e i miei fax non hanno ricevuto risposta mentre continuavo a controllare che il rapporto fosse "positivo".
Certo, mi rendo conto che il personale ospedaliero ha di meglio da fare che non rispondere a otto semplici domande di un perditempo e scassaminchia come me.
A dire il vero me sono reso conto quando, qualche giorno dopo, ho parlato anche con il dottor Robert Tenuta della Divisione Malattie Infettive dell' “Ospedale Annunziata di Cosenza”:
«Guardi, al momento mi coglie nel pieno di una riunione» mi ha risposto in tono cordiale.
«Certo, si figuri… Preferisce che Le anticipi qualcosa via mail? Così mi può rispondere con calma».
«Come no! La mia mail è…».
Carinissimo, e poi aveva una voce... calda. Punto.
In realtà, per mancanza di tempo è riuscito a rispondermi solo oggi:
«Egregio Dr. Fontanella, Chiedo scusa per il ritardo. Sono stato fuori per lavoro. Devo dirle che non sono il primario di Malattie Infettive. Lei si deve rivolgere al Dr. Guaglianone che è direttore facente funzioni presso Mal. Inf. Io invece lavoro in Virologia. Saluti, Robert Tenuta».
Pian piano spero di poter arrivare a contattare, quindi, anche i Dottori Guaglianone e De Santis delle malattie infettive per aggiornarvi. Per il momento la mia e-mail è rimasta in posta inviata, così come le mie domandine sono ancora per lo più inevase.
D'altronde come biasimarli tutti, soprattutto l' “Ospedale Annunziata” che sta cercando ancora di uscir fuori indenne dall’uragano scatenato dai piccoli presidi ospedalieri dello Jonio (Cariati & co.) in fase di contestazione contro il presidente Scopelliti?
Del laboratorio di microbiologia dell’ “Azienda Ospedaliera Bianchi Melacrino Morelli” di Reggio e della divisione malattie infettive dell’ “Ospedale G. Iazzolino” di Vibo neanche a parlarne – dopo il primo «Attenda, Le passo il responsabile…» ecco che ho potuto prendere nota solo dei ripetuti e accusatori “tu-tu-tu-tu-tu!” degli interni che squillavano a vuoto.
Fermo restando che chiunque potrà sempre intervenire a posteriori, in questo modo non mi è rimasto altro da fare che rivolgermi a riferimenti esterni alla nostra realtà meridionale: la Dott.ssa Ensoli Responsabile del Centro Nazionale AIDS e la Dott.ssa Luzi Coordinatrice del Telefono Verde AIDS.
Certo, avrei desiderato una risposta calzante per ogni tipo di domanda, ma è naturale che il personale dell’ Istituto Superiore della Sanità non possa discostarsi da ciò che sono i dati ufficiali già noti (quasi) a tutti e pubblicati dai preposti:
«Gentile Signor Fontanella, relativamente alle domande da Lei poste alla Dott.ssa Luzi, Le inviamo alcuni link che riteniamo possano esserLe utili per il Suo lavoro. Cordiali saluti, L'Equipe del TVA».
Per cui ecco le mie risposte belle impacchettate anche per voi:
«Dal 1982 al 31 dicembre 2008 i casi di AIDS notificati in Italia sono 60.346 (Suligoi B. et al., Aggiornamento delle nuove diagnosi di infezione al 31 dicembre 2007 e dei casi di AIDS in Italia al 31 dicembre 2008) […] e si stimano circa 150.000 persone sieropositive».
Chi raccoglie i dati è l’Unità Operativa “Telefono Verde AIDS” (UO TVA) dell’Istituto Superiore di Sanità. Essa svolge attività di counselling telefonico sull’infezione da HIV e sull’AIDS rivolta alle persone coinvolte, direttamente o indirettamente, in tali problematiche.
«L’equipe è costituita da ricercatori con conoscenze e competenze tecnico-scientifiche e comunicativo-relazionali, che consentono di instaurare una relazione di aiuto professionale con la persona che telefona, di decodificare la sua domanda, di offrirle risposte personalizzate e, se necessario, di inviarla ai Centri diagnostico-clinici [grassetto mio], alle Organizzazioni non governative e alle Associazioni di volontariato presenti sul territorio nazionale».

E poiché una delle mie domande era:
«Dopo gli eventi che hanno coinvolto il Gaetano Pini di Milano che, passato sotto la gestione del Policlinico, ha comunicato di non accettare più sangue gay, l'ISS se la sentirebbe d’invitare la popolazione omosessuale a non smettere di donare il proprio sangue? Non pensate che così si possa evitare di aumentare la discriminazione fra sangue etero e omo nonostante tutti - soprattutto i medici – sappiano che la percentuale di persone affette da HIV sia ben cospicua fra le fila degli eterosessuali?», ecco che spero che chi di competenza presso Policlinico di Milano - o in qualsiasi altra struttura che sta valutando di adottare un'uguale politica - possa ripassare quanto segue nella risposta:
«I gruppi di utenti [sott. dell’UO TVA] più rappresentati sono persone, non tossicodipendenti, che hanno avuto contatti eterosessuali, in tale numero sono inclusi anche i clienti di prostitute e transessuali che ne rappresentano oltre 1/4 - 25,8% e persone che non hanno avuto fattori di rischio.
- NFDR (199.231):
- eterosessuali non tossicodipendenti 355.589 (54,7%)
- NFDR 199.231 (30,6%)
- omo-bisessuali 39.217 (6,0%)
- sieropositivi 23.611 (3,6%)
- tossicodipendenti 4.785 (0,7%)
- emotrasfusi 2.052 (0,3%)
- volontari vaccino anti TAT 2.354 (0,4%)
- altro/non indicato 23.773 (3,7%)».
I dati sono davvero tanti e riferiti a più periodi di counselling, ma la conclusione è sempre la stessa:
«Come si evince dai dati sopra riportati, i gruppi di coloro, non tossicodipendenti, che hanno avuto contatti eterosessuali [grassetto mio] e i NFDR sono i più rappresentati» e «Con il calcolo dei tassi delle telefonate per aree geografiche si evidenzia che dalle regioni del Centro Italia provengono la maggior parte delle telefonate».
Il sud fluttua invece fra una percentuale del 20 fino a un minimo di circa 7.

Alla mia domanda se è vero che al sud c’è una maggiore consapevolezza del problema HIV e se è vero che le femmine hanno minore consapevolezza del problema, la risposta ufficiale è la seguente:
«Da giugno 1987 a dicembre 2009, l’UO TVA ha ricevuto un totale di 650.612 telefonate, di queste 477.573 (73,4%) sono pervenute da persone di sesso maschile, 172.648 (26,5%) da persone di sesso femminile e per 391 (0,1%) telefonate tale dato non è indicato. La distribuzione per classi di età evidenzia che 507.849 (78,1%) telefonate sono state effettuate da utenti di età compresa tra i 20 e i 39 anni (il 47,6% ha un’età tra i 20 e i 29 anni e il 30,5% tra i 30 e i 39 anni). Per quanto riguarda la distribuzione geografica delle telefonate, dal Nord ne sono giunte 303.700 (46,6%), dal Centro 185.224 (28,5%), dal Sud 115.725 (17,8%) [grassetto sempre mio], dalle Isole 40.695 (6,3%) e in 5.268 (0,8%) telefonate l’informazione è mancante. Il calcolo dei tassi delle telefonate (per 100.000 abitanti) per aree geografiche evidenzia che dalle regioni del Centro Italia sono pervenute la maggior parte delle telefonate».
Inoltre, in riferimento al counselling telefonico svolto nell’anno 2009 si è registrato «un aumento della proporzione di telefonate effettuate da persone di sesso maschile (88,1%)».

Capite bene che qualche dubbio sulla nostra realtà meridionale che parrebbe immune a tutto (e a tutti) forse è giusto che sorga. In base ai quesiti posti dai suoi impiegati, lo stesso UO TVA riferisce che «i quesiti posti dalle persone riguardano, in particolar modo, alcuni argomenti specifici: modalità di trasmissione, in che modo ci si possa contagiare (27,0%); informazioni sul test, in che cosa consista, quale sia il suo costo, dopo quanto tempo e dove possa essere effettuato (25,4%). I dati relativi ai giovani e agli stranieri rispecchiano, complessivamente, l'andamento di quelli generali, sia per quanto riguarda il sesso e la distribuzione per aree geografiche, sia per quanto riguarda la tipologia di utenti e di quesiti posti agli esperti. In sintesi, le persone che si rivolgono all’UO TVA sono di sesso maschile, risiedono nel Centro Italia, si dichiarano eterosessuali e pongono quesiti che riguardano informazioni sul test e sulle modalità di trasmissione dell’HIV. […] un notevole numero di persone, quotidianamente, contattano gli esperti dell’UO TVA, scegliendo il mezzo telefonico e la modalità in anonimato per esprimere i propri bisogni informativi, chiarire dubbi e avere indicazioni relative ai servizi psico-socio-sanitari presenti sul territorio nazionale» [grassetto mio].

Ancora in merito al confronto dei dati inerenti la distribuzione geografica per regione di residenza e per anno di diagnosi, al UO TVA risulta che i tassi d’incidenza continuano a essere mediamente più bassi nelle regioni meridionali.

«Uao!» verrebbe da esclamare. “Verrebbe”… perché l’altra domanda sarebbe stata appunto:
«Allora i terroni possono davvero stare tranquilli? Per una volta siamo noi i più coscienti e coscienziosi, non menefreghisti?».
«Dal momento che non è possibile escludere fattori in grado di determinare variazioni geografiche dei tassi di incidenza nel breve periodo (ad esempio, riorganizzazione a livello locale della modalità di invio delle schede), si raccomanda di interpretare con cautela l’attuale valore del tasso di incidenza per provincia. […] Le stime del numero di soggetti con infezione da HIV o AIDS effettuate finora in Italia e in altri Paesi si basavano principalmente su metodi di back-calculation o su estrapolazioni da dati regionali. Negli anni più recenti, l’UNAIDS ha elaborato un metodo nuovo che si basa sulle prevalenze HIV osservate in vari sottogruppi di popolazione [che] ha il vantaggio di consentire un confronto dei risultati ottenuti in nazioni diverse».
Quindi ecco che torniamo a quanto già detto all'inizio.
Secondo il “Metodo A” proposto dall’UNAIDS il numero di persone viventi con HIV/AIDS in Italia è: «151.000 persone viventi con HIV/AIDS (prevalenza sulla popolazione totale: 2,5 per mille abitanti). Di questi:
• quasi l’80% sono infezioni acquisite per via sessuale (eterosessuale e omosessuale);
• le donne rappresentano il 30% degli adulti».
D’altra parte, secondo il “Metodo B” che è basato sui dati del Sistema di sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da HIV e sui dati del Registro Nazionale AIDS «in Italia ci sarebbero circa 140.000 persone viventi con infezione da HIV/AIDS».[1]

Insomma siamo lì, e di tutti questi malati solo pochi sarebbero meridionali. E io ci voglio credere. Non perché è meglio uno che l'altro, ma perché voglio avere fiducia nella nostra organizzazione di modalità di invio delle schede "con cui si determinano eventuali variazioni geografiche" o che-cavolo-ne-so-io, voglio credere che stiamo bene davvero e ciò che si sa corrisponde al vero. Che è falso ciò di cui tutti NON parlano, ossia che - come ha scritto Vittorio Agnoletto, giornalista del settimanale “Carta” - alla conferenza internazionale sull’Aids di Vienna dello scorso anno è esploso il caso Italia che – cito – “non ha versato [al Fondo globale per la lotta all’Aids] né i 130 milioni di euro del 2009, né i 130 del 2010 e tanto meno i 30 milioni aggiuntivi che Berlusconi aveva promesso durante il G8 a l’Aquila, arrivando quindi a un debito totale di 290 milioni di euro”, quando l’annuncio della nascita del Fondo avvenne proprio in Italia nel 2001 e in più il Presidente del Consiglio “non ha perso occasione, nei vertici internazionali, per dichiarare che l’Italia avrebbe triplicato il proprio contributo”. Se fosse vero la gente ne parlerebbe, no?

Che aggiungere?
Be’, per sicurezza ricordiamo anche che nelle strutture pubbliche il test è gratuito (Cfr.: Decreto Ministeriale del 1° Febbraio 1991, che individua le malattie che danno diritto all’esenzione dal ticket). Che facendo tutti il test permetteremo “di fare il punto sulla corretta applicazione delle norme che garantiscono gratuità e anonimato del test da parte delle Aziende Sanitarie Locali” e a tutti gli stranieri che, qualora fossero privi del permesso di soggiorno, possono effettuare il test alle stesse condizioni del cittadino italiano.

Dov’è possibile effettuare i test HIV in Calabria?
Catanzaro e provincia
Azienda Ospedaliera Pugliese CIACCIO
Div. Malattie Infettive
Viale Pio X
Tel. 0961/883346-016
fax883204
Prelievi Lun.-Ven. 8.00-14.30
Policlinico univer. MATER DOMINI
Ambulatorio Malattie Infettive
Via T. Campanella, 12
Tel. 0961/772207-208-263
fax 775373
Prelievi Lun.-Ven. 8.00-12.00
Crotone e provincia
OSP. S.GIOVANNI DI DIO
Centro Immunotrasfusionale - Via Bologna
Tel. 0962/924166
fax 924168
Prelievi Lun.-Sab. 8.00-11.30
Lab .Analisi - L.go Bologna
Tel: 0962/924158
L-S 8.00/10.00
Cirò Marino 88811-DistrettoLab Analisi-Via Togliatti
Tel: 0962/372220
L-V 8.00/10.30
Cosenza e provincia
OSP. ANNUNZIATA
Divisione Malattie Infettive
Via F. Migliori
Tel. 0984/681290
fax 681833
Prelievi Lun.-Sab. 8.00-9.00
Lab. Virologia e Microbiologia
Via F. Migliori
Tel. 0984/681402
Prelievi Lun.-Sab. 7.30-11.00
OSP. MARIANO SANTO
Div. Derm.
C.da Muoio Piccolo
Tel. 0984/681746-789
L-V 8.00-9.00
ROSSANO SCALO-OSP. GIANNATASIO
Lab.Analisi Cliniche
Via Ippocrate
Tel. 0983/517291
Fax dir. san. 514828
Prelievi Lun.-Sab. 7.30-9.00
Reggio Calabria e provincia
REGGIO CALABRIA-AZ. OSP. BIANCHI MELACRINO MORELLI
Laboratorio Microbiologia
Via Melacrino
Tel. 0965/397665
Prelievi Lun.-Sab. 8.00/12.00
PALMI-PRES. OSP. DELLA COSTA-OSP. DI PALMI
Centro Trasf.
Via Bruno Buozzi
Tel. 0966 46355
L-V 8.00-20.00
VIBO VALENTIA-AZ. OSP. G. IAZZOLINO
Divisione Malattie Infettive
P.zza Fleming
Tel. 0963/962325
Prelievi Lun.-Ven.10.30-13.30
_________________________________________________
[1]« In questo metodo si calcola per ogni anno il rapporto tra il numero delle nuove diagnosi di infezione da HIV, registrato nelle regioni e province che hanno attivato la sorveglianza, e il numero dei casi di AIDS segnalato nelle stesse aree. Il fattore moltiplicativo, cosi trovato, viene quindi applicato ai casi di AIDS nazionali, ottenendo cosi una stima dei casi di infezioni da HIV. A questo numero si sottraggono i deceduti, per ottenere una stima dei soggetti viventi. Secondo questa stima. Le due stime, basate su metodi diversi, sembrano concordare su un numero di persone viventi con HIV/AIDS di circa 140.000-150.000 casi. A questi e necessario aggiungere una quota di soggetti che non sanno di essere infetti »

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