Tuesday, 11 January 2011

Stop & Go – La fine di una storia può anche essere l’inizio di un’altra

(segue…)
È naturale che in vista del primo appuntamento ognuno di noi sia influenzato dalle proprie esperienze pregresse.
Come scrivevo l’ultima volta (e come oramai sapete bene) il mio timore più grande al primo appuntamento è quello di trovarmi di fronte a una persona non sincera che:
1. Possa nascondere di essere già occupata
2. Che se pur non ha alcun impegno concreto, è comunque ancora emotivamente legata a una storia precedente che magari si è conclusa da troppo poco tempo per averne metabolizzato la probabile agonia che, inevitabilmente, andrebbe a incidere e/o influire su ogni possibilità di sviluppo di qualsivoglia relazione a venire
Non escludo la possibilità che “La Storia” possa nascere dall’incontro con una persona che ha appena terminato una relazione che durava da anni (o con una già occupata). Io stesso ci ho creduto fermamente in più di un’occasione, ma, ahime, l’esito è sempre stato negativo. Rimane il fatto che, single o no (sia noi che l’altro), se incappiamo in qualcuno che ci attizza oltremisura (intellettualmente e non), se avvertiamo in noi quella sicurezza (infondata?) di aver scovato quello giusto, cioè l’unico che pare non provenire dal pianeta dei maledetti “piscivrachetta” allora non ci sono legami o avvertimenti che tengono. No? Dunque, ciò che ho imparato andando contro la mia natura è: non avere fretta. Lasciarsi conoscere e conoscere l’altro quanto più possibile prima di iniziare a sognare.
Ma a parte le mie personali paure, da un piccolo report di uno scrittore giapponese risulta che appartiene ai più il timore di non essere l’unico pretendente; al primo appuntamento ci si sente, per così dire, come parte di una moltitudine di pellegrini che hanno l’obiettivo comune di penetrare quel “piccolo tempio peloso dell’amore” che d’improvviso ci siamo trovati innanzi.
Steve Nakamoto, l’esperto giapponese di cui sopra e autore del libro “Gli uomini sono pesci” (una variante orientale della teoria delle mie amiche Regina & Trilly: "gli uomini sono minchiuni"!), dice che gli appuntamenti sono come una sessione di shopping. Nakamoto afferma che gli uomini abboccano facilmente, ma per pescare quello giusto ci sono delle regole base da seguire.
…E siamo torna punto e a capo, cazzu cazzu!
«Quando, dopo l’ennesima delusione ci ritroviamo a considerare seriamente la soluzione dell’overdose da Nutella, è il momento di […] prendere in prestito le dritte dei migliori pescatori: come preparare l’esca, trovare i punti più pescosi, cogliere l’attimo giusto per lanciare la lenza. Lo sappiamo bene, c’è un mare di uomini là fuori pronti a farsi prendere all’amo, ma il problema è proprio quello di evitare i pescetti buoni solo per un banale piatto di frittura e di concentrarsi invece sul pesce grosso, ovvero quello che fa davvero per noi». Inutile porre l’accento sull’espressione “pesce grosso”…
Sembra che Nakamoto fornisca suggerimenti utili alla nostra rovina, ma non è detto che là fuori ci sia anche qualcuno che deciderà di ricorrere ai suoi consigli per qualcosa di buono.
Se i poveri pesci ansiosi di essere intrappolati nella rete hanno paura della concorrenza, allora è dovere dell’altro/a fare il necessario per rassicurarli invece di sparire (Vado via son certo che sentirai nostalgia/E adesso chissà quanti castelli crolleranno giù), di far capire loro che è veramente interessato, magari commentando ciò che sta dicendo chi siede dall’altra parte del tavolo durante quel primo appuntamento, senza buttare lo sguardo a destra e a sinistra dando l’impressione di aver visto passere Gesù in persona (io a volte lo faccio).
Un’altra paura da primo appuntamento è quella di tentare troppo presto un contatto fisico. È la solita storia della prima, seconda e terza base. Glielo do? Glielo prendo? Etc, etc… Cosa può fare l’altro in questo caso? Lo psichiatra Paul Dobranksy, autore di diversi libri sull’innamoramento, sostiene che basterebbe muovere una gamba verso l’altro per incoraggiarlo, con la sua sfiorare leggermente quella dell’altro, poggiargli una mano sul braccio, come per caso, mentre si allunga a prendere una fetta di pane sul tavolo o la saliera.
In fine, la terza paura più diffusa al primo appuntamento riguarda il secondo, o meglio che non ci sarà nessun secondo appuntamento dopo i saluti di rito. Ma se la controparte è davvero interessata – dice Nakamoto - potrebbe bastare che menzionasse un nuovo ristorante, o un bar o chi sa cosa che, oppure che dicesse che c’è un film che sarebbe proprio il caso di vedere insieme qualche volta. In questo modo farebbe capire che sta già pensando al secondo incontro, ma lascerebbe all’altro l’illusione di essere lui a fare la prima mossa… sadness!
Ragà, insomma che, parlando fuori dai denti, proprio mentre nei giorni scorsi scrivevo che non so cosa mi riserva la vita, ecco che ho conosciuto uno, forse due che m’intrippano; non nel senso che mi prendono a panciate, ma che mi prendono e basta. Cioè, non nel senso che mi “prendono” come la intendete voi, ma che mi interessano. Entrambi carini, entrambi molto svegli… Maledizione - entrambi sono scomparsi!

1 comment:

Anonymous said...

eh...il fascino dei pisc'vrachetta..eh le emozioni che suscitano i pisc'vrachetta...unici, la sofferenza è ripagata.
E se non quagli è indescrivibile..ma salvo cause di forza maggiore è cosa assai rara.
Se, vrachette a parte, sono persone interessate troveranno il modo di ricomparire, altrimenti..non erano interessate e meglio che non siano rimaste. L'imperativo sempre e comunque è evitare di far notare che si brama!