Sunday, 18 December 2011

С Рòждеством также всех русских друзей...

Qualche giorno fa ho trascorso un’ora e mezzo al telefono con una cara amica, una parte fondamentale del mio passato e della mia vita, la quale in verità mi ha compatito perché vivo a Milano (lei vive in Toscana), una città cui lei non riuscirebbe mai ad abituarsi perché la gente di lì - ha detto - appena arriva a casa accende il pc, si collega a facebook, e quando telefona usa sempre e comunque l’auricolare in modo da poter fare altre cinque cose contemporaneamente. Io pensavo che ormai fosse così ovunque, o no? A ogni modo, a un certo punto mi ha fatto: “Ma sono in vivavoce? Che stai facendo, che è sto rumore?”
Ti chiedo scusa Stella, anche se non avevo l’auricolare e non eri in vivavoce, è vero che mentre parlavo con te scaricavo l’aggiornamento dell’antivirus… Però da come rispondevo a tono penso tu abbia capito che ti ho ascoltato fino all’ultima parola… il che non toglie che forse hai ragione.

Si dice che siamo il paese europeo con il più alto numero di cellulari e la maggiore concentrazione di rincoglioniti su facebook. Allora mi domando se è vero gli italiani, soprattutto i ragazzini, e segnatamente i milanesi, stanno perdendo irrimediabilmente la loro personalità, e se è vero, che siamo il popolo europeo in assoluto sempre meno capace di badare a se stesso, alla costante ricerca di qualcuno che agisca per conto suo quando si tratta di gestire situazioni difficili. Siamo davvero tutti quanti figli/cittadini viziati da genitori/governi irresponsabili?

Data la situazione attuale del Paese e il periodo specifico dell'anno, per contrasto mi è venuto in mente un racconto di uno scrittore russo. Penso sia un regalo azzeccatissimo.
All'interno di una raccolta, il titolo è a “A Natale”. L'autore - Anton Cechov.
Narra della vecchia Vasilisa che non vede da 4 anni la figlia Efim’ja, cioè da quando si è sposata ed è andata a vivere a San Pietroburgo. La vecchia vorrebbe sapere come sta la figlia, come stanno i suoi nipotini (senza neppure avere la certezza che Efim’ja ne abbia partorito alcuno), ma né lei né il marito sanno scrivere. Per questo si rivolge al cognato dell’oste del posto, tale Igor’, per commissionargli un po' di lettere. Vasilisa vorrebbe raccontare tante cose a Efim’ja, per esempio che il grano non basta più, che lei e il marito, Petr, hanno dovuto vendere la vacca e hanno dovuto chiedere dei soldi in prestito. Deve farle sapere che il papà è malato, forse sul punto di morte...?

Forse, scrivendo questo racconto, Cechov pensava all’indigenza vissuta da giovane, prima di divenire un medico e uno scrittore di fama. Cechov non dimenticò mai le proprie origini e le privazioni che aveva dovuto sopportare e che lo resero sempre così comprensivo e disponibile nei confronti di amici e famigliari.

Fanno pensare le parole che scrisse in una lettera allo zio Mitrofan il 31 gennaio 1885: «Ho molti amici e di conseguenza molti clienti. Una metà li curo gratis, l'altra metà mi paga cinque o tre rubli a visita. Ovviamente non sono ancora riuscito ad accumulare un capitale e non l'accumulerò tanto presto, ma vivo in maniera piacevole e non mi manca nulla. Se camperò e starò bene, il futuro dei miei è assicurato».

“Il futuro dei miei”… Questa la preoccupazione in cima a tutti i pensieri. Un esempio di affetto e responsabilità genitoriale forse oggigiorno andato perso.

Titolo del Corriere di due giorni fa: "Istat: gli stipendi con l'aumento più alto sono quelli di Palazzo Chigi".

Molti italiani si sentono orfani, ormai da molto tempo. Forse è il momento buono per iniziare a fare i genitori.

С Рòждеством также всех русских друзей. Hадеюсь, что мы все найдём под ёлкой новое правительство, которое будет заботится о своей стране, как Чехов заботился о своей семье.

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