Sunday, 5 September 2010

Il carbone è per i bimbi cattivi

Una volta ci dicevano che se fossimo stati cattivi la Befana ci avrebbe lasciato solo carbone nella calza appesa al camino. E noi ne eravamo felici? Non credo proprio, a meno che non fosse il carbone di zucchero da rosicchiare. Ma anche in quel caso ci distruggevamo i denti con la carie.
Si vede che siamo stati tutti cattivi. Non solo noi rossanesi, ma anche tutti gli altri abitanti di quei comuni dove le centrali elettriche dell’Enel sono state o presto saranno riconvertite appunto a carbone.
È da cinque anni che va avanti ‘sta storia:
carbone sì, carbone no?
L’Amministrazione Comunale del mio paese pare che intenda prendere contatti «con il Comitato del NO di Vado Ligure che si oppone alla riconversione di quella Centrale Termoelettrica». Eppure molta parte della cittadinanza è scontenta. I rossanesi vogliono il carbone!
Cosa sta succedendo? Al quinto anno di discussione mi rompo il cazzo e mi chiedo se sia data vita a una “querelle Enel”, al pari di quella dell’aeroporto di Sibari (tanto per citarne una).


Altri comuni italiani hanno fatto la loro scelta. Chi può dire se sia la scelta giusta o sbagliata a questo punto non lo capisco più. Il tempo ci dirà come stanno veramente le cose e, purtroppo, come spesso accade, se le cose stanno messe male sarà sempre troppo tardi per rimetterle a posto. Ecco che sono già impegnati sul fronte carbone: Civitavecchia, Porto Tolle, e altri comuni del Veneto e della Liguria.
«A Civitavecchia sono migliaia i lavoratori già impegnati nel cantiere di riconversione, con buona pace di imprenditori turistici ed agricoli. A Porto Tolle il sindaco Finotti ed il governatore del Veneto Zaia hanno salutato con entusiasmo i nuovi investimenti ENEL per la riconversione che l’ENEL si appresta a far partire. A Savona il senatore Franco Orsi, la settimana scorsa, a proposito della riconversione di Vado Ligure ha dichiarato: “Io so una cosa. Bisogna che la gente lavori e perché questo avvenga ci vogliono le industrie. È ovvio che queste debbano inquinare il meno possibile e che la salute dei cittadini va tutelata. Io però intravedo una deriva che va contro qualsiasi insediamento industriale e questo significherebbe la morte della nostra provincia”».
Grazie alla riconversione l’Enel porterà ai nostri concittadini tanto lavoro, come già accadde negli ’70. E questo, a detta di molti, ha più valore al sud che non in paesi del nord. Se la Liguria potrebbe riuscire comunque a vivere anche solo di turismo, in Calabria non funziona così, dicono.
Ma per colpa di chi?, mi domando. Solo per colpa di noi calabresi. Questa è la risposta. Eppure, senza una nuova centrale Enel convertita a carbone, la nostra costa ionica dispersa e irraggiungibile sarebbe destinata a perire di stenti.
In effetti, credo che con una nuova centrale elettrica a carbone Rossano e Corigliano Calabro potranno finalmente somigliare in tutto e per tutto a quella "Springfield" gialla e nucleare de “I Simpson”. Finalmente, oltre che alle ciminiere che svettano sulla riva del golfo di Sibari, avremo anche nutrite nubi di tutte le sfumature del grigio e del nero, così che quei due-tre turisti che le estati passate sono capitati (per sbaglio) sulla nostra costa, avranno un altro buon motivo per non tornare, oltre alle lupare, il traffico di droga famoso in tutto il mondo e chi più ne ha più ne metta.
«Senza uno sbocco lavorativo serio e duraturo, compatibile con agricoltura e turismo come la riconversione, Rossano è destinata a morire. Continuare a dire solo NO, senza un confronto e senza aprirsi alle nuove tecnologie, significa voler imitare gli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia» scrive il blog di Rossano Calabro.


La terminologia è esatta: “Compatibile”. Siamo sicuri che queste nuove tecnologie previste per noi calabriforniani siano poi così avanzate?
Certo, messa in questi termini ci viene spontaneo dire: perché no? Perché dobbiamo essere sempre noi del sud del mondo a rimanere indietro? In effetti io non ci capisco un fico secco, non potrei mai giudicare qual è la scelta migliore… Ma è anche vero che basta guardarsi un po’ attorno, leggiucchiare e farsi un’idea. Come al solito.
E allora si scopre che già un anno fa Greenpeace e Legambiente avevano fatto un blitz al Ministero dell’Ambiente. Oggetto dello scontro era appunto la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle. "No al carbone" recitava lo striscione scritto dai rappresentanti di entrambe le associazioni che avevano anche innalzato alcune finte ciminiere fumanti. Non avrebbero potuto scegliere occasione migliore. Era il giorno del voto in plenaria della Commissione VIA (Valutazione d'Impatto Ambientale) del Ministero. Greenpeace e Legambiente erano, anzi sono ancora convinte che «il via libera alla riconversione a carbone […] regalerà all'Italia altri 10 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, contro gli obiettivi europei per la riduzione delle emissioni entro il 2020».
A detta loro saremmo guidati da un governo “schizofrenico” che per bocca dell’Onorevole Prestigiacomo prima dichiara al “G8 Ambiente” di Siracusa «la necessità e l'urgenza di interventi di riduzione dei gas climalteranti», come per “far bello” il nostro Paese di fronte ai capi degli altri paesi del mondo impegnati nella lotta al riscaldamento globale, ma che poi «scopre il volto becero di chi autorizza nuove centrali a carbone».
In effetti la conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle qualche danno lo porta, se si stima che 3000 chiatte all’anno dovrebbero attraversare il delta del Po per raggiungerla e portare il carbone necessario. Infatti la centrale non poteva che trovarsi al centro di un parco naturale patrimonio dell'Umanità per l'UNESCO. Inoltre, come già detto, si stima che il nuovo impianto produrrà 10 milioni di tonnellate di CO2 in più, nonostante gli obblighi di riduzione previsti dal Protocollo di Kyoto e dal "pacchetto clima” europeo firmato, fra gli altri, anche dall'Italia.
Hanno dichiarato i portavoce di Greenpeace e Legamebiente:
«Finiamola con la presa in giro del carbone pulito. Anche avvalendosi delle migliori tecnologie, i nuovi impianti a carbone hanno emissioni più che doppie rispetto a quelle di un ciclo combinato a gas: 770 grammi di CO2 per kilowattora prodotto, contro i 365 grammi del gas».
Sinceramente, per me tutto questo è arabo, ma allo stesso tempo è sufficiente a spaventarmi e a farmi credere che non ci aspetta nulla di buono… La domanda sorge spontanea: chi vuole prendere per il culo chi? O meglio: chi fra le due fazioni vuol mettercela (a noi) in quel posto?
Ecco le tappe della querelle:
1. L’ Enel aveva intrapreso nel settembre 2005 l’iter procedimentale per avviare il progetto della conversione della centrale calabrese, iter che si era interrotto - pare - a causa dell’opposizione di tutti gli enti locali interessati. I comuni di Rossano e di Corigliano, come anche altri Comuni della Sibaritide, si sono levati contro il piano Enel insieme alla Provincia di Cosenza e alla Regione Calabria. Infatti nello stesso anno la Regione aveva approvato il “P.E.A.R.” (Piano Energetico Ambientale Regionale), «escludendo in maniera tassativa l’impiego del carbone come fonte di produzione di energia elettrica».
2. Cosa è successo se poi tutto ha ripreso il suo corso normale, se L’Enel ha reso pubblico l’intento di riprendere a lavorare sulla riconversione della centrale calabrese? È successo che, nonostante l’opposizione degli Enti locali coinvolti, la legge N.102 del 3 agosto 2009 gli ha spianato la strada consentendo «di escludere tutti gli Enti ad eccezione della Regione, circa le procedure di autorizzazione degli impianti energetici definiti strategici, attraverso la nomina di Commissari straordinari capaci di far procedere oltre i Progetti privati o con concorso prevalente di capitale privato, rilasciando, in via sussidiaria, tutte le autorizzazioni di competenza degli Enti locali, necessarie alla conclusione dell’iter approvativo, facendo appunto appello all’art. 4, commi 1,2,3 e 4 della Legge 3 agosto 2009 N.102., sopra menzionata».
3. I frutti della legge N.102/09, però, presto sono andati a male. Nello specifico quando la Regione Umbria e poi anche le regioni Toscana ed Emilia Romagna, nonché la Provincia di Trento hanno interpellato la Corte Costituzionale per «un’eccezione di sospetta incostituzionalità della suddetta norma». Così che la stessa Corte Costituzionale, «con Sentenza N.215 del 9 giugno 2010, pubblicata il 17 successivo, accogliendo le eccezioni formulate, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 4 commi 1,2,3 e 4 della legge 3 agosto 209 N.102».
4. Alla luce di ciò, la piena competenza delle autorizzazioni al progetto di riconversione che verrà presentato dall’ENEL è di nuovo degli Enti preposti «che non potranno essere pretermessi da alcun Commissario governativo».
E così siamo punto e a capo, al di là del fatto se questo sia un bene o un male.
A questo punto: com’è possibile stabilire se davvero l’Italia che è già inadempiente rispetto agli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra contratti con il trattato di Kyoto sta forzando l'applicazione della Direttiva sull'Emission Trading (2003/87/CE) per far spazio al carbone, «la fonte più sporca e con le maggiori emissioni specifiche di gas a effetto serra», come attesta Greenpeace?
Secondo l’associazione nota per essere solita denunciare i problemi ambientali, «se tutti i progetti in corso e le ipotesi di espansione del carbone venissero realizzate avremmo un aumento di oltre 40 MtCO2: un sostanziale raddoppio delle emissioni da carbone. Di quest'aumento potenziale l'80 per cento circa sarebbe attribuibile a ENEL, a cui già oggi è imputabile il 70 per cento delle emissioni relative a questa fonte per il settore termoelettrico». Se la quota del contributo del carbone salirà, «le emissioni di gas serra cresceranno ulteriormente. Solo con i progetti di Civitavecchia e Porto Tolle il contributo del carbone salirà al 24 per cento circa».
Ma allora Greenpeace che considerazione ha del “carbone pulito”?
Tutti parlano delle tecniche di “Coal Washing”, cioè della pulizia del carbone finalizzata alla rimozione della materia e delle polveri non necessarie per rendere la combustione più efficiente e meno inquinante. Dicono che buona parte della comunità scientifica ne favorisca l’utilizzo. L’efficienza che si trae dalla gassificazione del carbone (con il processo di IGCC, cioè Integrated Gasification Combined Cycle) è elevata e il carbone gassificato è «altamente flessibile – spiegano - e può essere usato, oltre che nella produzione di energia elettrica, per i trasporti o per le industrie chimiche».


La comunità scientifica ci ricorda che non solo il carbone è un combustibile assai meno costoso di petrolio e gas naturale e quindi porta vantaggi economici, ma è anche la soluzione migliore in termini di impatto ambientale. Il carbone pulito «è alla base delle cosiddette centrali a carbone ad "emissioni zero", come il famoso progetto statunitense FutureGen».
Possibile - mi domando - che il carbone che abbiamo studiato alle medie, il combustibile esistente più inquinante per la produzione di biossido di zolfo che causa le piogge acide, di ossidi di azoto e particolato fine, le cosiddette nanopolveri che oramai conosciamo tutti come causa di tumori, ictus e compagnia bella possa essere la soluzione a tutti problemi? E quando si parla di contromisure per riduzione delle emissioni elencate sopra, cosa indica esattamente il termine “riduzioni” e poi ci sono mica delle conseguenze? Possibile che l’anidride carbonica prodotta non costituisca più un problema?
A quanto pare no, a meno che la gassificazione non avvenga con una cella a combustibile (IGFC Integrated Gassification with a fuel cell). Ma anche in questo caso…
«Le celle a combustibile sono capaci di convertire l'energia chimica di un combustibile come l'idrogeno direttamente in energia elettrica, con emissioni vicine allo zero, un'efficienza vicino al 60% e la possibilità di riutilizzare i gas di scarico prodotti per alimentare una turbina a gas. I piani strategici per questa tecnologia sono quelli di utilizzarla con l'idrogeno estratto dal carbone gassificato».
In Italia, invece, non si investe in queste tecnologie IGFC (i cui impianti non sono comunque affatto privi di rischi, in quanto l’anidride sottratta durante il processo di gassificazione verrebbe immagazzinata sottoterra, magari sotto le faglie), bensì «nelle tradizionali tecnologie a combustione solida» (ossia nelle tecnologie PCC, che prevedono bruciatori per i combustibili solidi) che aumentano di certo l’efficienza, ma che non riducono i rischi più di tanto.
Carbone sì, o carbone no?

4 comments:

vic said...

Carbone NO! Noissimo!! Ma come, invece di andare avanti torniamo indietro?? In un posto dove il sole splende 300gg all'anno e il vento soffia imperterrito, con tutte le nuove tecnologie che ci sono lì stanno ancora a spalare carbone?! Mah!

Madavieč'77 said...

Credo anche io. Ma chissà...
Rf

Anonymous said...

certo che no...7 anni fa trovai un articolo sul settimanale avvenimenti, una copia finì in consiglio comunale..spero sia ormai chiara la pericolosità della riconversione, il lavoro lo si trova in 10mila altri modi
era stata proposta lo smantellamento della centrale a carico del comune, i pezzi sarebbero poi stati venduti nei paesi meno industrializzati ed i proventi sarebbero potuti andare al Comune, ma il costo dello smantellamento è eccessivo per il Comune e così si paventa l'incubo carbone..e tanti malarti in più rispetto al già alto tasso che si registra in quella zona...

Madavieč'77 said...

Interessante. Meriterebbe un approfondimento...
Grazie,
Rf