Tuesday, 4 January 2011

La filosofia della saponetta

Pochi giorni fa Claudio Magris ha scritto in merito al diritto di morte e di vita: «Quando ci innamoriamo, votiamo, preghiamo, lavoriamo, ci divertiamo, possiamo e dobbiamo cercare di essere liberi nel nostro agire, ma senza alcuna presunzione di essere proprietari della vita, neanche della nostra, perché in quel caso saremmo come quei padroni delle commedie, cui i servi rubano tutto sotto il naso».
Eppure i nostri esperti non fanno altro che sperimentare come condizionare la nostra psiche, che si tratti di voto, preghiera o - tanto per cambiare – di innamoramento.

Ed ecco che stavolta tocca ai cugini d’oltralpe, secondo i cui studi le donne hanno il doppio di probabilità di accettare l’appuntamento con uno sconosciuto se prima dell’invito ascoltano una canzone romantica. Nello specifico, lo psicologo francese Nicolas Gueguen racconta di aver reclutato 183 studentesse di età compresa tra i 18 e i 20 anni, dicendo loro che avrebbero preso parte a una ricerca di mercato affrontando un breve colloquio con un esperto. Quindi le ha fatte accomodare in una saletta e, seguendo un copione prestabilito, ha detto loro che la persona che avrebbe dovuto occuparsi della ricerca era in ritardo. Alcune fra le donzelle sono rimaste in attesa, da sole, in una stanza dove veniva mandata in onda una canzone d'amore; altre hanno aspettato in una stanza dove si sentiva una canzone pop e per nulla romantica. Al termine del brano musicale le donne sono state condotte in una sala diversa dov’era già accomodato un ragazzo loro coetaneo – in realtà un attore che recitava anche lui un copione. Entrambi hanno trascorso cinque minuti con il ricercatore, discutendo dei prodotti su cui si conduceva la ricerca di mercato e, dopo che l’intervistatore ha lasciato la stanza con una scusa banale, il ragazzo ha chiesto un appuntamento alla cavia ignara.
Secondo la rivista “Psychology of Music” il risultato è stato che circa il 52% delle donne che aveva ascoltato musica romantica durante l’attesa ha lasciato il proprio numero di telefono al ragazzo intraprendente, contro il 28% delle ragazze che avevano ascoltato musica pop non romantica. Ancora, il Prof. Adrian North, uno psicologo della “Heriot Watt University”, ha detto che l'influenza della musica sui processi d’innamoramento sarebbe stata più difficile da studiare sugli uomini in quanto: «Facendo lo stesso esperimento con dei maschi, ci sarebbe stato il pericolo che questi rispondessero “sì” sempre e comunque».
Leggendo di questa ricerca, a chi ha voglia di innamorarsi ma non riesce a lasciarsi andare viene la tentazione di chiudersi in una stanza buia per 10 ore al giorno con la “My Heart Will Go On” sparata a palla.

Eccoli, dunque, i “padroni delle commedie” – siamo noi. Tutti noi che ci interessiamo ai risultati di queste ricerche, che le commissioniamo e persino gliele paghiamo, ai nostri servi che ce la fanno sotto il naso. Io stesso – impunito, come direbbero a Roma – nonostante i buoni propositi per il nuovo anno, ieri ero in procinto di ultimare l’ennesimo articolo destinato ai single come me e incentrato sulle nuove regole cui attenersi per un 2011 di successo in amore, regole che ho testato personalmente la scorsa domenica in discoteca e di alcune delle quali posso confermare l’efficienza. Alla fine l’articolo l’ho lasciato lì. Incompiuto. Ho riflettuto su come ci faccia sentire davvero liberi e padroni della nostra vita l’assumere specifici atteggiamenti, il seguire regole e “trucchetti”, perché riusciamo a ottenere ciò che vogliamo - costi quel costi. Vale a dire che spesso sacrifichiamo non solo il rispetto per gli altri, ma prima ancora il rispetto per noi stessi.
Così mi è tornata in mente una storia che ho letto durante alcune ricerche. La storia di Origene di Alessandria che si autoevirò (secondo alcuni per il troppo rigore ascetico e in seguito alla lettura del passo di Matteo che recita «e vi sono eunuchi che si sono fatti eunuchi da se stessi, per il regno dei cieli»), giocandosi per sempre l’ordine a sacerdote che gli fu negato dal vescovo Demetrio. E siccome fin dai primordi della civiltà cristiana il rapporto dell’uomo con la realtà sensibile è stato rappresentato per lo più dalla sessualità, ecco che nel caso di Origene «la castrazione […] biologicamente ha la funzione di addomesticamento, ma psicologicamente […] introduce […] nuove possibilità di sviluppo dello spirito». Cercò di ottenere con l'autoevirazione "l'accesso al meraviglioso mondo delle idee".

Sarà… Di fronte a tutte queste storie, dati, regole e ricerche alzo le mani, oltre che le spalle. Mi si arrovella il cervello e, quindi, adesso la racconto io una storia: quand’ero piccolino mio padre mi portava di frequente con sé in ospedale quando lo chiamavano per una reperibilità. Mentre lui operava oppure sagomava gessi, io mi sedevo alla scrivania bianca e acciaio dell’ufficio della caposala e scarabocchiavo ricettari. Fra madonne e crocifissi, santi protettori, “capedipezza” in abito grigio e chi più ne ha più ne metta, l’infermiera di mio padre ogni tanto mi teneva compagnia raccontando aneddoti, e quando non stava con me la sentivo comunque urlare nei corridoi. Aveva una risata sguaiata come poche altre mi è capitato di sentirne da allora, ma almeno portava un po’ di allegria in quel posto triste. Fu lei che un giorno (ricordo che avevo circa nove anni perché alcuni amici più grandi mi avevano insegnato da poco cos’erano le “pugnettedde”) a proposito di alcuni discorsi tipici da corsia espose a mio padre la filosofia “della saponetta” che oggi sembra rispondere in parte agli studi francesi e al bisogno delle donne d'essere incoraggiate ad accettare un appuntamento e si presenta in veste del tutto pagana in contrasto alle idee di Origene, come già il precristiano Antistene che prendeva per il culo Platone e il suo mondo delle idee soprannominandolo "Sàthon" (ossia pene) e che vedeva nel fallo "il simbolo della percezione sensibile".
L'infermiera disse: pochi scrupoli di fronte a ciò che ci reca piacere; le donne e gli uomini sono uguali, sicché traggono il medesimo piacere dal fare l’amore. E anche quando così non fosse… mica è una saponetta che si consuma con lo “stricamento”!
Altro che diritto alla vita!
Mi domando: se la vagina non è paragonabile a un classico sapone, d’altra parte il pene è paragonabile a un dispenser?

2 comments:

Anonymous said...

a me sa più di saponetta..:(

Rf said...

Questo l'avevo capito... ;)
Rf