Friday, 8 October 2010

Leggere leggero

Ha ragione La Poeta. Non è che io sia proprio al top in questo periodo. E non ho nulla di cui meravigliarmi.
Stasera ero in metropolitana e ascoltavo Tracy Chapman mentre mi raccontava la solita storia secondo cui la nostra anima è l’unica cosa che abbiamo e che per il resto siamo e saremo sempre soli. Hai voglia di toccarmi le palle… alla fine c’ha ragione lei. O no?
Ero in metropolitana e pensavo ai poveri cristi dell’ AMSA (anzi, come dice la mia vicina di casa: dell’ “Asma”) che stasera alle 20.30 passeranno a ritirare i rifiuti ingombranti che lascerò fuori dal portone di casa.
Ero in metropolitana pensando che è di nuovo venerdì sera, che stasera e domani mattina correggerò alcuni miei lavori, domani nel pomeriggio sarò in giro a fare shopping e domenica sera sarò a cena fuori in un ristorante belga (vale a dire - cozze e patate fritte. Le cozze mi piacciono. Le patate fritte le odio).
Mentre ero in metropolitana (ero seduto in fondo al vagone) combattevo contro il sonno e, nei brevi frangenti in cui avevo gli occhi aperti, osservavo il mio riflesso sul vetro del finestrino e su quello del vagone subito dietro il mio. E insieme al mio fissavo il riflesso di così tante altre persone, uomini e donne alle mie spalle e nell’altro treno, tutti a testa china. Chi leggeva un libro (la maggior parte), chi una rivista.
“Leggono tutti” ho pensato, ricordando che la stessa riflessione mi assalì nella metropolitana di San Pietroburgo nel 1995. Lì la gente leggeva anche camminando. Anche lì tutti, indistintamente, che fossero ricchi (pochissimi) o poveri contadini diretti alla dacia.
E così mi è tornato in mente che questa estate, di sera, sono andato a fare una passeggiata a Rossano, nel centro storico che, per chi non lo conoscesse, è in collina ed è più deserto del deserto dei tartari (perché almeno lì ci sono i tartari, appunto) e, strada facendo, mentre chiacchieravo con Regina e Trilly, passando davanti alla piazzola dove il monumento ai caduti si affaccia sulla piana di Sibari e, oltre, si vede il mare, dicevo che proprio lì abbiamo visto un ragazzo steso da solo (con la sua anima, sottolineerebbe la Chapman) su una panchina appena sotto un lampione. O "Il lampione"? Mi pare che in quella piazza ce ne sia solo uno. Dico appena perché mi è rimasta impressa l’immagine di lui con la testa bianca di luce, ma il resto del corpo nascosto dal buio pesto che gli gettavano addosso i palazzi d’epoca (così d’epoca che sono cadenti) che ci circondavano tutti e noi quattro esseri viventi.
Trilly, Regina e io ci siamo guardati interdetti per alcuni istanti.
«Si sta drogando?».
«No, non vedo spade».
«Forse è un maniaco. Si masturba?».
«Eh?»
«Si sta fann’ na pugnetta? Cammina e jamunìnni…».
«No, no, aspè!».
A dispetto di qualsiasi imbarazzo abbiamo rallentato il passo per scrutarlo meglio. La testa si era mossa quel tanto da farci capire che aveva sentito le nostre risatine e i nostri bisbigli perplessi, ma non si era voltato a ricambiare lo sguardo.
Arrivati abbastanza vicino da capire meglio cosa stesse accadendogli, siamo rimasti di sasso.
Quel ragazzo stava leggendo.
Abbiamo potuto distinguere non solo il busto, le gambe mezzo piegate e le braccia che erano avvolte dal buio della notte, ma anche il libro che reggeva e che, lo ripeto, lui stava leggendo, trovando sollievo dalla calura estiva nella frescura che risaliva dal golfo lontano. Leggeva addirittura con trasporto.
Chi non è di Rossano non può capire ciò che vorrei dire, il godimento e la sorpresa che quella vista mi hanno trasmesso. Quindi non lo spiegherò. Punto.

4 comments:

nicolò said...

chi non è di Rossano,chi non l'ha vissuta e magari nemmeno vista, non potrà calare il tutto nello scenario che tu hai bene impresso ma ti assicuro che mi hai fatto vedere e ricordare quello che è stato il mio,così simile,così lasciato indietro,così desolato e silenzioso.
io sono stato quel ragazzo,ho sentito i discorsi come quelli tra te Trilly e Regina ed ho sorriso anch'io.
quando è salito a mutarmi quel sorriso mi sarebbe piaciuto che i girovaghi interdetti si fossero fermati per qualche chiacchiera.
ma non è mai successo.e sono rimasto da solo con il libro,con quel trasporto e la mia anima.
una volta mi è sembrato di vederti in metro,probabilmente deviato dal ricordo di qualcosa che avevi scritto e che descriveva bene ciò che mi riempiva in quel momento,perciò magari non eri tu per davvero.
buone nuove meraviglie,appena saranno pronte per te o tu per loro.

vic said...

Anche dalle mie parti si viene apostrofati come "streusi" se uno la sera stesse in una piazza deserta a leggere. Ma lo hanno detto anche di uno che girava con le cuffiette nelle orecchie sicchè...;-)

Madavieč'77 said...

No, no. Ero proprio io, Nico'.
=)
Rf

nicolò said...

allora la prossima volta se vedi un demente biondastro che ti saluta in lontananza e ti chiederai chi è,tieni in conto che potrei essere io mentre rischio allegramente una figura di...da demente,appunto.
:)