Tuesday, 20 December 2011

Quel gay nella capanna

Quest’anno sono stati ancora tanti i messaggi ricevuti di uomini, soprattutto giovani, che lamentavano l’impossibilità per qualsivoglia motivo (più o meno condivisibile) di fare outing in famiglia. 
Ed ecco che le feste natalizie si prospettano tutt’altro che gaie per alcune coppie omosessuali. Soprattutto al sud? 
Sono molti i gay e le lesbiche meridionali che spesso con la scusa del lavoro – che a guardar bene non è affatto tale - si trasferiscono nelle grandi città del centro-nord come Roma e Milano, dove finalmente ritrovano una propria dimensione e riescono a vivere serenamente la propria sessualità e vita affettiva. La stessa cosa accade in altre parti del mondo, come per esempio in Russia; migliaia di ragazzi lasciano la propria patria per tornare a respirare all’estero. E così via… 
È tutt’altro che lieto e buono il Natale quando la persona che amiamo non può essere al nostro fianco, e quando siamo costretti a scegliere se aprire i regali e mangiare gomito a gomito con i cugini, gli zii e i fratelli, oppure con la persona con cui, fino al giorno prima, siamo usciti di casa per andare a lavoro, o per dare un esame all’università; con cui ci siamo vestiti al mattino nello stesso bagno e abbiamo fatto colazione. 
«Be’, scemo chi sceglie di stare con i parenti, se questi non accettano il suo compagno/a, quindi se non accettano lui!»
È davvero così semplice? 
Per molti gay il Natale diventa il periodo più teso dell’anno. Molti cercano di barcamenarsi fra telefonate appartate dalla moglie e dai figli per scambiare due parole con il proprio compagno, o dai genitori, o dai compagni di scuola. 
Molti uomini di chiesa ricordano che Gesù nacque in una famiglia che visse il proprio dramma proprio in questo giorno: ecco Maria - donna incinta e non sposata; le difficoltà di un lungo viaggio senza un posto dove stare... È per questo che alcuni portano il Natale come esempio del momento più azzeccato per darci da fare e affrontare ciò che pare "indebolire" la nostra famiglie. Il momento della riconciliazione. Eppure, di fronte a queste parole molti bigotti pensano: «Ecco, se dev’essere un momento di riconciliazione, allora non fare il ricchione del presepe, il gay nella capanna, e non rovinare tutto venendotene fuori col fatto che sei gay quando la zia Palmira ti chiede perché ancora non sei sposato!» 
Insomma molti scambiano il Natale, il momento propizio per aprire il nostro cuore alle persone a cui teniamo di più, con la circostanza meno adatta per “fare scenate”, la situazione ottimale per “imparare a chiudere quella boccaccia”. Cercare di rendere parte della nostra vita le persone a cui vogliamo bene diventa in questo modo sconveniente, così come lo è parlare di politica a tavola, intorno al capretto al forno con patate. Il Natale diventa insomma l’ennesima occasione per discriminare e far soffrire anche le persone a cui ci sentiamo più legate, allontanandole sempre di più da noi. 
Quindi ecco il mio terzo consiglio per gli acquisti di Natale di quest’anno, un regalo per la mamma o la zietta fondamentalista: "Iglesia católica y homosexualidad" (Editore Nueva Utopía, 2006, p. 224 ) di Raúl Lugo, sacerdote dello Yucatán (Messico) che spiega come Gesù di Nazaret non abbia mai condannato gli omosessuali, e che “chiunque sia discepolo di Cristo, debba necessariamente stare accanto alle persone che soffrono, a prescindere dal giudizio morale che si possa ad esse attribuire”. 
A proposito di indignati «Padre Lugo è un appassionato di letteratura. Le ingiustizie, la manipolazione della fede e la mancanza di rispetto verso i più poveri lo sdegnano. Per questo, dal 1991 prende parte a Indignación, un’organizzazione civile che promuove l’esercizio dei diritti umani nelle comunità maya dello stato dello Yucatán; è, inoltre, amico e pastore dell’Oasis de San Juan de Dios, albergo ubicato nel comune di Conkal che accoglie gli ammalati di HIV/aids. […] autore di “Las trampas del poder” (“Gli inganni del potere”); “Flor que nace de la muerte” (“Fiore che nasce dalla morte”)» etc… 
In questo volume Don Lugo difende la diversità sessuale. Sul suo testo, pubblicato in Spagna dalla Casa Editrice Nueva Utopía, è stata fatta istanza vaticana. 
«La Chiesa deve condannare l’omofobia» legge l’intervista di Christian Rea Tizcareño al sacerdote messicano (http://www.notiese.org/) «D’accordo con Lugo, le chiese cristiane dovrebbero mettere seriamente in discussione il proprio discorso religioso per capire se, ideologicamente, incoraggiano o meno i mali sociali come l’omofobia; infatti “non troviamo né nelle prediche, né nella prassi di Gesù alcuna critica all’omosessualità; al contrario, pare che Egli abbia sempre dato poca importanza agli argomenti di sessualità”»
Un altro testo molto interessante potrebbe essere “Gesù non l’ha mai detto” di Bart D. Ehrman che, come recita il sottotitolo, spiega “Millecinquecento anni di errori e manipolazioni nella traduzioni dei vangeli”, palesando almeno la possibilità che non tutto ciò che sta alla base di molte discriminazioni stupide che resistono ancora oggi non hanno alcun fondamento. 
Detto questo, se vi andrà ancora di capire perché soprattutto il meridione d'Italia sembra non essere stato assolutamente toccato dal vento fresco dell'Illuminismo e perché qui sopravvivano elementi "magici" piuttosto che razionali, vi consiglio "Sud e Magia" un classico, di E. De Martino con introduzione di U. Galimberti (ed. Feltrinelli). 
Vi auguro di nuovo buon Natale e ci sentiamo presto.

Sunday, 18 December 2011

С Рòждеством также всех русских друзей...

Qualche giorno fa ho trascorso un’ora e mezzo al telefono con una cara amica, una parte fondamentale del mio passato e della mia vita, la quale in verità mi ha compatito perché vivo a Milano (lei vive in Toscana), una città cui lei non riuscirebbe mai ad abituarsi perché la gente di lì - ha detto - appena arriva a casa accende il pc, si collega a facebook, e quando telefona usa sempre e comunque l’auricolare in modo da poter fare altre cinque cose contemporaneamente. Io pensavo che ormai fosse così ovunque, o no? A ogni modo, a un certo punto mi ha fatto: “Ma sono in vivavoce? Che stai facendo, che è sto rumore?”
Ti chiedo scusa Stella, anche se non avevo l’auricolare e non eri in vivavoce, è vero che mentre parlavo con te scaricavo l’aggiornamento dell’antivirus… Però da come rispondevo a tono penso tu abbia capito che ti ho ascoltato fino all’ultima parola… il che non toglie che forse hai ragione.

Si dice che siamo il paese europeo con il più alto numero di cellulari e la maggiore concentrazione di rincoglioniti su facebook. Allora mi domando se è vero gli italiani, soprattutto i ragazzini, e segnatamente i milanesi, stanno perdendo irrimediabilmente la loro personalità, e se è vero, che siamo il popolo europeo in assoluto sempre meno capace di badare a se stesso, alla costante ricerca di qualcuno che agisca per conto suo quando si tratta di gestire situazioni difficili. Siamo davvero tutti quanti figli/cittadini viziati da genitori/governi irresponsabili?

Data la situazione attuale del Paese e il periodo specifico dell'anno, per contrasto mi è venuto in mente un racconto di uno scrittore russo. Penso sia un regalo azzeccatissimo.
All'interno di una raccolta, il titolo è a “A Natale”. L'autore - Anton Cechov.
Narra della vecchia Vasilisa che non vede da 4 anni la figlia Efim’ja, cioè da quando si è sposata ed è andata a vivere a San Pietroburgo. La vecchia vorrebbe sapere come sta la figlia, come stanno i suoi nipotini (senza neppure avere la certezza che Efim’ja ne abbia partorito alcuno), ma né lei né il marito sanno scrivere. Per questo si rivolge al cognato dell’oste del posto, tale Igor’, per commissionargli un po' di lettere. Vasilisa vorrebbe raccontare tante cose a Efim’ja, per esempio che il grano non basta più, che lei e il marito, Petr, hanno dovuto vendere la vacca e hanno dovuto chiedere dei soldi in prestito. Deve farle sapere che il papà è malato, forse sul punto di morte...?

Forse, scrivendo questo racconto, Cechov pensava all’indigenza vissuta da giovane, prima di divenire un medico e uno scrittore di fama. Cechov non dimenticò mai le proprie origini e le privazioni che aveva dovuto sopportare e che lo resero sempre così comprensivo e disponibile nei confronti di amici e famigliari.

Fanno pensare le parole che scrisse in una lettera allo zio Mitrofan il 31 gennaio 1885: «Ho molti amici e di conseguenza molti clienti. Una metà li curo gratis, l'altra metà mi paga cinque o tre rubli a visita. Ovviamente non sono ancora riuscito ad accumulare un capitale e non l'accumulerò tanto presto, ma vivo in maniera piacevole e non mi manca nulla. Se camperò e starò bene, il futuro dei miei è assicurato».

“Il futuro dei miei”… Questa la preoccupazione in cima a tutti i pensieri. Un esempio di affetto e responsabilità genitoriale forse oggigiorno andato perso.

Titolo del Corriere di due giorni fa: "Istat: gli stipendi con l'aumento più alto sono quelli di Palazzo Chigi".

Molti italiani si sentono orfani, ormai da molto tempo. Forse è il momento buono per iniziare a fare i genitori.

С Рòждеством также всех русских друзей. Hадеюсь, что мы все найдём под ёлкой новое правительство, которое будет заботится о своей стране, как Чехов заботился о своей семье.

Wednesday, 7 December 2011

Bus dreams

Finalmente è arrivato lo stipendio!
Sincerely, ho tirato un sospiro di sollievo e mi sono sentito come un fortunato superstite, scampato a un'epidemia mortale dilagante.
Quindi sono partito. Si torna a casa. Altro matrimonio, ennesimo segno che passa il tempo - per gli altri, non per me. I miei cugini sposano. Io non posso. Io resto il bambinone di sempre. Lo pensano gli altri - inizio a crederci anche io. Tant'è.
Queste traversate dell'italia in pullman di minimo tredici ore (stanno per toglierci anche l'unico treno diretto Milano-Crotone; chi potrà più biasimare il mio collega che quando gli dico che vado in Calabria mi risponde "Ah si'? E quando torni in Italia?") mi danno il tempo di scrivere, di leggere. Pensare.
A proposito di epidemie ho letto un articolo bellissimo di Pigi Mazzoli per "Pride": "La guerra dei 30 anni, un protagonista della battaglia contro l'AIDS e annessi pregiudizi, sieropositivo dagli anni Ottanta, racconta in soggettiva la sua epica lotta".
Trent'anni dalla prima pubblicazione scientifica sull'AIDS. 30 anni! N'è passato di tempo, eppure a volte ho la sensazione di non essere il solo a rimanere immutato. Lo so che non è cosi', che è ingiusto scriverlo, soprattutto nei confronti di quegli scienziati che hanno dedicato la vita alla ricerca (spesso a dispetto dei fondi miseri concessi loro), di quegli uomini e donne che hanno dato la vita, nel senso che sono morti, per conquistare la possibilità di vivire la propria esistenza ideale con un compagno o compagna dello stesso sesso.
Anche i crackers dell'Autogrill ammoniscono la mia ingenuità e il mio pessimismo connaturato: "Credi davvero che siamo stati impastati da la signora Olivia e suo marito Marino, dalle loro mani, nella loro minuscola botteguccia, quella della foto in bianco e nero sul retro della confezione?"
Ma sono ottimi!, ho pensato, come potrebbe essere altrimenti? Magari, anche se preparati in uno stabilimento emiliano, hanno seguito davvero l'antica ricetta della fornaia Olivia della foto, allora ancora giovane e bella, che guarda dritto nell'obiettivo.
"Come no! Ma te l'immagini mentre fa al marito - bono lui, giovinastro d'altri tempi! - passami l'amido modificato di mais e lo sciroppo di glucosio... E adesso passami il carbonato acido di ammonio..."
...Effettivamente.
Dopo i crackers, anche i cessi della stazione di servizio sembrano gridare al futuro, alla tecnologia. Appena ti avvicini e fai per slacciarti la cintura, i vespasiani iniziano a sbuffare e spruzzare detergenti e igienizzanti; profumo ovunque, tanto che per dare l'idea del fetore che domina la Feltrinelli di piazza Duomo non mi viene più nemmeno da paragonarla ai bagni pubblici.
Nel futuro ideale è tutto magnifico, certo, se non fosse per le capedicazzo di tutti i giorni che gettano i fazzoletti di carta negli scarichi sicchè appena lasci andare il primo getto di piscio che ti stava facendo scoppiare la vescica parte lo scarico automatico, l'acqua riempie tutto e ti inonda i piedi.

Sunday, 4 December 2011

NOVITà NATALE 2011: "Le rétroviseur" di Rf‏‏

Da oggi in vendita:


Autore: Rf (Raffaello Fontanella)
Le rétroviseur (rif:287156)
sottotitolo: Ho ucciso Miranda Hobbes
Libro NARRATIVA 320 pagine
Prezzo di vendita su ilmiolibro.it € 10,36 (invece che € 16,00)


«Ho letto il suo libro, signor Madavieci…»
«Madavieč, senza i»
«Comunque, grazie. Davvero. Spero che le sia piaciuto».
«Oh, non sa che ridere. Ma che bella voce che là il Madavieci qui, ne?»
«La ringrazio. Però adesso basta se no mi fa arrossire».
«Sa, mi g’ho un fioeu che l’è un basot…»
«Ah... E come si chiama? Quanti anni ha?»
«Ernesto. El g’ha quarant’ann’ e l’è de l’otra spunda anca lü. Lo vuole conoscere? Sarei così felice se si sistemasse con lei!»


Metà russo e metà calabrese, Madaviec Dylda ha quaranta anni e lavora come scrittore e spedizioniere. Dopo il successo del suo primo romanzo, "Volevo essere Miranda Hobbes", lascia la rubrica giornalistica "Novantagradi°" dedicata ai cuori solitari e racconta come ha conosciuto l'uomo della sua vita, Mayor, che lo ha affiancato nella resa dei conti con il nemico del cuore di sempre... Ignoto.
Ancora una volta l'autore chiama in aiuto la migliore letteratura mondiale per interpretare i fatti della vita, rendendola parte di una storia grottesca e divertente al tempo stesso.

«Lei conosce il nostro programma, Madavieč?» chiese la De Filippi.
Annuii.
«Quindi sa bene che fra poco io aprirò la busta, e che finalmente scoprirà chi è la persona che l’ha mandata a chiamare».
«Sì…»
«E che questa persona rimarrà in silenzio finché lei non le darà il permesso di parlare…»
«Sì…»
«E che, se la farà parlare, dopo aver ascoltato potrà decidere se togliere il muro, oppure…»

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