Thursday, 30 December 2010

La fine di un'epoca?

Sarà davvero un capodanno speciale?
Molta gente attribuisce più importanza al capodanno che non al natale. In effetti, si tratta pur sempre di un nuovo inizio, anche se in maniera convenzionale, tanto per… insomma, anche se alla fine non cambia proprio una cippa lippa, no? E personalmente sono d’accordo.
Con l’arrivo del 2011, poi, chiudiamo un intero decennio. E la suggestione aumenta. Dieci anni. Quante cose accadono in dieci anni?
Putin che diventa presidente della Federazione Russa, l’Europa che si espande sempre di più, la rivoluzione ucraina e il caso Yushenko, Giovanni Paolo II muore e Benedetto XVI prende il suo posto, muore Milosevic, le torri gemelle crollano miseramente, Sarkozy viene eletto presidente della Repubblica Francese, il quarto governo Berlusconi come sessantesimo governo della Repubblica, oddio oddio… quante storie!
Ma quante ancora rimangono sconosciute, ignote? Sono le nostre storie, è anche il nostro personale decennio.
Il mio ha visto:
un progetto di matrimonio fallito miseramente e una caduta inesorabile dalla felicità più travolgente all’umore più nero – e poi la risalita. C’è sempre una risalita. E ancora: una presa di coscienza, il coming out, la laurea, due trasferimenti in due città diverse e quattro traslochi, tre contratti di lavoro, di cui l’ultimo (facendo corna) dura oramai da sette anni, portandomi in Cina, Hong Kong, Colombia, Stati Uniti d’America, Emirati Arabi Uniti, Sud Africa, Danimarca, Germania, Belgio, Irlanda… Una storia d’amore di cinque anni che mi ha segnato – succhiello e sgorbia al tempo stesso su una tavola di legno vergine divenuta icona. Dieci priscivachetti (ma non uno all’anno, bensì tutti concentrati nell’ultimo della serie) e ancora una cascata di nomi, volti, emozioni di svariate intensità di suoni e colori. Un primo romanzo improbabile, un racconto degno di un concorso (finalmente!), una sceneggiatura e una raccolta di racconti e ancora una “storia sciocca” che... «bello, complimenti, m’è piaciuto più del primo». Niente di speciale, ma piccole soddisfazioni personali. Parliamo per l’appunto di “decenni personali”. La mia prima casa, un gioco che prende le sembianze di un progetto imprenditoriale. E poi un divorzio, un matrimonio, un altro matrimonio e ancora un terzo. Tre decessi, un tentato suicidio e cinque neonati più una sclerosi multipla.
E tante parole. Parole... Semplici parole che lasciano il segno, come la carezza più dolce o come un pugno in pieno volto:
«Mi dispiace deluderti, ti sei fatto un’idea sbagliata», ma anche «Ho voglia di te», oppure parole di amici veri, come «A volte mi sembri, come direbbe Vittorini, un lago gonfio gonfio che non sa dove straripare. Ma se hai bisogno di parlare sappi che su me puoi traboccare», ma anche di avventure-meteore «In questa terra di agrumi almeno un limone lo volevo!», di conferme «E io di più», di rimprovero «Hai fallito anche in questo», di riconoscenza «Grazie per aver arricchito così la mia vita. Ti voglio bene» e «Giusto perché non vorrei che te ne dimenticassi, ricorda che ti voglio bene… Un bacio».
Un decennio tutto mio, molto diverso eppure (ci metto la mano sul fuoco) molto simile al vostro.
La fine di un'epoca per alcuni. Il nulla per altri.

1 comment:

nicolò said...

ho fatto "la pesa" (come la chiamo di solito) per un paio o forse tre volte l'anno,l'ho fatto perchè mi serviva rendermi conto di cosa ero e sono capace in quella che tu hai definito risalita.
alle volte mi è sembrato niente,altre volte mi è sembrato tutto.
adesso,poche ore e mille fuochi,la mente si svuota e non riesco a pensare a una fine.forse perchè ho imparato che la fine non esiste come non esiste un "mai più" ne un "per sempre" che valgano più del momento in cui si pronunciano.
e allora penso a questo anno come un momento,un momento bello denso in cui ho detto ok e ho detto basta,in cui ho detto "debole" per intendere che stavo già iniziando a cambiare,per diventare "forte".ma da tre anni a questa parte c'è una parola che non so mai sostituire e allora ti riporto un aforisma che ho trascritto tempo fa sulla parete rossa della mia stanza speciale : "la vita non è l'opposto della morte,l'opposto della morte è la nascita;la vita non ha opposto."!
buon saluto al tuo personale decennio,caro Raffaello.
n.