Monday, 13 June 2011

Speciale Euro Pride 2011


Sono felice perché se solo ripenso a quanto scritto poco più di un anno fa…
Sono felice perché è stato un fine settimana all’insegna dell’orgoglio, perché buona parte dei cittadini italiani, tra referendum ed Europride, ha manifestato di buon grado d’intendere i propri diritti e doveri. Sembra che ci sia una coscienza sempre maggiore, e ciò vuol dire anche che c’è volontà di cambiamento.


A dispetto del tempo per nulla clemente in buona parte d’Italia (tranne che a Roma), la nebbia strisciante, il fumo della mente che crea quell’atmosfera indefinita, frammentata e annoiata, soporifera e a tratti avvinazzata, sembra svaporarsi.
All’orizzonte - un bagliore di cambiamento, seppure ancora troppo minimo rispetto a un anno fa, quando avevamo la sensazione di essere rinchiusi in un racconto quale è “A casa del diavolo”, di essere noi Andrej Ivanič, Nečesa, Tichmen’ & Co., i personaggi che Zamjatin faceva “camminare all’indietro” verso la condizione primitiva di una società senza leggi e rispetto, anzi, di una società dotata di una legge fittizia, sempre più dominio del terrore e invasa da ciò che i russi definiscono con il termine “pošlost’”, ossia volgarità, “ma anche mancanza di un gusto esteriore, di dettami morali e di una struttura ideale”.


Se in “A casa del diavolo” Zamjatin fa condurre a Andrej Ivanyč una battaglia personale che termina in una clamorosa sconfitta perché la sua è una lotta individuale, di un ribelle isolato che non appartiene a nessun gruppo, sabato scorso a Roma e ieri e oggi in tutta Italia i nuovi italiani hanno dato un calcio all’individualità, hanno stracciato la cortina che li avvolgeva e li teneva isolati, oppressi.
Certo, siamo ancora lontani anni luce dal poter dire che abbiamo vinto. Ma la minima speranza vale non poco.
Traspare la volontà di riprendersi dall’immobilità entropica che ci ha attanagliato finora, s’intuisce che abbiamo ancora energia a sufficienza per muoverci e andare avanti, che siamo ancora radicati alla vita e soprattutto che anche noi abbiamo la nostra “novità della maniera” nell’esprimerci, perché quest'anno come non mai le novità sono state tante e tutte bellissime.


Avevo letto on-line di propositi magnifici, eppure ho visto poco sul campo. Alla luce delle parole del collettivo universitario “Decidiamo di partecipare, anche noi, insieme ad altre realtà, a quello che vuole essere un movimento che svecchi la Calabria, da sempre considerata fanalino di coda d'Italia per più cose, e per questa in particolare. Da sempre contro cose quali il razzismo, il sessismo e l'omofobia, anche noi come collettivo universitario appoggiamo le diverse campagne di sensibilizzazione che stanno avendo luogo in tutta la penisola, affiancandoci e appoggiando anche il movimento reggino dell'Arcigay” mi aspettavo di più.


I giornali parlano di Lady Gaga – per carità, è stata bravissa –, ma la pop-star ha solo chiuso una giornata di per sé memorabile, in cui i nostri cugini europei, etero, gay e lesbiche che godono già del diritto di sposare e di adottare, sono venuti a sostenere la causa della povera Italia.
Ho incontrato gay e lesbiche di Mosca, di Parigi, leghisti padani (?!) ma pochi conterranei. Qualcuno di Paola, qualcuno di Reggio. Spero di sbagliare alla grande.


Spero che la mia sia stata solo una svista giustificabile con l’impossibilità di essere fisicamente ovunque, quel giorno; di non aver potuto incontrare tutti i partecipanti meridionali perché spersi fra le migliaia di persone che tutt’intorno ballavano e gioivano nel sentirsi liberi.
I giornali continuano a dare fiato a coloro che ignorano gli episodi di violenza che, da nord a sud, anche quest’anno hanno infangato l’immagine del nostro Paese; che si domandano sul perché della manifestazione (“Che motivo c’è di manifestare? Orgoglio di cosa? Mica esiste un Etero-Pride!”) e non si rendono ancora conto di far parte loro, orami, di una minoranza e che non colgono l’importanza di una battaglia (purtroppo quest’anno più sobria che mai) che tutta l’Europa porta avanti anche a nome dei futuri figli e nipoti gay e lesbiche di chi contesta, perché ci siano delle leggi che li tuteli quando saranno loro a prenderle di santa ragione, o quando sarà negato proprio a loro di poter rimanere vicino alla persona che avranno scelto di amare.

Un grazie enorme alla Norvegia, al Portogallo, alla Spagna, agli USA (!!), a tutti i genitori di gay e genitori gay che erano presenti e hanno cosparso l’aria di Roma con il loro ottimismo, il loro buon umore e amore che sempre meno sono la stupefazione di chi si è aggiunto strada facendo, perché si sa che l’amore, come il dolore, non ha senso se non è condiviso.



Sarei felicissimo di ricevere via mail (l'indirizzo è quello sotto) le foto di quei miei conterranei che non ho incontrato e che, come me, possono dire oggi "Io c'ero!".

2 comments:

Anonymous said...

Bello gioioso orgoglioso quel che scrivi...e un sorriso nasce spontaneo da dentro! :O))))))


Fabio

Anonymous said...

...i bigotti, falsi perbenisti, gli ipocriti ed ignoranti esistono e sono un popolo nutrito, ma la cultura e l'intelligenza li può sconfiggere..basta l'unione e questi eventi lo dimostrano...
Tt