Monday, 30 May 2011

Solo amici...?


Oltre che festival cinematografico, il Festival MIX che si tiene ogni anno da 25 anni a questa parte presso il Teatro Strehler di Milano è un evento da non perdere anche per via degli incontri letterari che ogni giorno, per tutta la settimana, vedono importanti ospiti al confronto con il pubblico.
Affondati in piccole poltrone bianche, gli speaker di Radio DJ Pina e Diego conducono interviste divertenti, in perfetto stile radiofonico, che prevedono il coinvolgimento a 360° dei lettori che hanno la possibilità di porre le proprie domande agli autori ospiti.
Mentre gli stessi presentano i libri che si andranno a discutere, una ragazza molto garbata passa in mezzo alla platea con una boccia di cristallo stretta fra le braccia, in cui vengono raccolti i bigliettini su cui ognuno trascrive i propri pensieri rivolti agli scrittori.
Incontri molto interessanti sono stati quelli che hanno visto la partecipazione di Barbara Alberti che ha presentato il suo “Sonata a Tolstoj”, Marco Mancassola (figo paura oltre che spirito letterario indiscutibilmente smart, sempre «sul pezzo», come si dice da queste parti) con il suo “Non saremo confusi per sempre”, e Luca Bianchini con l’ultimo lavoro “Siamo solo amici”.

Le mie domande per Bianchini sono state due in tutto e, di queste, una mi piacerebbe approfondirla con voi:

«Quando eravamo piccoli ci chiedevamo se un ragazzo e una ragazza potevano essere davvero solo amici. Oggi ci chiediamo se due uomini, o due donne possono essere davvero solo amici. Cosa è cambiato?»

E in effetti mi sarebbe piaciuto avere un parere in merito perché, che io ricordi, da ragazzetto non ho mai sentito ragionare i miei genitori e i loro amici su nulla di simile. Al contrario, ho come la sensazione che le cose siano cambiate. E non di poco.
Infatti ho conosciuto diverse coppie etero in cui la sposa guarda (o ha guardato) con sospetto l’amicizia molto affettuosa del marito con un compagno di calcetto; vice versa, non sono pochi i mariti che dubitano e considerano ambigua l’amicizia delle proprie mogli con partner di shopping o di pilates.
Ripeto: è cambiato qualcosa e se sì, cosa?

Friday, 27 May 2011

Stanotte ho dormito una merda


Stanotte ho dormito davvero una merda. Ho due occhi che paiono due sacchi di piombo e mi sento la faccia a terra, un po’ mi gira la testa e il mal di stomaco causa ulcera non mi molla da quando ho messo piede giù dal letto. ‘Na chiavica, come dicono a Napoli.
A ogni modo, dato che non riuscivo a dormire ho pensato (a dispetto di ciò che sostiene Gerben «Hai russato con la bocca aperta e mi hai sbavato tutto il cuscino!»). O comunque diciamo che, anche se ho dormito, di sicuro ho sognato di pensare un sacco («Sognavi e hai detto: “Ho sbagliato una spedizione!”»). E fra le tante cose che mi sono passate per la testa c’era una riflessione su un paio di frasi circa l’amore e il sesso che mi sono rimaste impresse. Mi sono chiesto come mai proprio queste due, ma soprattutto come mai le ho sempre messe in relazione l’una con l’altra, quasi fossero state partorite dallo stesso autore.
La prima è di Cesare Pavese e in realtà l’appresi ai tempi del liceo; l’altra è di Enrique. J. Poncela e l’appresi durante gli anni dell’università.
Cesare pavese ha scritto: «Fare poesia è come fare l'amore: non si saprà mai se la propria gioia è condivisa». Terribile, ne?
E. J. Poncela, scrittore e drammaturgo spagnolo, ha scritto: «L'amore è una commedia in un atto: quello sessuale».
Però, come dicevo, nella mia mente i due concetti sono legati in un ordine diverso e rielaborati come segue: «L’amore si riassume nell’atto sessuale, del cui esito non si è mai certi».
Due verità vecchie come il profeta Abacucco, non c’è dubbio. Allo stesso modo è chiaro che si tratta di riflessioni di persone insicure. Da una parte c’è un individuo che sminuisce il sentimento dell’amore e lo ri(con)duce al puro atto sessuale, quando l’amore dovrebbe essere qualcosa di ben più profondo (o più lungo, se volete). Dall’altra c’è un uomo con la paura di non vedere il proprio amore ricambiato, o quanto meno un uomo incerto circa le proprie capacità amatorie.
Mi sono chiesto se si tratta di pochi casi isolati, o se effettivamente tutti gli innamorati soffrono pensando le stesse cose. Quindi se è inevitabile soffrire in amore.
Quando imparai queste due citazioni non ero fidanzato, ero ancora molto giovane e, quindi, è chiaro che mi colpirono perché avevo voglia d’innamorarmi ed ero perplesso circa la buona riuscita.
Eppure, oggi che ho al mio fianco una presenza costante, e per cui ritengo di garantire la stessa fissità rassicurante, noto che entrambi siamo alla continua ricerca di una conferma. La stessa cosa la noto nelle altre coppie. Anche quando non c’è una richiesta esplicita, lo si intuisce dai gesti, dalle occhiate.
Secondo lo psicologo romano Alfio Bracci l’amore è sempre insicuro. Non solo:
«Possiamo quindi definire come amore insicuro lo stato psicologico di chi è continuamente e ripetutamente “innamorato” in contrapposizione a chi non lo è».
Insomma, com’è come non è… siamo sempre appesi. All’altro.
Ho bisogno di dormire.

Tuesday, 24 May 2011

Delle nubi


Esistono tanti tipi di nubi e tutte pericolose per l’essere umano. Abbiamo la nube vulcanica che offusca i cieli e quella cerebrale che offusca la mente.
Per me, le due si sono mischiate oggi al lavoro. Con effetti devastanti.
Stamattina sono arrivato in ufficio preoccupato per due spedizioni via aerea: una con destinazione Honduras; l’altra con destinazione India. Entrambe sarebbero dovute volare la notte scorsa, via aeroporto del nord Europa. Per questo il pericolo che tutte e due fossero state bloccate nottetempo a causa degli sbuffi di Grimsvotn era elevato.
Ho voluto verificare che tutto stesse procedendo come da schedula e così ho scritto alle compagnie aeree (e naturalmente tutto il mondo era in copia).
Dopo qualche minuto ho ricevuto la prima risposta:

«Ciao Raffaello,
Hai vinto il premio email dell’anno !!!!
Guarda bene l’oggetto della Tua email: NUBE VULVANICA
Lapsus Freudiano...
Ciao carissimo»

Come ho potuto confondere un vulcano con una vulva non lo so proprio, non chiedetemelo. Naturalmente sono diventato un mito per i colleghi, un rattùso per le colleghe…
Ancora, c’è da tenere in conto un sottogruppo di nube psichica che ho sperimentato direttamente – ancora una volta - la scorsa domenica: il pregiudizio.

Gerben e io siamo andati al parco. Ci siamo distesi su un plaid, io con la testa appoggiata sulle sue gambe e con il libro di anatomia ben stretto fra le mani per interrogarlo in vista dell’esame.
Era lì a raccontarmela delle piastrine, del sangue e del cuore quando al nostro fianco si è accosciato un ragazzo senegalese ricoperto di braccialetti e collane dalla testa ai piedi, tipo divinità (la dea Kalì che magna riso e caca supplì). Allunga una mano in segno di pace:
«Ehi, ciao amigo, sono felice perché mia moglie mi ha dato una bambina ieri»
Gerby s’è sentito subito coinvolto. Mi sono chiesto se credesse davvero che quell’uomo volesse solo farci partecipi della sua gioia.
«Daiiii, che bello! E come si chia…?»
Ma il venditore non gli ha lasciato il tempo di finire la domanda che è scoppiato a piangere:
«Ho una bimba appena nata, aiutami per piacere, aiutami! Prendi una bracciale, una collana…»
E ha iniziato un po’ a lanciarglieli addosso, un po’ a spargerli sulla coperta come un tesoro dal valore inestimabile.
È stato a quel punto che la nube del pregiudizio mi ha offuscato la mente:
«Bella parte, sì…» ho bofonchiato.
Ma Gerben aveva già tirato fuori il portafogli per salvarlo. Dolce, il mio Gerben! Tanto che, appena insaccati i soldini, il suo nuovo amico è tornato a sorridere come un bambino in un mondo fatto di zucchero e gelato, o – come dice Bianchini – come una giapponese in un negozio della Hello Kitty.
«Grazie amigo! Lui – fratello?» gli ha chiesto indicandomi.
«Se è mio fratello?» ha risposto incredulo Gerben, dato che ci somigliamo come possono somigliarsi un cucciolo di panda con uno di giraffa.
«Zì, zì» ha insistito «Tuo fratello?»
«Ma noo! È il mio fidanzato!»
A quel punto l’ “amigo” è diventato ancora più nero e il labbro già un po’ aggettante sul mento gl’è caduto sui piedi. Quindi cià provato a dirlo:
«No! Davèro?»
Gerben continuava a sorridere chiedendosi come mai avesse quell’aria meravigliata, quale fosse la parola poco chiara fra le due, se "mio" o "fidanzato".
«Sì, perché? È il mio ragazzo!»
«...Lui? Tuo ragazzo…?»
E, come si vede a volte nei filmati di striscia la notizia, s’è risollevato sulle gambe lunghe e atletiche, ha iniziato a indietreggiare lentamente finché non è praticamente fuggito via.
«Ehi, ha lasciato qui il braccialetto!» ha notato Gerby.
Effettivamente, il tipo l’aveva presa così male che s’era dimenticato di raccogliere parte della merce messa in mostra. E Gerben che ha fatto? Ne ha omaggiato le nostre vicine di plaid.
A quel punto è scoppiato il temporale e siamo scappati anche noi.

Thursday, 19 May 2011

UTERI IN AFFITTO - PREMESSA SONDAGGIO


Per far sì che i nuovi propositi vadano in porto bisogna impegnarsi.
Per questo, per il mio proposito di avere un figlio, ho parlato con un po’ di enti che si preoccupano di dare assistenza nei processi d’adozione e della fecondazione assistita, pur conoscendo io la legislazione vigente in Italia e, quindi, sapendo in anticipo quale sarebbe stata la loro risposta alla mia domanda: «Che speranza ho di avere un figlio? Cosa posso fare?»
Mi sono presentato a loro, ho fornito tutti i dati necessari per un primo studio del caso, a partire dal codice fiscale fino al mio ultimo 730, ma l’esito finale è stato in tutti i casi pressoché questo:

«Ciao Raffaello,
Nulla poiché la legge italiana impedisce l'adozione nel tuo caso. Non ci sono ad oggi novità a riguardo, unica cosa é attendere che qualcosa cambi in futuro
Saluti».

Chiaro.
Come muoversi a questo punto, se davvero fossi determinato nel mio progetto? Andare all’estero e affittare un utero potrebbe essere una soluzione. I costi sono noti da tempo, sia che ci si rivolga a enti statunitensi, sia che si decida per una soluzione più economica in Russia, o in un altro Paese dell’Europa Orientale.
Cosa succederebbe se invece decidessi di andare avanti comunque in Italia?
Anche alla luce della Legge del 19 febbraio 2004, n.40 in materia di “procreazione medicalmente assistita” mi sono domandato che speranza ho di trovare davvero una donna italiana disposta a fittare il proprio utero per darmi un figlio e, quindi, a non avanzare in seguito alcuna rivendicazione di tipo pecuniario né, per così dire, genitoriale.
Ho deciso quindi di indire una sorta di sondaggio/esperimneto.
Prossimamente metterò on-line un Form da compilare (ho pronta una bozza: «MODULO DI SONDAGGIO AI FINI DELLA CANDIDATURA UTERO IN AFFITTO PER FECONDAZIONE ASSISTITA») a disposizione di tutte le donne di nazionalità italiana e residenti in Italia e/o all’estero che fossero disposte a candidarsi come “noleggiatrici” d’utero per darmi un figlio. Sarebbe anche interessante capire quale potrebbe essere il mio costo.
Ripeto che si tratta solo di un esperimento, una sorta d’indagine. Sono cosciente del fatto che al momento non posso avere figli, ma se davvero un domani le cose cambiassero?

Wednesday, 18 May 2011

Aspettando giugno


«Un inizio d'anno tranquillo per i nati nel segno del Toro».
Iniziava così il mio dannato oroscopo di quest’anno. Con la predizione di Giove che si sarebbe avvicinato con circospezione spingendomi a un atteggiamento riflessivo, fino all’arrivo della primavera con le idee chiare, per concludere con… giugno!!
A pasqua ci abbiamo riflettuto a lungo io e Luce, ma anche Regina e Trilly (infatti pare che quest’anno i toro e i pesci avranno un oroscopo molto simile), sotto lo sguardo attonito di Logan che è un acquario, e davanti a un caffè a casa di mio padre, in Calabria, scrutando il fondo della tazzina e il mare che occhieggiava in lontananza, oltre i vetri della portafinestra.
A giugno, precisamente il 4 giugno, Giove entrerà definitivamente nel segno… e quindi via con i cambiamenti, l’apertura la mondo, occasioni fortunate («perché Giove sembra un bastardo, ma è tantissimo generoso, minchia se lo è!»).
Vero è che anche che per i toro della seconda e terza decade Giove arriverà solo nel 2012, ma anche per loro ci sarà una storia d’amore romantica. Peggio ancora, aggiungo io, «un ritorno»!! E qui mi domando: ma Giove e Venere non potrebbero farsi i cazzi loro e pensare solo a farci avere i soldi?
«[…] Ma la pazienza del Toro è proverbiale, quindi i Toro di maggio aspetteranno di buon grado... il lieto evento, e nel frattempo sentiranno il clima positivo in arrivo».
L’attesa impregna l’aria che si affetta con un coltello. Non solo adesso, ma già da mo! Per esempio già da gennaio Luce è in paranoia. S’è accorta sì dell’avvicinarsi di Giove grazie a tre incontri con altrettanti piscivrachetti di prima categoria («Secondo me Giove a noi si ciavvicìna da dietro» le ho confessato).

Ancora, ieri sera sono stato a vedere il mio Gerben allenarsi sui campi di volley. Fra i suoi amici c’erano altri tre torelli che festeggiavano, come me, il compleanno. Uno di loro aveva portato con sé Vangely-Fair (Vanity Fair per i gay) e quindi tutti lì a leggere l’ultima pagina dedicata ai segni zodiacali per scoprire che ancora la menano co’ ‘sto cazzo di Giove! Ci siamo guardati trepidanti, ma anche un po’ intimoriti per la massa di favolosi cambiamenti annunciati.
Io, devo dire la verità, tremo poco dal punto di vista amore. Gerben mi dà molta sicurezza. Se poi dovesse crollare anche quest’ultimo baluardo posso tagliarmi le palle e buttarle dalla timpa rossa dei suicidi di Rossano («La timpa è nu locu rìpidu e scuscisu»).
Ancora, giugno dovrebbe essere foriero di un vero e proprio terremoto sociale. Almeno a Milano. Tutti hanno aspettato l’esito delle votazioni comunali e adesso – ta-tà! Tutti i votanti hanno ripreso in mano le promesse lette sui quotidiani:
«Pisapia via libera alle unioni gay. […] Registro civile per i gay? Lui dice di sì e spiega: “Più che di coppie di fatto parlerei di famiglie, scelte affettive di persone che scelgono o sono costrette a non sposarsi, famiglie allargate. Il matrimonio è una possibilità ma non è un dovere, quelle delle coppie gay sono scelte che vanno rispettate”. Coppie di fatto, famiglie gay, testamento biologico. Giuliano Pisapia non nasconde opinioni, progetti e programmi che immagina per Milano, tutti in contraddizione con gli insegnamenti della Chiesa cattolica»

Eppure giugno non lascia presagire nulla di buono se è vero che le nuove affermazioni all’indomani delle elezioni lasciano intendere una sorta di ripensamento («Le posizioni eticamente sensibili resteranno fuori dell’agenda comunale. Invece sui temi del Walfare cittadino, sulla costruzione di una città più moderna partendo dai bisogni della gente, è possibile dialogare» fonte: gayfreedom.it).

Insomma, noi siamo qui. Aspettiamo giugno da bravi tori pazienti... nella speranza che non ci tiri sotto un treno.

Tuesday, 17 May 2011

I nuovi propositi a 34 anni (appena) suonati


Peccato che non possa mettere giù una lista nozze come dico io. Alla luce del trasferimento nella nuova casa (visto come si sono messe le cose nelle ultime 48 ore faccio belle corna e una strofinatina antipìccio alle palle) mi farebbe proprio comodo.
Ecco uno degli svantaggi per chi non può sposarsi in Italia, o per chi decide di rimanere single: tanti regali in meno! Vi pare giusto?
Dal mio punto di vista, i matrimoni gay dovrebbero essere legalizzati in Italia se non per riconoscere l’amore reciproco fra persone dello stesso sesso che vogliono mettere su famiglia, almeno per riconoscere loro questo diritto ad accumulare regali per il nuovo nido d’amore, come accade a tutte le altre coppie.
Forse secondo qualcuno sarebbe meglio non lamentarsi, ché già ci va bene così, ché potrebbero anche regalarci un bello sputo in faccia (se ci va bene), com’è successo a Valerio e Marco. Effettivamente, gli episodi di violenza e discriminazioni sono ormai all’ordine del giorno, come ha sottolineato “Repubblica”.
Ma il mio desiderio assume ancora più i connotati dell’assurdo se consideriamo che adesso ai gay non rilasciano neppure la patente. È successo in sede d’esame di guida a Brindisi, a Christian Friscina: «Gravi patologie che potrebbero risultare di pregiudizio per la sicurezza della guida».
Naturalmente la grave patologia non poteva che essere l’omosessualità.
È per questo che, al di là di ogni schieramento politico, sono d’accordo con la signora Paola Concia (PD) quando parla di «Omofobia di Stato». Le cose non vanno migliorando proprio per un beneamato cazzo.
Eppure io sono fatto così: vivo in un mondo tutto mio e sogno già il matrimonio (tanto la patente ce lò).
Devo essere sincero: da oggi ho 34 anni e quindi, come dire, ciò ‘na certa età ed è il momento di mettere su famiglia. Così, in vista della fine del mondo mi propongo un nuovo obiettivo: un figlio.
Colgo l’occasione per chiedere aiuto a chiunque possa darmelo (sottolineo: l’aiuto a realizzare questo nuovo proposito).

Monday, 16 May 2011

NOVITà 17 MAGGIO 2011: "175"... Nulla accade per caso


Da oggi in vendita:

Autore: Rf (Raffaello Fontanella)

TITOLO (rif:247068): 175

Viaggio in stanze chiuse, di Epifanio Finamore

Libro NARRATIVA 496 pagine

Prezzo di vendita su ilmiolibro.it 12.00

Prezzo di copertina e di vendita presso laFeltrinelli € 21,50

Per decidere se acquistarlo, leggi l'anteprima su: http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=606206

Scopri gli altri titoli di Rf su ilmiolibro.it e, se di tuo gradimento, non dimenticare di condividerli con i tuoi amici su Facebook! Grande sorriso


«Dopo una vita intera all’insegna dell’infelicità, avevo finalmente cognizione del passato, della storia della mia famiglia e del potere d’inocularmi la conoscenza. Finalmente mi sentivo impaziente di bere la vita, ero ansioso di una conclusione felice».


«Te lo dico io! Noi abbiamo l’anima liquida – acqua di mare pura. Quando ci allontaniamo da qui quella si agita tutta e noi stiamo male. Se ritorniamo, allora si placa e tutto si aggiusta. Le onde non si possono imbrigliare come i cavalli. E quando sbattono dentro, contro lo stomaco come contro uno scoglio, e l’intestino si contorce, si buca, non c’è modo di farle smettere. E allora sei fregato!»


La lotta secolare fra Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa, la vita misteriosa di un santo e un’agiografia inedita, tre storie d’amore e l’origine di un’antica maledizione per un’intera stirpe.

Tutto in un noir mozzafiato e commovente.

Con una rivoluzione frenetica dello spazio e del tempo l’autore svela cosa unisce da sempre un paesino della Calabria alla Grande Madre Russia.

Friday, 6 May 2011

Studiare e lavorare per l'uguaglianza (scuola gay)


In questo periodo politicamente caldo, in cui come al solito molti di quelli che ci rappresentano si arrampicano sui palchi per farsi belli (qui è il caso di dirlo) "col culo degli altri", io ci provo - chi sa che qualcuno non colga il messaggio.
Mentre il sottosegretario alla Famiglia Carlo Giovanardi cade dal pero di fronte alla pubblicità dell’Ikea, i bambini d’oltre manica sorpassano di gran lena non solo lui, ma buona parte della popolazione italiana bigotta e lenta a capire. Come? Dovrebbe essere un’altra domanda da non porsi, tanto è scontata la risposta. Le parole magiche sono: buona educazione.
A differenza che in Italia, in Gran Bretagna hanno capito che è giusto insegnare ai bambini che al mondo esiste anche l’omosessualità. Questo può essere fatto introducendo un nuovo metodo d’insegnamento di tutte le materie, a partire dalla matematica, a finire alla geografia, alle scienze e alle lezioni d'inglese. Basta solo introdurre la variante gay, coinvolgere quella parte della comunità che finora è rimasta ai margini. Per esempio, un problema di matematica che chiede di risolvere la seguente operazione: «Se zia Maria ha due mele e suo marito Giovanni ne ha tre, quante mele hanno in tutto zia Maria e zio Giovanni?», potrebbe essere trasformato in questo modo: «Se zia Maria ha due mele e sua moglie Francesca ne ha tre, quante mele hanno in tutto zia Maria e zia Francesca?». Allo stesso modo, durante le lezioni di geografia, di storia e di lingue straniere si possono introdurre termini quali “outing” e “Pride”. Oppure, semplicemente dirla tutta su Adriano, Michelangelo, Leonardo, Alessandro il Grande, Garcia Lorca, Jane Austin, Giulio Cesare, Rilke, Edoardo II d’Inghiletrra... e hai voglia a continuare!
«Le lezioni sono pensate in maniera tale da aumentare la consapevolezza circa le problematiche di lesbiche, gay, bisessuali e transessuali e, in teoria, possono essere impartite ai bambini già dai quattro anni d’età».
Le lezioni così concepite sono appoggiate dal Dipartimento per l'Istruzione britannico e saranno disponibili per le scuole sul sito web della “Schools Out” (se qualche insegnante o scuola italiana fosse interessata: Download a PDF version of our flyer )
Sue Sanders, insegnante della “Schools Out”, ha detto che «Tutto quello che stiamo tentando di fare è ricordare agli insegnanti che le persone LGBT fanno parte della popolazione come tutti e possono essere coinvolte anche nella maggior parte delle lezioni scolastiche, nel momento in cui si decide di ragionare davvero in modo globale».
Allo stesso modo, il maestro David Watkins coinvolto nel progetto ha detto: «Quando hai un problema di matematica, perché coinvolgere solo una famiglia di diritto, o un fidanzato e fidanzata? Perché non riportare esempi di due ragazzi o due ragazze? […] Non è questione d’insegnare il sesso gay, ma di abituare i bambini all'idea che ci esistono tanti tipi di persone al mondo».
Questo progetto è finanziato dalla “Training And Development Agency For Schools” con la somma iniziale di 35.000 sterle (quasi 40000 euro).
Un portavoce del Dipartimento per l'Istruzione ha aggiunto che «si tratta di materiale didattico facoltativo e che spetta ai docenti scegliere le risorse didattiche più adeguate per contribuire a promuovere l'uguaglianza e la tolleranza».
Non ho mai sentito parole più giuste. Ve lo immaginate se le scuole del meridione fossero le prime a promuovere questa stessa iniziativa in Italia? Che smacco sarebbe!
Voi mi chiederete dove voglio andare se c'è ancora gente che ragiona come Giovanardi... Beh, in effetti... Ma a proposito di scuola, non dimentichiamo che c’è sempre da imparare e che i cambiamenti partono dal basso!

(fonte: Dailymail.com, Kate loveys)

Monday, 2 May 2011

La stanza stregata (tratto da una storia vera) - 2


“Ragà, facciamo una seduta spiritica?”
Ricordo bene l’espressione di tutti noi – dubbiosa, scettica, finanche seccata, ma dopo pochi secondi:
“Sì, dai”
Lo dicemmo quasi in coro.
Finito di mangiare i nostri panini, saltammo in sella ai motorini (rigorosamente senza casco) diretti verso casa di mia madre. All’epoca non sapevamo neppure cosa fossero i caschi, se non quelli di banane. Io con Bum sul mio Sì verde metallizzato, Enzo con Diego sull’ RX del primo, e Marco per i fatti suoi sul Ciao di suo zio Giuseppe.

“Pulitevi i piedi e le ciabatte, se no mia madre mi uccide”.
Così, sulla soglia di casa, buttammo tutti a terra le tovaglie da mare irrigidite dal sale e ci saltammo su a piedi scalzi per nettarci della sabbia.
Io finii per primo. Quindi mi fiondai in casa.
“Inizio ad abbassare le tapparelle?”
“Assolutamente” disse Enzo rivolgendomi uno sguardo invasato “E prendi pure una candela. Ce lài?”
Feci segno di sì con la testa. E Diego aggiunse:
“Oh, ce lài anche un foglio grande, o un cartone per fare la tavoletta ouija?”
“Mo vediamo. Dai, entrate”.
Uno per volta invasero l’ingresso per rimanere dubbiosi con gli occhi puntati su di me, in attesa di istruzioni.
“Che è?” domandai.
“Dove ci mettiamo?”
“In cucina. C’è un tavolo grande. Vinz, prendi una sedia in più dal tavolo della sala, per piacere?” chiesi.
Bum obbedì in silenzio, muovendosi a passi lenti, come in trance. In quel momento avrei potuto rendermi conto che non tutti fra noi erano del tutto sereni all’ idea di tentare un approccio con l’ al di là. Eppure non dissi nulla. Egoisticamente non mi preoccupai di indagare oltre, di assicurarmi che nessuno avesse cambiato idea.
Quando finalmente arrivai in cucina con un foglio strappato dall’ album di disegno tecnico e un pennarello nero, li trovai già tutti belli che spaparanzati intorno al tavolo. Le spalle foderate dalla penombra bluastra spremuta nella stanza dalle avvolgibili semichiuse e, di contro, le grinze dei volti innocenti, sorridenti per l’emozione evidenziati dalla fiamma color ocra ardente della candela in mezzo a loro.
“La tavoletta? Chi la sa fare?”
“Basta scrivere l’alfabeto”.
“E pure i numeri”.
“No! bisogna scrivere anche Sì, No e Ciao…”
“Vero, vero! Cià ragione Diego. Ci vuole pure il Ciao… Ma l’alfabeto deve essere quello inglese? Metti che arriva uno spirito straniero?”
Bum si alzò da tavola, ancora una volta senza proferire parola. Si guardò attorno.
“Vinz, dimmi, che cerchi?”
“Mi dai un bicchiere d’acqua, per piacere?”
Posai carta e pennarello sul tavolo e Marco se ne impossessò subito, iniziando a scriverci sopra a chiare lettere, in stampatello: A, B, C, D, E, F, G, H…
“Dopo la acca ci va la gei o la i?”
E scoppiammo a ridere (“Jàmu bonu, guagliò! Altro che spirito inglese!”).
“A proposito, ci vuole il bicchiere, no?” domandai, facendo capolino da dietro lo sportello della credenza.
“Ci vorrebbe un puntatore…” azzardò Enzo.
“’U puntatore ‘e mammàta. Dove cazzo lo prendiamo un puntatore? È arrivata Maga Magò...!”
“No, dai. Basta un tappo di bottiglia” fece Diego.
“No, il tappo no. È troppo leggero. Poi come facciamo a sapere se è qualcuno di noi che lo muove?”
“Vabbuò. Prendo uno sciannachèddu” decisi per tutti, afferrando un bicchierino rotondo da liquore.
“Mi dai l’acqua, per piacere?” sentii alle mie spalle, e mi voltai.
Bum aspettava con aria per metà spazientita per metà supplichevole.
“Adesso mi dice che deve andare via” pensai.
Me lo aspettavo; da un momento all’ altro mi aspettavo che dicesse qualcosa del genere per andarsene e lasciarci ai nostri giochi infantili. Questo oggi mi fa capire che non ho scuse, che per quante giustificazioni possa trovare per allontanare da me una qualsiasi colpa per ciò che accadde di poi, in verità avevo ben intuito la paura del mio amico, eppure la ignorai.
“Ragà, mi raccomando,” sentenziò Diego in un tono inaspettatamente grave “da mo in avanti basta risate. Lo sapete, no?, quello che può succedere se non la prendete sul serio?”
Ci guardammo l’un altro nello sforzo di trattenere una grassa risata, concordando tacitamente che fosse giusto farla bene fino in fondo, quindi che bisognasse creare l’atmosfera adatta. Solo Bum, in piedi, rimase in disparte col suo bicchiere d’acqua in mano e se ne uscì domandando con voce rotta:
“No, perché? C-uhm!-che he può succedere?”
(continua…)