Tuesday, 23 November 2010

Le pene della cappella... sistina


Mentre papa Ratzinger nel suo nuovo libro continua a sostenere l’immoralità della omosessualità, ecco che sacro e profano tornano a intrecciarsi nell’articolo di Tom Kington sul “The Guardian” di questo mese e riportato da Silvia S. Simonetti sulla rivista argentina “Ň” (per cui ringrazio la cara Sirviuzza).
Il titolo recita:
«La Cappella Sistina: Michelangelo sarebbe stato ispirato da una "sauna". I luoghi in cui si godeva di massaggi e dei bagni di vapore, e dove imperava la prostituzione. Il Vaticano ha detto: "Non cambia nulla"».
Proprio così, la cappella sistina che rappresenterebbe la seconda “venuta” di Cristo (scusate le virgolette, è un po’ blasfemo, ma mi è parso d’obbligo a questo punto) rappresenta molto di più. Lo sostiene Elena Lazzarini, ricercatore presso l'Università di Pisa, secondo cui le rappresentazioni della cappella sarebbero state ispirate a “sordide scene” cui l’artista italiano assistì nei bagni pubblici romani del sedicesimo secolo, luoghi che fungevano da bordelli, dove prostitute e ragazzi di vita offrivano a pagamento il proprio corpo.
Secondo la Lazzarini le figure infernali e celestiali raffigurate sarebbero «ispirate dai lavoratori muscolosi e i facchini che Michelangelo aveva visto durante le visite ai bagni, e che sono ben documentate […]. È stato qui che ha definito l'ideale estetico dell’uomo» ha detto.
Secondo la Lazzarini, recita la rivista “Ň”, molti dei beati e condannati degli affreschi nella Cappella Sistina sono stati ispirati da situazioni oscene.
«La Lazzarini ha osservato, inoltre, che nel dipinto che occupa un'intera parete della cappella […] uno dei condannati è trascinato all'inferno per i testicoli mentre gli uomini abbracciano e baciano il cielo "in modo ambiguo". [...] Queste scene potrebbero essere state ispirate dalle visite di Michelangelo alle Terme Romane».
Anche il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, ha detto che la teoria della Lazzarini potrebbe essere valida, ma ciò comunque non costituisce una vergogna per la Santa Sede.
D'altronde si sa che lo stesso "Giudizio Universale stesso" fu oggetto di una pesante disputa tra il cardinale Carafa e Michelangelo che venne “accusato di immoralità e intollerabile oscenità, poiché aveva dipinto delle figure nude, con i genitali in evidenza”.
Fu lo stesso Carafa, infatti, che insieme al monsignor Sernini diede il via alla "campagna delle foglie di fico", una sorta di censura finalizzata alla cancellazione delle oscenità. Vasari raccontò che l’affresco di Michelangelo fu definito “più adatto a un bagno termale che a una cappella” e, ancora, il personaggio cui sarrebbe stata ispirata la fisionomia di Minosse sarebbe il figlio di papa Paolo III, Pierluigi Farnese, noto a Roma per essere “un sodomita violento e per aver abusato sessualmente di un giovane ecclesiastico causandone la morte”.

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