Friday, 7 January 2011

La casa dei sogni, la casa stregata


È sempre la stessa storia: o ci rassegniamo all’idea di un destino prescritto, oppure ci diamo da fare per costruircelo noi, ‘sto destino tanto desiderato.
Comunque sia, credo che più o meno tutti sogniamo una casa tutta nostra. E tutti ce la immaginiamo arredata in un modo ben preciso, con una pianta esatta, che sia a croce greca o a forma di nido di rondine, o di fortezza medievale.
Dopo tredici anni di convivenza fra Roma e Milano, pur ringraziando il fato di aver incontrato sempre ragazzi magnifici che poi sono divenuti amici del cuore, è normale che arrivi quel momento della vita in cui si sente il bisogno di avere uno spazio proprio che sia in condivisibile, per cui se ci gira male siamo anche in potere di sbraitare: «Fuori di qui! Fuori da CASA MIA!»
Non so se il mio destino preveda che mi innamorerò mai di nuovo e che avrò dei figli (non riesco ancora a rassegnarmi del tutto all’idea che non sarò padre) e per questo (cioè poiché il tempo passa inesorabilmente) obtorto collo ho dovuto decidermi. Quando mio padre mi ha sentito così restio nel momento di concludere l’acquisto della prima casa, pensando che fosse solo una questione di denaro (se non ci fosse stato lui a coprirmi le spalle probabilmente il mio progetto non si sarebbe mai realizzato) ecco che per incoraggiarmi mi ha detto: «La casa è sempre stato il punto di arrivo della vita».
È che nel mio immaginario la prima casa l’ho sempre associata al nido d’amore, cioè un luogo in cui sarei andato a vivere con la persona amata, in cui avrei dato forma e vita alla mia propria famiglia, con o senza figli e, quindi, questo scombussolamento di piani mi ha preso contropiede. Forse il mio era solo un prender tempo per non dover affrontare la realtà di una vita imminente completamente da solo. Per questo da che non vedevo l’ora di avere il mio spazio ho pensato che, forse, la condivisione di un appartamento ha anche i suoi lati positivi.
Ma come ho ricordato più volte: tempus edax rerum. Quindi - ora o mai più. Non valeva la pena rimandare ancora, nonostante la paura che la solitudine completa mi renderà meno empatico, sofferente (e meno male che sono allergico, se no ci sarebbe stato il pericolo di trasformarmi pure nella “gattara” de “I Simpson”).
Come per gli abiti (vd.: “Mostrami il cassetto e ti dirò chi sei”) e come per le librerie (vd.: “Lui e la sua libreria”), dicono che anche la casa rispecchi la personalità del proprietario e credo che sia vero.
Dunque la casa che ho scelto, seppure in città è un po’ isolata, ancora vuota e arida, trascurata. Insomma c'è da lavorarci un po'. Perciò riflettendoci mi domando: se io sono anche la mia casa cosa significa tutto ciò? Non si tratta forse di una sfida entusiasmante, oppure non è che invece di ritrovarmi nella casa dei sogni sto andando a finire in una casa stregata?
Poi ho deciso che no, non voglio saperlo, e per questo ho iniziato a cogliere qualche spunto per cercare almeno di indirizzarlo, il mio destino.
La mia casa la immagino con uno spazio in cui appenderò un sacco da box per i momenti di sfogo, dove ci sarà anche una libreria enorme da riempire pian piano, un tappeto iraniano e una scrivania cui potere sedermi per lavorare con calma. La immagino possibilmente arredata con un mix di mobili d’epoca (chessò, un’antica madia di famiglia) e moderni (una poltrona allungabile), vuota di tutti quei ninnoli e cianfrusaglie che si accumulano nel corso del tempo.
Il che corrisponde solo in parte a ciò che ho leggiucchiato.
Secondo “Social perspectives in lesbian and gay studies: a reader” di Peter M. Nardi, Beth e E. Schneider i gay tendono a fare tutto nel loro tipico stile (gay appunto) che si tratti di casa (in quartiere gay), di abbigliamento (da Zara?) o di spesa alimentare (Naturasì?).
È davvero così?
Sembra che in fatto di arredamento i gay preferiscano il bianco (e qui mi ci ritrovo un po’) e che le loro case siano sempre lussuose, ricche di oggetti fighissimi di design, spesso anche inutili (vasi di Venini, porcellane inglesi che si rompono solo a guardarle e quadri d’autore). Spesso sono piene anche di piante rigogliose e fiori stupendi come orchidee, ibischi e rose, perché è risaputo che i gay hanno tutti il pollice verde. Di certo non può mancare una stanza degli armadi e, quando non è possibile avere a disposizione una stanza intera, si sottrae spazio alla camera da letto per erigere una cabina armadio. Stereo & co. sono sempre di ultima generazione mentre il personal computer è di solito un “Apple”.
Beh che, se casa mia verrà fuori così di certo non avrò il coraggio di lamentarmi.

2 comments:

Anonymous said...

si...tanti libri e tante piante, poi quadri, sculture..e tanti soldi? perchè? perchè sono intelligenti, scaltri, simpatici quando e con chi vogliono, e sanno coltivare i giusti contatti...baci ed in bocca al lupo!

Rf said...

Oddio, sono commosso.

Rf