Monday, 28 November 2011

Servitori invidiosi e paurosi

Quello che ho capito in quest’ultimo anno è che alcuni sentimenti che pensavamo di non conoscere affatto maturano con il passare del tempo.
Voglio dire che personalmente non sono mai stato invidioso (forse un po’ geloso), ma nell’ultimo anno confesso che una punta d’invidia ha trovato spazio in me.
Ho capito che quasi sicuramente la humus dell’invidia è il nostro operato dall’età della scuola dell’obbligo fino all’età appena dopo l’esserci resi economicamente indipendenti.
L’invidia è correlata sicuramente ai soldi, quindi all’amore (e vice versa), anche se non è questo il mio caso specifico.
Un bambino povero non sarà invidioso del suo amichetto più ricco. Forse geloso, ma invidioso no, perché “sentirà” di avere ancora una chance per volgere il destino in proprio favore. Penserà: “Studierò, m’impegnerò e farò tanti soldi e un giorno anche io avrò dei giocattoli bellissimi!”.
Ma se il bambino crescerà, studierà (magari anche no) diventerà uomo e inizierà a lavorare e a trentacinque anni sarà ancora povero e la sorte non gli arriderà allora… Allora inizierà a provare invidia. Per le capacità di chi è “arrivato in alto”, o per chi in alto ci è arrivato per le giuste conoscenze che lui non ha; perché se fosse stato più bello forse avrebbe superato un colloquio.
Quindi l’invidia è una faccia della medaglia; l’insoddisfazione è l’altra.
Sbaglio?
Ho trascorso un fine settimana molto divertente con Warm Mayor e i suoi amici, durante il quale ho provato invidia. Mi ha colto di sorpresa, ma non la riflessione sull’insoddisfazione circa gli obiettivi raggiunti.
Non mi ritengo un ambizioso, ma mi chiedo se gli ambiziosi sono più invidiosi degli altri, se c’è qualcosa di male nei nostri desideri, oppure se sono invidiosi solo gli avidi.
Certo è che la mia invidia di questo fine settimana non è legata al denaro e che in ogni caso se siamo abbastanza intelligenti, non dovremmo avere difficoltà a mutarla in stimolo a fare meglio, a non disperare, forse a volerci più bene.

Sono convinto, però, che di questi giorni non essere invidiosi in un senso molto più ampio del termine sia molto difficile perché l'invidia di molti è alimentata dalla paura.
Per esempio, ieri Matteo Motterlini ha scritto sul "Corriere" che quando si parla di soldi nel cervello si attivano aree come l' insula e l' amigdala, che intercettano il disgusto e la paura: «Perdere denaro, o avere paura di perderlo, sviluppano emozioni negative che pesano fino al doppio rispetto al piacere suscitato dal guadagnare. Quindi in questo momento di grande incertezza le nostre aree sono continuamente eccitate. Questo scatena forte irrazionalità che non aiuta a prendere le migliori decisioni».
Quanto è legata questa paura all'invidia degli italiani?

Un proverbio recita: «L’ingratitudine nei signori, l’invidia fra i servitori», Mentre mio nonno ripeteva sempre: «Meglio invidiati che compatiti». Quindi - meglio essere fra i signori, non per forza ingrati, ma pur sempre signori. Chi sono i signori di oggi, e chi i servitori?

Come sottolineò C. Magris durante un’intervista a G. Zeccola dell’Associazione Italiani in Svezia, dobbiamo cercare di tenere uniti ragione e cuore, cercare di «capire con la ragione e l’intelligenza come funzionano le cose, come si svolgono, quali sono i rapporti tra causa ed effetto […]. Una ragione che non faccia i conti con quello che chiamiamo cuore, e cioè con quella affettività con la quale ogni individuo partecipa alle vicende del mondo, è inutile. Perché la vita non è la dimostrazione del teorema di Pitagora […] La vita è un tutt’uno, nella vita […] esiste l’individuo e quindi le società, le culture che si cimentano con questo caos ora sconvolgente, ora affascinante e appassionato che è la vita. […] Bisogna cercare sempre di essere curiosi della vita, sempre generosi».
Forse, ciò a cui stiamo andando incontro è peggio di una società d’invidiosi. È una società di cattivi. Io non credo di esserlo ancora diventato, ma sono convinto che molti mi abbiano già preso questa strada, che ci siano in giro già troppi Jago che, come ricorda ancora Magris, non è invidioso di Otello perché Desdemona lo ama, ma è invidioso della felicità di lui, soffre della felicità degli altri e commettere il male per distruggere una felicità che non gli appartiene.

Iago:
«Il cielo vi protegga. Non son più vostro alfiere.
Voglio che il mondo testimon mi sia
che l’onestà è periglio.»

Monday, 21 November 2011

La prova vacanza

Per molti, Natale come Ferragsto è periodo di viaggi. 
È credenza diffusa che quando un uomo decide di prenotare una vacanza con una nuova fiamma vuol dire che è sua intenzione sperimentare la convivenza 24h su 24 in modo da stabilire se quella può essere la Storia con la “S” maiuscola.
Alla luce di ciò ho ripensato a com’è iniziata la storia mia e di Mayor. Praticamente l’esatto opposto: siamo partiti in vacanza per Amsterdam dopo solo tre settimane di frequentazione. Ma già so che c’è chi ha fatto di meglio. C’è chi è andato a convivere dopo pochi giorni, altro che viaggetto…!
Ma è davvero così che funziona? Davvero qualcuno crede che una vacanza insieme possa dare l’idea di come sia la vita insieme?
Magari sì.
La mia vacanza con Mayor andò benissimo. Non fu vissuta come prova di convivenza e, infatti, non conviviamo tutt’oggi. Trasgredimmo entrambi: sesso sfrenato e tutto ciò che una città come Amsterdam potesse offrirci. Devo ammettere che fu interessante non solo vederlo, ma anche vedermi all’opera.
Però conosco persone come i miei amici Canappa e Lilly che dopo un mese di relazione, durante la loro prima vacanza con i rispettivi fidanzati, si sono viste messe da parte, abbandonate, scaricate per uno sconosciuto.
Storie molto simili fra loro. Ma quella che racconto di seguito vale per tutte le altre di cui sono a conoscenza.

Lui è un architetto olandese che lavora e vive a Milano con il suo compagno calabrese da 11 anni. Dopo un lungo periodo di privazioni, finalmente decidono di potersi permettere una vacanza. Partono per Barcellona. La prima sera vanno a ballare in una fra le migliaia di discoteche delle città. In pista, l’allegro olandesino conosce un ragazzo che gli apre gli occhi - capisce di aver preso un granchio (un granchio grosso 11 anni!) Dopo l’intera notte di passione con la nuova fiamma, appartato in un angolo del locale, torna in pista dal suo (ex) fidanzato che lo cerca preoccupato e lo molla lì, dandogli la notizia che dal giorno dopo andrà a vivere con Juanito (nome di fantasia) e che non tornerà più in Italia.
Naturalmente, al calabrese rinnegato non rimane altro che ripartire subito per Milano, da solo e depresso al limite di ogni umana sopportazione.
Dopo una settimana di silenzio assoluto lui richiama comunicando agli amici e ai parenti che si è trasferito a Barcellona che l’appartamento in affitto condiviso con l’ex dev’essere sgomberato, quindi se possiamo, per piacere, portar via di lì tutta la sua roba, ammassarla in una soffitta o in un garage e che tornerà a prenderla quanto prima, che intanto possiamo scegliere cosa tenere per noi in modo da alleggerire il suo fardello in vista del trasloco internazionale.
L’ultima volta che se ne sono avute notizie stava per sposarsi.
Del mio conterraneo, invece, non ho saputo più nulla. Si vocifera che viva con un nuovo compagno in Germania. Alla fine ce l’avrebbe fatta anche lui.

Chi avrebbe il coraggio di biasimare l’uno, o l’altro?
Ecco che mi par di capire che se c’è qualcosa di sicuro questa è che, che sia all’inizio di una frequentazione o dopo una vita insieme, le vacanze hanno sempre un forte potere chiarificatore.

Wednesday, 9 November 2011

Le lucide sensazioni dell'amore. In breve

Dopo aver ricevuto il messaggio della mia cara Logan, ci ho pensato a lungo anche io.

Ho deciso che i nostri commenti sull’amore e le nuove situazioni che ci ritroviamo ad affrontare non possono non essere influenzati dalla nostra età. Anche quando vinciamo le trappole dei piscivrachetta che incontriamo lungo il cammino e raggiungiamo la tanto agognata relazione stabile.

So già che finirò con il ricollegarmi a un vecchio articolo (Se un over 30 va con un ventenne) Personalmente, trovo che oltre alle fila di amici che vivono ormai la seconda gravidanza, o ai bambini che per strada si rivolgono a me con lo strano epiteto di “signore”, ci sono dei segnali strani (che io definisco domestici) che mi dicono che inizio a essere in là con l’età e che sono:

- Il cassetto sotto la TV strapieno di caricabatterie. La libreria in cui ho incastrato la TV, infatti, ha in basso un cassetto enorme ch’è divenuto una sorta di discarica. Conservo lì tutto ciò che non uso, ma che – mi illudo – un giorno potrebbe tornare utile. Tipo, appunto, i caricabatterie di tutti i cellulari posseduti fino a oggi e che nel tempo si sono logorati fino alla morte definitiva. Ecco oggi come la tecnologia per me segna il trascorrere del tempo
- Per tornare alla mail di Logan quando dice: “l'amore è altro, l'amore è conoscere qualcuno che ti rende sereno […] che certamente ti deve piacere e con cui ci deve essere una attrazione sessuale.. ma oggi penso che il vero amore derivi da una lucida sensazione che pervade il cuore dietro l'input del cervello, con il permesso dell'istinto! ;)”. Ebbene, credo che l’avanzare dell’età sia segnato proprio da quell’ “input del cervello”. Voglio dire che noi “vecchi” della Generazione Xanax – chi più chi meno – a furia di arrovellarci il cervello fra le mura domestiche, con o senza amici, abbiamo imparato a decifrare il linguaggio non verbale di un possibile partner, e riusciamo a distinguere ormai la semplice voglia passeggera di una scopata per una notte, dal vero coinvolgimento emotivo che potrebbe condurre a “La Relazione”. A tal punto che molti di noi sono disposti a mettere in secondo piano il sesso. Attenzione! Non parlo di rinuncia totale al sesso, ma del trovare il pieno appagamento in una relazione che può essere composta al 60% (o 70%) dalla semplice serenità interna alla coppia contro solo il 40% (o 30%) di sesso, pur sempre selvaggio e superfantastico perché fatto con la persona amata

In linea di massima, credo che noi abbiamo un maggiore equilibrio interiore, tanto rispetto a un ventenne che a un sessantenne. Cara Logan, noi siamo quelli che iniziano a dire a se stessi “aveva ragione mia madre”, ma non dicono ancora a quelli più piccoli “non fare gli errori che ho fatto io”.

Ancora in linea di massima,e per farla breve, credo che potremmo evitare di frequentare chi:
- Anche se nostro coetaneo, se ne va in giro in metropolitana con l’I-phone con la musica (elettronica) sparata a palla che la sente anche il capotreno, nonostante le cuffie…
- Come ricorda Blogzarro, in generale chi è nato dopo il 1982 (mi spiace per te, caro Big-Lo)
- Anche se del ’75, l’ultima volta che ha giocato a un videogioco non è stato in una sala giochi
- Chi comunque non sempre capisce di cosa stiamo parlando, del tipo che non sa chi è Enrico Beruschi (mi è capitato settimana scorsa, quando sono andato a teatro a vedere un’edizione rivista de “Il barbiere di Siviglia” presentata appunto dal comico in questione), o Tinì Cansino, o non conosce le canzoni di Amanda Lear
- Chi non ha almeno una musicassetta piena di canzoni registrate in diretta dalla radio, che in sottofondo si sente nostra madre che grida: “E’ prontoooo!” e un mangianastri con cui ascoltarla
- Chi gli abiti vintage li deve comprare e non deve cercare nel proprio armadio, come noi

Sensazioni più lucide di queste non ne trovo…
Besos