Wednesday, 22 September 2010

Spirito di patata

Chiedo venia, ma mi capitano sotto gli occhi così… non lo faccio mica a posta! Giuro che dal prossimo post torno a farmi i cazzacci miei e torno a discorrere di corna, eiaculazione precoce e amori non corrisposti.
Che so, forse è perché devo essere sicuro di tutto prima di decidermi a tornare davvero a vivere in Calabrifornia, ma oggi ho riflettuto sulla notizia che segue e che ha il titolo “La patata silana, sponsor della Lega Italiana per la lotta contro i tumori ”:
«Camigliatello, 22 settembre 2010 – Uno dei nuovi sponsor della Lega italiana per la lotta contro i tumori sarà la patata silana. L'accordo è stato siglato con l'azienda agricola del barone Adolfo Collice in occasione della prima settimana della cultura calabrese tenutasi a Camigliatello nello suggestivo scenario di Torre Federici. Erano presenti all’evento: il presidente della Lilt cosentina, dott. Gianfranco Filippelli, oncologo e il dott. Franco Agostini, dermatologo del Centro “Walter Marino” […]. Madrina dell'evento la baronessa Patrizia Collice la quale ha distribuito a tutte le signore presenti alla manifestazione depliant della Lilt “Non solo seno” in cui sono elencati tutti gli esami di prevenzione oncologica» etc…, etc… [Cfr. Calabria h24, “La patata silana, sponsor della Lega Italiana per la lotta contro i tumori ”, di Chantal Concetta Castiglione].
Ora, intendiamoci, non è che io abbia nulla contro l'azienda agricola del barone Adolfo Collice, né contro nessun altro, ma non vi lascia un po’ interdetti il fatto che il prodotto in questione diventi sponsor proprio della Lega Italiana per la lotta contro i tumori quando appena un anno fa (5/Ott/2009) sul sito di Legambiente si leggeva quanto segue:
«Dalle navi dei veleni ai rifiuti presenti in Sila, c’è in gioco la salute dei cittadini, la salvaguardia degli ecosistemi e del futuro di una regione già colpita da altri scempi ambientali. […] In Sila la scoperta da parte di Legambiente di camion rottamati e abbandonati».
E ancora nell’articolo dal titolo “La Sila in preda ai rifiuti e alla deregulation” dello scorso 30 agosto 2010:
«È passato più di un anno quando a seguito del servizio di vigilanza ambientale fatto nelle ZPS del Parco Nazionale della Sila da parte dei volontari del circolo Legambiente Sila venne prodotto un dossier nel quale furono censite circa 100 fra discariche abusive e situazioni di degrado ambientale su quel territorio. Ad un anno di distanza, nel frattempo che il circolo Sila è impegnato nella Campagna AIB 2010 sul territorio silano in collaborazione con il Parco Nazionale della Sila, tocca constatare che la situazione è peggiorata. […] Legambiente Sila condanna questo comportamento scorretto ma soprattutto condanna le istituzioni di ogni ordine e grado perché ancora ad oggi, domenica 22 Agosto, nessuno di chi era preposto almeno al recupero dei container strapieni di rifiuti organici, ha osato rimuoverli. […] Inoltre cominciano a manifestarsi gravi forme di rigetto da parte dei cittadini verso la spazzatura che giace da tempo nelle varie microdiscariche» [grassetto mio].
E in più, da quando sono state rinvenute le nove carcasse di navi contenenti rifiuti tossici, la gente mormora, crea allarmismi che non si comprende se possano essere giustificati o no, bofonchia di una camorra che seppellisce rifiuti tossici e che traffica con falsi certificati nel Parco Nazionale della Sila. Su Facebook (o “Effbbù” come dice qualcuno) nascono gruppi dal titolo “Anch'io voglio misurare la radioattività in Sila” e si legge:
«Si raccolgono fondi per poter acquistare uno o più contatori Geiger per la misura della radioattività nella Sila. Hanno trovato carcasse di auto e rifiuti di ogni genere in qualsiasi angolo della Calabria....Volete che non si riesca a trovare qualche Stronzietto, qualche traccia di Uranio, Cesio, Americio, Plutonio e via dicendo?!?! :-D Il discorso è serio perchè i prodotti coltivati in Sila, il bestiame allevato, per non parlare dell'acqua sono costantemente e comunemente usati nelle nostre...».
Si discute, si ride, si ci scherza su, ma chi sa che non sia l'occasione buona per far luce una volta per tutte su una faccenda dai contorni sfocati, quando non oscuri.

Se no, alla fine della fiera, non ingolliamo già le “Macine” del “Mulino Bianco” che a detta di Beppe Grillo sono prodotte con tracce di titanio? E allora, come ha scritto una signora: «Se guardassimo tutto, non mangeremmo più nulla».
Per fortuna a me le patate non piacciono più e se posso le evito – un’e meno!

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