Sunday, 9 January 2011

Stop & Go - La fine di una storia non sempre è l'inizio di un'altra

Qualche giorno fa Big-Lo, dopo aver letto “Volevo essere Miranda Hobbes”, per prendermi in giro mi ha scritto: «E se fossimo deviati da una barbara “idea” di eccellenza della verginità? Il primo amore non si scorda mai... Quanti sono gli elementi, fuori e dentro di noi, che rendono irripetibile proprio quell’amore lì? ...Eallora quali altri elementi ne renderanno irripetibile un altro e non lo sappiamo?»
Alcuni di voi sanno bene che ormai sono circa tre anni che me lo domando, e nemmeno io ricordo più in quanti post ho affrontanto l’argomento. Come ho scritto l’ultima volta, adesso sono in pace. Non so cosa mi toccherà in sorte, se sarò capace di amare ancora, o quante volte ancora dovrò infatuarmi come un cretino bavoso. E non mi interessa. So che mi aspettano un sacco di cose da fare che mi sottrarranno tempo (e denaro – i due concetti vanno sempre di pari passo) e so che ho promesso a me stesso che avrei ricominciato a fare di tutto per non farmi più controllare dal passato come al mio solito.
Allora sì, se riuscirò a farlo potrò anche pensare di nuovo seriamente di mettere su una vera famiglia. A ogni modo, il giorno dopo essermi confrontato con Big-Lo il caso ha voluto che leggessi un articolo che mi ha mandato Sirviuzza. Il titolo è: «Ciencia revela dificil olvidar amor» per la penna di Gisele Sousa Dias che, sempre sulla rivista Clarin, aveva già scritto «Ser “single” está de moda: la mitad de los porteños no tiene pareja» («Essere single è di moda: metà Buenos Aires non ha un partner»).
Scrive la Dias che «studi di neurobiologia dimostrano che una relazione d’amore intensa crea impressioni residuali nel cervello che possono essere riattivate facilmente. Quante più informazioni si registrano, più vivi sono i ricordi».
La scienza, in questo caso rappresentata da Antoine Bechara, un noto neurobiologo per la ricerca sulle funzioni cerebrali coinvolte nel processo decisionale, ha spiegato perché è così difficile dimenticare un grande amore.
Da un punto di vista neurologico starsene in solitudine non aiuta a superare la fine di un rapporto, così come non serve a niente la tecnica del “chiodo scaccia chiodo” perché, che lo vogliamo o no, il nostro cervello continuerebbe a portarne a galla i ricordi. Si tratta del così detto “conflitto cerebrale” per cui da un lato c’è la relazione che finisce, e dall’altro il cervello (perverso e perfido) che continua a spararne le immagini e tutta una serie di reazioni fisiche che si possono analizzare con una risonanza magnetica funzionale, una tecnica che consente di determinare quali aree del cervello svolgono determinate funzioni (come per esempio: parlare, muoversi, emozionarsi). E quindi, ecco spiegato come mai non riusciamo a liberarci di certe emozioni e ricordi legati al primo amore che, in certi casi, fanno da sigillo non solo al nostro cuore, ma anche al nostro “piccolo tempio dell’amore”, non permettendo di fare entrare neppure un povero pellegrino e devoto di san Chiavone.
Ignacio Brusco, direttore del “Center for Behavioral Neurologia e Neuropsichiatria UBA” dice che è tutta colpa di due strutture cerebrali site nel lobo temporale - l'ippocampo, attraverso cui passa la “memoria dichiarativa”, cioè quella parte della memoria che ci permette di ricordare informazioni del tipo che giorno è oggi, il volto di un partner, etc… ; e l'amigdala, che contiene la “memoria emotiva”. Perché la memoria dichiarativa passi attraverso l'ippocampo e sia distribuita nel cervello è necessario un contesto emotivo. «Quando l'amigdala rileva il contesto emotivo invia dei neurotrasmettitori all'ippocampo, fissandosi nella memoria. È il fenomeno di fissazione». Insomma che le immagini, le sensazioni e persino gli odori di una storia che il nostro cervello continua a generare a distanza di tanto tempo ch’essa si è conclusa, non sono altro che reazioni del nostro corpo, al pari del mal di stomaco o delle palpitazioni, e dovute all’amigdala che le genera in qualità di risposta emotiva. È per questo che il dott. Antonio Damasio, un altro prestigioso ricercatore nel campo delle neuroscienze, ha elaborato l’ipotesi dei “marker somatici”. Secondo lui ci sono esperienze con il potere di attivare nel nostro corpo segnali chimici. Una teoria, questa, che ci rende in grado di capire perché alcune emozioni, positive o negative che siano, sopravvivono e persistono in noi se continuiamo a “esporci” alla persona che ce le ha suscitate. Per fortuna ciò non significa che siamo condannati a vivere nel ricordo del primo grande amore. Come diceva mio nonno che pur non era un neurologo al pari di Claudio Waisburg della Fondazione Favaloro: «Il tempo è galantuomo».
E ancora una volta la saggezza popolare trova fondamento nella scienza.
«Col tempo, le connessioni cerebrali che facilitano la revisione di situazioni critiche e di emozioni negative si saturano, allorché possono subire quello che viene chiamato “Down Regualtion”, ossia una diminuzione di neurotrasmettitori nello scambio neuronale. Cosa che spiega perché i ricordi legati a qualcuno di importante perdono peso col tempo».
Insomma lasciatemelo dire: povero chi capita dopo! Povero chi si trova a frequentare qualcuno che è appena uscito da una storia importante (vogliaddio che se ne innamori pure!). Io l’ho notato lo sguardo degli uomini venuti dopo il mio Mr. T-Fish e dopo l’Ignoto. Ho letto nei loro occhi che erano delusi da me perché non riuscivo ad amarli come loro iniziavano ad amare me, eppure non volevano smettere di sperare. Certo, mi sono trovato anch’io nella loro stessa situazione, cioè a corteggiare e sperare in qualcuno che purtroppo viveva ancora intrappolato in una vecchia storia… Ma alla fine no, ho capito che non fanno per me neanche questi uomini, quelli che chiamo “i reduci”. Meglio che stia loro lontano.
Ed è per questo che, personalmente, quando mi ritrovo a un primo appuntamento e non conosco il vissuto emotivo di chi ho davanti, ecco che mi monta l’ansia e sono sempre pronto a scappare di nuovo a gambe levate. Sì, mi sento proprio di dire che questa è la mia prima paura. La prima di una lunga lista che possiamo scrivere insieme; le paure con il potere di sabotare il primo appuntamento che abbiamo ottenuto con tanto sforzo e bruciore di occhi dopo ore e ore di chat o di battuage in discoteca.
(continua…)

2 comments:

nicolò said...
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nicolò said...

l'argomento è denso e so che continuerà con stimoli interessanti ma adesso ti rendo partecipe della risata(che ancora continua a gran volume!) per la mia ignoranza in merito all'esistenza di S.Chiavone.
povero chi,dopo ore di impegno di batuage in discoteca,previa rosario al suddetto Santo,comunque rimane a bocca asciutta!
io me la rido!!! :D