Tuesday, 7 September 2010

Dietro il bancone

A fronte del comunicato stampa di qualche giorno fa dell’On. Giuseppe Caputo a proposito di una sanità regionale calabrese di qualità, alla possibilità di offrire a tutti i calabresi «non un ospedale inutile in ogni comune, ma una sanità regionale complessivamente di qualità, capace di potere ricevere, assistere, curare ed anche salvare, in Calabria, la vita dei propri malati» m'è venuto in mente che da noi, al sud intendo, non sono solo gli ospedali a vedersela male.
Non voglio fare per forza quello che spala merda su tutto, ma credo sia giusto far notare che esiste una categoria, quella dei farmacisti, che mi sembra di capire che sia odiata ogni giorno di più, o forse più che odiata sarebbe meglio dire invidiata, nonostante molti di loro siano oramai, anzi siano da sempre e (forse paradossalmente) un punto di riferimento per alcune comunità; a dispetto del fatto che molti vecchietti dei centri storici cittadini calabresi ritrovino nel loro farmacista di fiducia un confidente, quando non un vero e proprio amico. A dispetto del fatto, aggiungerei ancora, che le singole farmacie non sono così impestate dall’odore della politica quanto invece lo sono le strutture ospedaliere pubbliche.
Perché ricollego proprio oggi queste due realtà è presto detto.
Secondo l’associazione “Federfarma” la «spesa farmaceutica convenzionata netta SSN, nel primo trimestre 2010, ha fatto registrare una diminuzione del -1,2% rispetto allo stesso periodo del 2009, a fronte di un aumento del numero delle ricette del +1,6%. L'aumento del numero delle ricette, costante ormai da alcuni anni, può essere probabilmente correlato, tra l'altro, al calo del numero dei ricoveri, diminuiti nel 2008 del -1,7%, in conseguenza della tendenza alla riduzione dei posti letto e di un maggior ricorso all'assistenza farmaceutica territoriale […]. Le confezioni di medicinali erogate a carico del SSN sono state oltre 270 milioni, con un aumento del +1,6% rispetto allo stesso periodo del 2009. Ogni cittadino italiano ha ritirato in farmacia in media 4,5 confezioni di medicinali a carico del SSN».Però se la spesa farmaceutica è diminuita a fronte di un numero maggiore di ricette bisogna specificare che il merito non è dovuto soltanto alle prescrizioni di prezzo mediamente più basso e alle riduzioni dei prezzi dei medicinali varate dal Governo e dall'AIFA come, ancora, «alla […] reintroduzione […] del ticket; la distribuzione diretta o tramite le farmacie di medicinali acquistati dalle ASL», ma - come riferisce ancora la “Federazione nazionale dei titolari di farmacia” - anche alle farmacie convenzionate che nei primi tre mesi del 2010 hanno garantito con lo sconto al SSN un risparmio di oltre 155 milioni di euro, «ai quali si aggiungono quasi 20 milioni di euro derivanti dal pay-back attivato a carico delle farmacie a decorrere dal 1° marzo 2007 e prorogato per tutto il 2010».Il calo della spesa da gennaio a marzo 2010 è stato registrato soprattutto in Calabria con il -11,5% dove si è constatata anche una diminuzione del numero delle ricette, al contrario dell’andamento generale riportato sopra.

Non si poteva leggere un rapporto più incoraggiante. Finalmente delle buone notizie. Finalmente qualcosa che inizia a funzionare come si deve, mi dico, in barba a quanti sostengono che la sanità calabrese fa “venire il rovescio” e fa “arrizzare le carni”, «bruciando circa tre quarti del bilancio regionale e sfondando la cifra di quattromila (4.000) miliardi delle vecchie lire di deficit» (Vd. puntata di “Report” del 05/09/2010)… ?

Il punto interrogativo precedente questo capoverso l’ho aggiunto dopo la stesura finale del post. Dopo aver contattato e discusso la faccenda con uno dei suoi protagonisti.

Ci avete fatto caso che la voce dei farmacisti, anche quando scendono a manifestare nelle piazze della capitale, non è mai troppo possente o arrogante, oppure è solo una mia impressione? "Certo," credo che pensi la gente "che cippa-lippa hanno da manifestare anche i farmacisti?".
E invece a volte è meglio mettere le cose in chiaro anche per loro conto, fermo restando che, come diceva mio nonno, “la gente non l’ha accontentata manco Gesù Cristo… tant’è che l’hanno messo in croce” e che alla fine “è meglio essere invidiati che compatiti”.

«Allora,» chiedo a una giovane farmacista del mio paese, di Rossano Calabro, alla Dott.ssa E.F. «pare proprio che prima il SSN e poi la Regione Calabria riconoscano il buon lavoro svolto…».

«Così pare…».
E' un commento esitante, forse più per il timore di non riuscire a capire dove andremo a parare con il nostro botta e risposta. E poi, ripeto, non capita tutti i giorni che qualcuno gli chieda conto della sua attività. Agli occhi di molti sarebbe come se uno straccivendolo, o la fiammiferaia delle fiabe si recasse a corte a domandare a Sua Maesta: «Allora, come si sente oggi?», ma non così, per circostanza intendo, bensì con un reale interesse per le Sue condizioni.
D.: «Non tutti sono a conoscenza delle difficoltà che spesso hanno assillato la sanità (non solo della regione Calabria) per le ragioni più svariate, tipo la mancata disponibilità della liquidità necessaria. Alla luce delle dichiarazioni di Federfarma possiamo dire che le difficoltà di relazione con il SSN sono sparite – se mai ci sono state -, e se no, quanto è ancora difficile la vita di una farmacia e di un farmacista titolare nel meridione, in Calabria nello specifico. Quali le difficoltà maggiori?».

R.: «Effettivamente abbiamo incontrato difficoltà all’indomani dell’introduzione del “famoso” ticket. Si tratta di numerose difficoltà sia di ordine pratico quanto di ordine teorico. La nostra è una professione che si pone all’interfaccia tra stato e cittadini di ogni estrazione sociale e cultura… Insomma, spiegare perché, da un giorno all’altro, le medicine non erano più “gratis” non è stato facile…».
D.: «Però alla fine possiamo dire: “anche stavolta” ve la siete cavata…».
R.: «Non saprei… Nonostante gli sforzi compiuti la gente continua a percepire solo che vengono messe loro le mani in tasca. E lo posso comprendere… Ma siamo ancora lontani dal concetto dell’essere chiamati tutti a tentare di sanare una voragine incontrollabile e incontrollata creatasi nei decenni solo ai fini di creare consenso. E alla fine chi sono i cattivi…?».
D.: «Come si dice? “Ambasciator non porta pena”, no? E poi, in effetti, siete voi quelli che hanno a che fare col “pubblico”, un po’… come dire… vi tocca».
R.: «Beh, mi preme comunque sottolineare come questo ruolo d’informatore sia stato ricoperto esclusivamente dal farmacista, senza una rete di supporto che coinvolgesse i medici di famiglia , i quali avrebbero potuto darci una grossa mano, anche in virtù dell’autorità che soprattutto al meridione – parlo della nostra realtà calabrese – viene riconosciuta loro».
D.: «Io ho un padre medico. Ricordo quando tornavo da scuola e, a tavola, come in tutte le famiglie, venivano fuori problemi e preoccupazioni generate dal lavoro e quindi, in ambito sanità. L’operaio ce l’ha con il titolare della fabbrica, l’impiegato con il suo M.D., e così via… Possibile che le relazioni dei farmacisti titolari calabresi con il SSN siano un atollo felice, alla faccia di tutti gli altri?».
R.: «Per ciò che concerne la relazione col SSN…» sorride «magari ne riparleremo quando avranno saldato le sette mensilità di cui noi farmacisti siamo ancora creditori e che non prevedono maturazione di interessi».
D.: «Forse non tutti sanno che… Sembra uno di quei giochetti della “Settimana Enigmistica”. Dicevo, forse non tutti sanno che la Regione è debitrice nei confronti delle farmacie. Non se lo domanda chi entra qui da voi per acquistare una confezione di tachipirina. Di certo avrà altro per la testa. E devo essere sincero: il mio farmacista non s’è mai lamentato con me; neanche così, pour parler… Mai un fiato. Lo devo riconoscere. Un vero professionista. Eppure Franco Caprino, presidente di “Federfarma”, lo scorso maggio ha sottolineato uno “stato di sofferenza” delle piccole e medie farmacie. Come direbbe il ragazzo della reclame dei "Kinder Cereali": cosa c'è dietro?».
R.: «Al di là di tutto,» nota sorvolando sulla mia riflessione a voce alta «non è una situazione facile. Affatto. È un gioco di forza che la Regione tira allo stremo, sicura del fatto che, come sempre, come ogni mattina - che sia natale o domenica - il farmacista è con la gente, al fianco della gente e per la gente alza le serrande. Anche se le tratte vengono respinte… Non tutti ci pensano, ma capita anche questo ai ricchi farmacisti! Ebbene sì, ci sono anche titolari di farmacia che se non avessero un marito o una moglie con un impiego statale a garantire l’entrata mensile quella serranda la terrebbero giù per sempre».

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