Tuesday, 1 March 2011

Brighella, Pulcinella e... Raffaella (Carrà)


Da tanto tempo non festeggio il carnevale. A dire il vero avevo quasi iniziato a odiarlo.
Ma quest’anno… quest’anno Geronzo e ci siamo decisi in favore del travestimento: Winks, infermiere sexy, o cosa?
Il bello del carnevale ambrosiano è che ti lascia più tempo per decidere cosa indossare e anche di cucirlo, il tuo vestito.
Se Geronzo e io opteremo per il costume delle Winx avremo bisogno di rimorchiare altre due frocie disposte a mascherarsi. Qualche volontario fra chi legge?
Anche il mio piccolo, dolce Gerben vuole una maschera. Purché preveda – dice – un paio di tacchi fra i 12/15 cm.

L’ultima volta che ho pensato e approntato un travestimento è stato quando vivevo a Roma Credo fosse il 1999.
Ero stato invitato alla festa in maschera a casa di un compagno del corso di russo, un ragazzo di origini siciliane che abitava all’Eur. Un tipo sui generis che amava collezionare qualsiasi cosa trovasse in terra, per strada, nonché registrare in tempo reale tutte le conversazioni su piccoli block-notes di cui aveva piene le tasche (nonché la camera da letto, in cui era impossibile muoversi, dato che quando l’avevo conosciuto era già da tre anni che andava avanti con questa mania. C’erano pile di blocchetti dietro la porta, intorno al letto, ovunque…).

My Home Made Costume:
- Un lenzuolo fissato sul petto con delle spille da balia secondo il modello dell’abito bianco di Marilyn Monroe in “The Seven Years Itch”
- Le mie ginocchiere da volley preferite come tette finte
- Calze nere a rete che mi aveva prestato la vicina di casa (una giovane avvocata di Taranto) e che servivano a coprire la folta peluria delle cosce
- Parrucca bionda lunga fin sulle spalle
- Leggero trucco da bagascia (rossetto rosso e ombretto blu)
- Le scarpe: erano l’unica nota dolente. Nel senso che per quanto avessi tentato di farmi entrare le chanel della vicina, mi dovetti arrendere a un paio di polacchine beige

Ricordo che per arrivare a casa del mio ospite presi l’autobus. Naturalmente uscii di casa già tutto bello e agghindato, sperando nella comprensione della gente normale. D'altronde era carnevale! ...E invece appena mi misi seduto un rattuso bauscia sulla sessantina si accomodò dietro di me e… Pam! Mi piantò la mano sul culo uscendosene con qualcosa del tipo:

«Che bel coscione!»

Ricordo che Mauro e Luca (travestiti uno da Brandon Lee in “The Crow” e l’altro più genericamente da ragazzo punk) di fronte a quella scena scoppiarono a ridere fino alle lacrime, incoraggiando il laido vecchiaccio a credere che fossi una puttanazza di borgata, nonostante io negassi e sostenessi di essere Raffaella Carrà:

«Vede? Ho anche la cartellina! Sto andando a fare la trasmissione!»

Infatti la parte del costume di cui andavo più fiero era proprio il raccoglitore su cui da una parte avevo appiccicato la scritta colorata e fedele all’originale “Carramba che sorpresa!”, dall’altra avevo pinzato una vera-finta scaletta del programma con due o tre storie strappa lacrime di parenti che si sarebbero ritrovati dopo decenni di emigrazione forzata; storie-parodie come quelle immaginate da Siti in “Troppi Paradisi”.

Secondo alcuni, il travestirsi da donna a carnevale è indicativo di misoginia nascosta e della voglia di liberarsi dalle costrizioni che il genere maschile spesso comporta. Non nascondo che appoggio in parte questa teoria.

E non nascondo neppure che, nonostante tutto, la mia passione più grande è sempre stato il costume de “El Zorro”, in alternativa quello di Spider Man. Entrambi i costumi li ho avuti da bambino. Ho continuato a indossarli in casa per molto tempo, anche quando il carnevale era ormai passato. Lo stesso dicasi per il mantello di Tiger Man. Mia madre aveva accettato di buon grado di acquistarli forse per i sensi di colpa per avermi mascherato gli anni prima da Cappuccetto Rosso, con tanto di cestino!

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