Wednesday, 8 June 2011

I Bronzi di... chi?



Si lamentano che la nuova campagna pubblicitaria per la Regione Calabria “ci danneggia!” trasformando due opere d’arte in “giovanottoni volgarissimi”. Ma si può parlare davvero di “uso irrispettoso e volgare dei Bronzi” e dire che “la Calabria non li merita”?

A me sembra che qui stiamo rasentando il ridicolo e che l’Italia, ancora una volta, emerge in tutto il suo bigottismo cattolico (i bronzi sono nudi!!). Infatti, il "Corriere" sottolinea come, a detta di Battista Sangineto, nello spot i nobili bronzi assomiglino «nel tratto grafico e nell'ispirazione vagamente omoerotica, ad alcuni fumetti pornografici che, negli anni 70, avevano come protagonisti proprio i due Bronzi, all'epoca più famosi della Gioconda del Louvre».

Per carità, è vero che la “la nave che portava i Bronzi […] affondò casualmente davanti a Riace ma avrebbe potuto affondare da qualsiasi altra parte”, ma basta riflettere un attimo per ricordare che molti dei reperti custoditi nei nostri musei non sono propriamente di manifattura calabrese.
Mi sembra elementare ricordarlo – eppure pare ce ne sia davvero bisogno –, ma la grandezza della nostra regione deriva proprio dal fatto di aver costituito buona parte della Magna Grecia, il che vuol dire, appunto, che della Grecia è stata una colonia, che intere città sono state fondate dai greci (Metaponto ad esempio) grazie ai quali la Calabria ha vissuto il suo periodo di massima ricchezza economica, culturale e artistica.

Allo stesso modo la popolazione calabra si è posta al centro dei traffici commerciali che si svolgevano nel Mediterraneo grazie alle comunità ebraiche (molte città calabresi vantano un quartiere detto della “iudeca”), e così molto dobbiamo anche ai normanni, eccetera eccetera. Insomma che ognuna di tutte le civiltà che ci hanno dominato nel bene e nel male ci ha lasciato qualcosa. E allora? I Bronzi saranno anche di proprietà dello stato, ma - scusate il linguaggio - resta il fatto che per vederli i turisti devono spezzarsi le gammuzze fino a Reggio di Calabria, e anche che se nessuno glielo dice che ci stanno 'sti Bronzi, ecco che possono rimanerci a fare i pappici, nel museo (infatti ci metto la mano sul fuoco che molti dei ragazzi di oggi neppure lo sanno chi, anzi cosa sono i Bronzi di Riace)

Dicono che la maggior parte delle persone che avevano visto lo spot in anteprima lo avevano giudicato inappropriato, eppure i commenti dei lettori sul "Corriere" di oggi sono:

“Io sono calabrese, trovo lo spot molto carino e per niente offensivo. Le critiche avanzate mi sembrano alquanto forzate e prive di fondamento. I bronzi sono nudi di fatto, perché scandalizzarsi se lo sono anche nello spot? Sono "abbronzati" perché sono di bronzo. Ahah! Mi viene solo da ridere nel leggere tutto questo polverone sollevato dai soliti critici e pseudospecialisti del "settore". Che tristezza. In Calabria ci sono ben altre cose di cui scandalizzarsi e questa non è certo una di quelle. ClaudiaM.” ; “bellissima pubblicità! sono archeologa e trovo che lo spot dia risalto ai beni conservati nella regione in maniera spiritosa simpatica e intelligente! bravi”.

Io sono d’accordo con loro nel dire che finalmente è stata data una visione della Calabria che non sia vecchia, bigotta, mafiosa e preclusa, ma finalmente spiritosa, smart e sprint.

Fosse per me, la pubblicità vedrebbe i Bronzi scambiarsi le fedi e i voti nella cattolica di Stilo, o nella nostra Panaghia, stile Ikea, del tipo: “Sono benvenute tutte le famiglie del mondo”.

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