Saturday, 16 October 2010

Se ti rompi la minchia c'è sempre la falloplastica


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Non so se avete fatto caso alla pubblicità sempre più insistente, in TV come in radio, di quel centro di chirurgia estetica tutto dedicato all’uomo, anzi al "maschio" di oggi.

E io che credevo che il periodo storico-sociale dell’apparenza a tutti i costi stesse per passare oltre, che oramai, alla luce di problemi ben più seri che ci affliggono, avessimo abbandonato certe fissazioni. E invece questa smania dell’aspetto perfetto, dell’immagine di uomini e donne sempre al top, irreprensibili tanto fisicamente quanto moralmente, non ci molla. È peggio di una droga. Non ci si rende conto che il senso della morale è andato perduto per sempre, calpestato, dimenticato e travisato.

Leggendo di sbiancamento anale, di restauro del prepuzio (la cosiddetta “Foreskin Restoration”) e dell’imene, di “Labiaplasty” (riduzione delle labbra vaginali), di vaginoplastica, di falloplastica, etc... mi rendo conto che sia la chirurgia estetica sia il falso moralismo continuano a guadagnare terreno, infiltrandosi in aspetti sempre più intimi della nostra vita.


Davvero il mio plauso va al giornalista Roberto Straniero che nel fuori onda riproposto qui sopra mi toglie le parole di bocca.

Ho sempre creduto nella famiglia, nell’istituzione della famiglia (pur essendo figlio di divorziati) e il mio romanzo preferito è proprio quell’“Anna Karenina” di quel Tolstoj che molto successo ebbe con “La sonata a Kreutzer” che pure odio, in cui lo scrittore russo affermò la teoria del matrimonio come forma di «prostituzione legalizzata», un pretesto «per cercare il soddisfacimento dei propri impulsi carnali con il beneplacito della Chiesa e della società», per cui - secondo lui - il dovere dell’uomo sarebbe dovuto essere astenersi dai rapporti sessuali e dalla procreazione, quando Tolstoj per primo allignò nella moglie Sof’ja la paura costante di essere incinta, dopo averle fatto sfornare ben dodici figli, dopo averla tradita continuamente approfittando delle contadine a lui sottoposte. Lui che – scrisse Sof’ja Tolstoja – quando si lavava era un evento e puzzava tanto da suscitarle il disgusto, lamentandosi del dolore che gli causavano le croste che gli si formavano sotto i piedi.

Apparire in un modo, ma essere l’esatto opposto.
È questa la dimostrazione che la storia si ripete. Anche con questa cazzo di legge sulle coppie di fatto che non vedrà mai la luce per colpa di falsi moralisti puttanieri e di ninfomani, di ministri soubrette che svendono la jolanda al primo sedicente imperatore di staminchia.
Ci hanno un po’ triturato i maroni.
Il popolo è stanco. Il popolo è sempre più nervoso. Una serie di eventi socio-politici si sta accumulando, accavallando, mettendoci a dura prova.
Ma chi si ferma è perduto.
Non bisogna cedere.

Io ricomincio dalla plastica agli zebedei.

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