Monday, 25 October 2010

Fumo

Il 16 agosto 1867, Dostoevskij scrisse da Ginevra una lettera ad Apollon Nikolaevič Majkov lamentandosi a proposito di Turgenev e di come un giorno si fosse deciso a fargli visita, andando a trovarlo verso mezzogiorno mentre stava facendo colazione. Dostoevskij, che era uno slavofilo convinto, non aveva molto in simpatia Turgenev, soprattutto da quando il suo “Fumo” venne dato alle stampe.
Scrisse Dostoevskij: «Lui stesso mi ha dichiarato che l’idea di fondo, il punto essenziale del suo libro ["Fumo", appunto] consiste in questa frase: “Se la Russia intera scomparisse, l’umanità non ne avrebbe nessun danno e il fatto non provocherebbe nessun turbamento.”»
Pesante! Pesante il commento dell'epoca di Turgenev, qualora avesse affermato davvero che proprio quello voleva essere il pensiero centrale della sua opera.
Eppure, ancora oggi sono molti a pensare in questo modo, magari non proprio della Russia, ma di altre parti del mondo. Anche fra noi italiani c’è di certo chi pensa uguale della regione limitrofa, o della gente all'estremità opposta della penisola.
Un’antipatia comprensibile quella di Dostoevskij che il 29 settembre scrisse in una lettera a Sof’ja Aleksandrovna Ivanovna, la sua nipote preferita: «Eppure avrei una gran voglia di tornare in Russia, e per molti motivi. Uno di questi è che mi troverei sul posto».
Secondo Fёdor Michalaevič bisogna trovarsi in patria e sentire e vedere tutto con i propri occhi. Lui non riusciva davvero a capire quei viaggiatori russi che si fermavano nello stesso paese, lontani da casa, magari per tre anni. «Effettivamente si può […] recarsi all’estero per un sei mesi; girare dappertutto, senza mai fermarsi per più di due settimane in uno stesso posto, è certo un’ottima cosa […]. Ma questi invece vivono qui con tutta la famiglia, educano qui i loro figli, dimenticano la lingua russa, e soprattutto, quando se ne tornano a casa dopo aver divorato i loro ultimi soldi, hanno anche la pretesa di d’impancanarsi a nostri mentori, invece di imparare da noi».

Dostoevskij era convinto che la Russia si sarebbe ripresa, si sarebbe riscattata.
È bello pensare in questo modo. E io lo sto facendo da sei anni ormai. Penso che “avrei una gran voglia di tornare in Calabria, e per molti motivi. Uno di questi è che mi troverei sul posto”.
Chiedetelo a Mr. T-Fish, se non ci credete. Credo che uno dei motivi per cui mi ha mollato tre (tre?), o non so più quanti anni fa, è proprio questo: il continuare a ribadire questa volontà, non trasmettendogli alcuna sicurezza sul nostro futuro insieme. Sì, credo cha anche questo possa essere stato uno dei motivi.
In realtà io ci avevo anche pensato di proporglielo, di trasferirsi con me al sud intendo, ma poi ho ragionato che forse a quel punto sarebbe stato meglio dargli una pugnalata dritto al cuore.

Al momento, se dovessi tornare in Calabria non avrei un lavoro. Oggi che il “Time” edita articoli sulla fuga dei cervelli dall’Italia verso Dubai, Singapore, USA e Cina, io sarei tanto folle da tornare giù, anche a costo di essere preso a calci in culo da chi si sente intrappolato lì fra le spire della disoccupazione e di tutto ciò che non funziona.
Non credo che il Sud si riprenderà mai, ma avrei voglia di fare qualcosa per provarci, per tentare di aiutarci, ma cosa posso fare da qui? Se mai sarà che un giorno la Calabria guadagnerà il proprio riscatto e i calabresi inizieranno a ritornare per vivere a casa loro, mi piacerebbe poter dire “Io sono qui, vi stavo aspettando, io vi ho aiutato a farvi tornare”.

Tutto rimane un sogno. Non ho abbastanza coraggio. Mi pulsa di continuo sulle tempie quell’ “adduve c’è ra fatiga ddà c’è ra casa” che fu di mia nonna prima, e che poi è diventato di mio padre. Mio padre che fino ai diciotto anni mi consigliava di fuggire via non da Rossano, ma dall’Italia, e che oggi invece spera anche lui in sielnzio che mi riavvicini al focolare domestico.
Chissà. Rimane la sensazione di aver perso la mia realtà. La sento sparire sempre di più insieme al mio già fragile equilibrio. E i momenti di dolce follia sono sempre meno. Forse perché mi rendo conto di non avere più nulla qui da dove vi scrivo, dove sento acuirsi “la perdita del Senso”, come la chiamava Dostoevskij, cioè la perdita di quel “criterio universale e assoluto in base al quale tutti orientano la propria vita” e definiscono i valori da perseguire e realizzare.
Possibile che il ritorno debba vedersi solo come involuzione? Possibile che esso significhi solo la sconfitta, la ritirata? E perché?
Io inizio a vedere il ritorno un po’ come “il grande passo”. Non avrò una famiglia, dei figli da far correre sulle spiagge dove io ho corso, a cui insegnare i termini dialettali già dimenticati dai quindicenni di oggi, ma comunque mi sento come potrebbe sentirsi chi sceglie di sposarsi o di andare a convivere con la propria amata.
Bisogna rifletterci bene.
Ma se in una relazione d’amore ne possiamo parlare con il partner, nel caso di un trasferimento con chi ci dobbiamo confrontare?
Forse la risposta “è giunto il momento” per giustificare questa voglia non è sufficiente, così come potrebbe non esserlo la motivazione economica, l’idea cioè di una vita più vantaggiosa, anche perché comunque i soldi non si potrebbe spenderli né in pub, né in teatri, né in discoteche (perché tanto non ce ne sono), e così come col passare del tempo dal primo giorno nella stessa casa con il nostro partner perde fascino il vederlo girare in mutande, allo stesso modo dopo un po’ si può fare l’abitudine anche ai paesaggi mozzafiato del mare e delle montagne.
Tutt'intorno - fumo.

4 comments:

Anonymous said...

la Calabria non cambierà mai, è la storia del popolo che o insegna, e nessuno dirò mai : c'era x...
Ma, se ti basta, puoi esserci e dirlo a te stesso, tra una disperazione e l'altra, è bello qualche barlume di cieca follia che da l'impressione di apportare un pò di normalità qui.
Il mare ed il cielo è un pò fragile come motivazione, certo se ti piace lì non ti può piacere qui..e a me lì piaceva tanto, se però sai mantenerti attivo anche qui non è male..ma il punto fondamentale lì qui e ovunque è trovare un affetto, non nascondiamoci dietro un dito..non scappare da lì perchè ti senti solo..pensa ad un posto dove anche solo ti senti bene in attesa di essere in compagnia
in bocca al lupo

Madavieč'77 said...

You're so right! So fucking right, my dear!

Rf

vic said...

Io penso che se le radici sono salde puoi vivere ovunque, essere felice o infelice ovunque. Perchè poi dipende da come stai tu dentro, e la geografia in quello aiuta solo in parte. Finchè la calabria è un'oasi di pace in cui tornare avrai sempre lei come àncora di salvataggio, ma se trasferendoti lì dopo un po' iniziassi a stare male, la magia svanirebbe e con lei anche l'oasi di pace, l'aternativa, l'approdi sicuro. Non so se mi spiego.. Lavora alla tua serenità (più che felicità) partendo da te stesso, indipendentemente dal luogo in cui ti trovi e sapendo che comunque "al mondo esiste un posto dove rinchiudersi a giocare, a ridere del mondo che non ride mai..un posto pieno di aria e di canzoni, da respirarci dentro per non fermarsi mai"
Ti abbraccio..

Anonymous said...

Caro Raff, provo a capirti: vivo da anni il medesimo dilemma, anche se mi rendo conto che, nel mio caso, pare tutto un pò più semplice, date le più ridotte distanze geografiche...ma non credere sia così diverso trovarsi decidere DOVE mettere e far crescere le proprie radici.
Le paure sono molteplici: quella di sbagliare, quella di rinunciare, quella di fare una scelta definitiva, quella di investire, quella di pentirsi, quella di trovarsi soffocato in una bolla di aria malsana...
Chi è più esperto di noi in materia umana suggerisce di iniziare decidendo che cosa desiderare: concentrarsi e fare chiarezza, cosa vogliamo davvero? E poi parlano di coraggio, di sognare in grande senza porsi dei limiti..dicono di esagerare proprio! "Agire" senza pensare troppo nè al passato nè al futuro, agire con consapevolezza verso i nostri obiettivi: sono ammessi errori..e chi se ne frega, sbagliando s'impara! Dicono di accerchiarsi solo di persone che in qualsiasi modo sentiamo che ci rendono migliori, alla larga tutti gli altri!Solo così vivrai la vita che vuoi!
Quindi, Raff, "ora" concentrati, ascoltati senti dentro di te quello che desideri davvero, non mentirti, fai una scelta consapevole e attuala fino in fondo...ti porterà dove speri...
Siamo un pò tutti filosofi...hehe
In bocca al lupo sììì!

Fabio