Wednesday, 26 January 2011

Ti presento ai miei

In tutti questi anni ho conosciuto un sacco di gente che mi ha detto di non voler più presentare il proprio compagno/a ai propri famigliari, o agli amici più intimi, perché:
«Poi si affezionano, e quando la storia finisce è un dramma. A volte più per loro che per me».
Il punto di partenza, quindi, è sempre lo stesso. Le storie hanno una scadenza.
A parte ciò, devo ammettere che una volta m’è anche capitato di sentire uscire quasi le stesse parole dalle labbra della madre di un mio amico, che ha ammesso chiaramente:
«Spero che non mi porti in casa più nessun ragazzo, a meno che non sia quello definitivo. Perché sono stanca. E quindi adesso basta».
A essere sincero, non capivo fino in fondo di cosa parlassero tutti. Invece oggi, dopo tre storie importanti finite male (ma forse meglio dire semplicemente finite), anche io inizio a notare come i miei storcano il naso quando inizio un discorso con la frase:
«Sai, ho conosciuto un tipo…»
E vedere quella smorfia dà una sensazione affatto piacevole. A volte noto che alla parola “tipo” la mia controparte distoglie subito lo sguardo, come a ridurre l’intimità fra noi, quella stessa intimità che per anni ci ha unito ma che, all’improvviso, è sentita come una minaccia, pericolosa. Davvero è come se volessero difendersi da una possibile sofferenza.
Da un po’ di tempo noto che anche mia madre simula disinteresse di fronte alle mie confidenze. L’ultima volta m’è sembrata provata al punto da cambiare discorso. Eppure io non ho mai portato nessuno a casa, se non Stella prima, e Mr. T-Fish poi. Mia sorella, al contrario, annuisce ancora. Anzi, a volte è proprio lei a chiedermi conto della vita sentimentale, ma se guarda caso ho davvero qualcosa da raccontare perché mi becca in un periodo di vacche grasse (raro), proprio come Trilly e mio fratello anche lei passa al contrattacco:
«Ah sì, e questo tipo stavolta cosa fa?»; oppure: «Davvero? E dove l’hai conosciuto, chi sarebbe?»
Come a presupporre che io abbia raccattato il primo che passava davanti al portone di casa.
Non ci siamo. No davvero.
Ed ecco che, alla fine, la domanda nasce spontanea – quando presentarlo?
Personalmente, sto imparando a evitare le presentazioni quando sono ancora a due-tre settimane di frequentazione. Meglio capire a fondo cosa, anzi chi sarà lui per me.
Ho iniziato a temere il giudizio delle persone che amo. I miei amici sono impietosi; me li bocciano tutti e, quasi sempre, a esame concluso ho dovuto riconoscere loro la ragione. Al punto che, forse, oggi ricorro a loro come a una sorta di ufficio “Dismissed Attestation”. Basta un’occhiata, quell’occhiata che sento cadere con il colpo sordo di timbro sulla faccia di chi mi sta a fianco – CASO CHIUSO.
E va bene.In proposito la signora Lori Yusishen, definita come “qualified, registered and experienced professional counsellor” di Winnipeg, Canada, suggerisce di prendere in considerazione alcuni punti essenziali prima di presentarsi in pubblico con una nuova fiamma.
1. Chiedetevi perché sentite il bisogno di farlo conoscere alle persone cui tenete di più: siete in cerca della loro approvazione; avete l’ansia di rispondere a chi continua a chiedervi «Ma quando metti la testa a posto e ti sistemi una volta per tutte?»; oppure sentite davvero che si tratta di una persona speciale, per cui è importante condividere la vostra ritrovata felicità con le persone che amate di più?
2. Non esiste nulla di più offensivo per la persona che vi siete portati a letto durante le ultime due settimane – continua la Yusishen – che presentarla ai vostri amici come il/la nostro/a amico/a. Non è neppure molto carino uscirsene con frasi del tipo: «Vi presento…» e poi fare una lunga pausa per concludere dicendo il nome «…Cicciopuzzo» (tanto per farne uno). È per questo che dobbiamo riflettere bene su come vogliamo presentare la persona a cui ci accompagniamo. In realtà, se ce lo domandiamo, cioè se ci fermiamo a riflettere su come presentarla e ci accorgiamo che abbiamo ancora difficoltà a definire la nostra relazione per cui la lingua non si muove su e giù fino a pronunciare le parole «Ti presento il mio compagno» (o fidanzato, ragazzo che dir si voglia), allora forse è meglio lasciar perdere.
3. Se proprio decidete di presentarlo ai vostri, almeno chiarite di chi si tratta. Almeno così tutti sanno come comportarsi. Eviterete così situazioni del tipo: «Papà, questo è Cicciopuzzo» «Ah, chissà perché ero convinto che il tuo ragazzo si chiamasse Cicciaminchia».
4. Siate onesti con voi stessi e con l’altro. Se sentite che non è ancora il momento di fare venire allo scoperto la vostra nuova fiamma, fate l'unica cosa possibile: tagliatelo fuori. Le presentazioni non sono sempre necessarie e non sempre la controparte ha certe aspettative.

3 comments:

Anonymous said...

Ciao Raff,
non pensare cosi se non ti domandano, forse ne anche per farti ferire.
Per essempio, c´era un´epoca che quando sempre andavo a casa del zio de mia mamma sempre lui mi domandava. "Hai il fidanzato?" Ma sempre, sempre, sempre.
Finalmente, li ho detto a mia mamma: "Ma, sai? Non vado più a casa zio Edoardo perche sempre mi domanda lo stesso e mi fa male". Non sono andata più. Ma sempre mi collegava per telefono ma non speso.
Quello che adesso faccio è andare piano. Ma ho conosciuto certe persone, meglio perdere che trovarli
Baci, Sirviuzza

Anonymous said...

io, se non gli va bene, taglio fuori gli altri; se non ci sono alternative e lo voglio..!;)

Rf said...

Chissà...
Rf