Thursday, 16 December 2010

Il regalo giusto - seconda parte


(...Segue)

E quindi eccolo – il rifiuto. Rifiuto e rammarico, o delusione malcelata per un regalo non gradito o per un’aspettativa tradita. Perché chi abbiamo di fronte magari c’immaginava in un modo e, invece, ci ha riscoperti in un altro.
Capita a noi di essere delusi, perché non potrebbe capitare che siamo noi a deludere qualcuno?
E quindi attenzione, perché in effetti i ragazzi inviano un sacco di segnali decifrabili per il rifiuto. Come al solito, seguendo pochi consigli di alcuni comportamentisti, basta concentrarsi su ciò che il corpo dell’altro ci dice.
1. Che siate seduti o all’in piedi, è chiaro che non è più interessato a voi se col corpo prende le distanze
2. Lo stesso, se si agita e si dondola avanti e indietro, scuotendo il piede, o giocherellando con le dita
3. Se indietreggia quando tentiamo di avvicinarci a lui (beh, credo che a questo punto l’avrei intuito anche io!)
4. Se incrocia le braccia sul petto coi dorsi delle mani rivolti verso l’esterno (questa mi sembra più la posizione imposta a un defunto, comunque…)
5. Se gira i piedi in direzione opposta alla vostra
6. Se tiene le mani in basso quando si parla di voi e continua a indicare se stesso, non voi
7. Se i suoi muscoli sembrano tesi, rigidi
8. Se continua a rompere il contatto visivo guardando qualcun altro o qualcosa d'altro
9. Se anche vi guarda solo di ¾
10. Se non riesce a sorridere se non a denti stretti
C’è qualcuno fra questi segni che vi suona familiare? “Che palle”, eh? Lo so… eppure capita.

Prendetela così: pensate che il fratello di una mia cara, anzi carissimissima amica, dopo 16 anni di fidanzamento ha scoperto casualmente, proprio in occasione della consegna di un dono, che per quasi la metà degli anni di fidanzamento la sua donna (psicopatica e con disturbi vari della personalità, direi) stava contemporaneamente con un altro uomo - anche lui ignaro di non essere l’unico e il solo. Meschini! Pensate ancora che un caro ragazzo mi ha scritto ieri di aver vissuto una storia d’amore che s’è rivelata non proprio stupenda come lui la immaginava (non vado nello specifico) solo dopo aver acquistato due biglietti aerei per una destinazione esotica che la sua dolce metà aveva sempre desiderato visitare. Insomma che, come queste, ci sono tantissime altre storie da far impallidire il mio umile “Volevo essere Miranda” e che possono farci intendere come non sia mai troppo tardi, e che affafòttere i regali sprecati, capsius!, e che sì, meglio sfanculare i regali, meglio i regali a vuoto che anni della nostra vita buttati al vento.

Proprio il mese scorso, poi, è uscito il libro del dott. Lillian Glass (colui che insegnò a Dustin Hoffman come fare per apparire come una vera donna sul set di “Tootsie”) dal titolo: “Men Toxic”. Lillian Glass individua nel suo libro gli uomini che ha definito come “Men Who Make Your Life Miserable” e che classifica come “Emotional Refrigerator.”, “Angry Bullying Control Freak”, “Wishy-Washy Spineless Wimp”, etc… Praticamente gli equivalenti americani dei miei “piscivrachetta”, dei “giovani Walter” della Littizzetto.
E chi se ne frega se ci facciamo concorrenza! Insomma, se oggi in molti scrivono della categoria che potremmo riassumere semplicemente come “uomo-merda” un motivo ci sarà pure, no? E se ciò può aiutarvi, anzi aiutarci a portar salva a casa la pellaccia…

Allora sono questi libri i regali giusti? Specie di scudi da sfoggiare che dicano “Guai a te, se ci provi ti spezzo le gambe”?
È davvero così importante?
No-o-o. non credo proprio. Per me, per esempio, scrivere di queste cose ha solo un valore terapeutico. Come ha già scritto White, si tratta di romanzi e articoli della specie “Devi soffrire per me/Perché io ho sofferto moltissimo per te”.
Ma la sofferenza in amore non è possibile evitarla, segnali o non segnali, regali o non regali.
Ricordo che, subito dopo la laurea (o poco prima) regalai alla mia Stella, per natale, un anello. Volevo sposarla. Un regalo troppo grande? Forse, visto che alla fine (dopo una serie di vicende con cui non vi tedio, ma che comunque non mi assolvono per il mio comportamento da uomo-merda) fui io a rompere.

Oggi la mia collega d’ufficio, l’amata Tinìnx che siede alla scrivania di fronte alla mia e a cui, inevitabilmente, con le mie gambe troppo lunghe faccio il piedino da mattino a sera, quando ha letto il prezzario del post precedente è sbiancata.
«Io ho speso… Aspetta un po’…» ha acceso la calcolatrice e: «150 euri!»
«E da quanto state insieme, gioia mia?» le ho chiesto.
«Da tre mesi» ha sussurrato quasi vergognandosi.
«Uao. Gli hai fatto un regalo adatto per una relazione da sei mesi» mi sono messo a ridere.
«E volevo aggiungere anche un profumo! Meno male che non l’ho comprato».

Vi sembra giusto?
No, non si prezza l’amore. Ma allo stesso tempo non possiamo fare a meno di interrogarci, e neppure di avere paura di ciò che ci aspetta, di quello che verrà.
Ecco che, forse, il regalo più grande non solo per il nostro lui, ma anche per noi è rimanere calmi, rilassati, fiduciosi che tutto andrà per il meglio. Attenzione! Ciò per me non vuol dire “vivere alla giornata”, come viene viene, quel cazzo di dannato carpe diem che va bene finché uno ha venticinque anni. No, quella è una cosa diversa.
Solo, pensiamo che per una volta potremmo non essere noi “quello prima di quello giusto”. Bisogna scendere adagio nella nuova storia d’amore, sicuri di noi stessi (chi non ha talento insegna, si dice).
Come quando volete fare il bagno in piena fase digestiva e prima pucciate l’allucione e poi vi rendete conto che vi state per immergere in una fonte termale, calda e accogliente che non potrà mai farvi del male (sempre che non vi agitiate troppo).

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