Friday, 24 December 2010

L'armadio delle meraviglie


Se ci sono due punti fermi nella mia vita (che spero cadranno il più tardi possibile) questi sono:
1) che tornando a casa, in Calabria, man mano che “scendo” la temperatura si alza;
2) che una volta messo piede in casa, l’armadio delle meraviglie non delude mai.

L’armadio delle meraviglie è la credenza della cucina di mia madre.
È il primo posto dove io e i miei fratelli ci dirigiamo appena entrati. Sapete, mentre uno chiede, l’altro racconta, l’altro si libera dei bagagli all’ingresso e la mamma prepara una buona tazza di caffè… È un movimento automatico, il nostro.
Le ante alte e grigie sono lì che riflettono sempre la stessa luce solare di ogni mattino; quasi ipnotiche, nemmeno se ci chiamassero saremmo così ubbidienti nell’avvicinarci… per affacciarci su un mondo che quasi stavamo per dimenticare.
Sembra di piombare ogni volta nella fiaba di Willy Wonka.
Zaf! Un’odore dolciastro di miele e mandole e nocciole ci avvolge – i crustuloli, il croccante, i chiniluddi. L’armadio della cucina sotto natale non ha nulla da invidiare a quello della favola di Narnia.
Il massimo dell’esperienza olfattiva, poi, è quando l’odore dei dolci si mescola a mezz’aria con quello del brodo di carne e della pasta di casa, del roastbeef, dei fritti.
Insomma, regà, è il solito rientro per cui dico che, alla fine, val bene una sgomitata a stazione Rogoredo fra la folla calabra che si stipa in sedici pullman, e tredici ore di viaggio con sole due soste pipì.
La cena è pronta. La mia panza pure.

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