Tuesday, 17 January 2012

Wedding cage. Un amore di gabbia

Ai tempi dell’under 18, quando negli spogliatoi si parlava di donne (sì, di donne!), se qualcuno gli faceva notare che era sposato e poteva risparmiarsi certi commenti, il mio allenatore di volley era solito replicare così: “Che, mica quando uno si sposa si arricchionisce!”
È la stessa cosa che oggi con mia meraviglia (nemmeno tanta) ho ripetuto a Mrs Erection. Dopo innumerevoli tribolazioni del cuore, la mia amica Mrs Erection pare abbia finalmente trovato l’amore! Quanto l’ha cercato, quanto l’ha voluto, quanto ha sofferto per lui! Adesso, dicevo, ce l’ha! 
 “E poi, il tipo ideale non esiste, non trovi?” discutevamo qualche tempo fa, quando voleva convincermi che Shaolin – il suo nuovo uomo – fosse l’uomo perfetto per lei “Secondo me lui è il mio tipo, per via dei suoi pregi, certo, ma anche per via dei suoi difetti”
Ricordo di aver pensato: “Ha ragione lei. Il principe azzurro non esiste – un tipo così come lo hai sempre sognato: carnagione scura, tratti pronunciati, mediterranei - alla turca tanto per intenderci – occhi azzurri e muscoli al posto giusto, alto, protettivo e chi più ne ha più ne metta…” 
Davvero, sì. Credeteci: il principe giusto non esiste, non lo incontrerete mai… fino al giorno in cui non infilerete il dito nella vera, o accorderete al vostro uomo di rinchiudervi nella dolce gabbia dell’amore, che sia del matrimonio o no non importa. Fateci caso. Fidanzatevi e, due secondi dopo, quando avrete girato l’angolo, vi imbatterete in uno splendido turcaccione, dagli occhi azzurri e alto tre metri con due spalle così! Oppure una settimana dopo, il giorno in cui vi sarete chiusi la porta della sala riunioni alle spalle per la decima volta, ecco che vi troverete davanti a un commerciale vestito a puntino, scarpe come “Style” comanda - le “Derby” stringate lavorate, Ermenegildo Zegna da eur 1200, oppure i mocassini “Coccodrillo” di Gucci (prezzo su richiesta). Insomma, un tipo un po’ alla Alessandro Benetton (quanto me piace!), che anche l’aria è piena del suo “Acqua di Giò” e la luce si spegne sulle trame delle sue cravatte Canali… Altro che Antonio Scurati, cui pretendono di far spiegare “come avere tutto il meglio in tempi difficili”! 
Lasciatevelo dire: tra i trasportatori e commerciali della logistica si annidano un sacco di figoni! 
Comunque sia, quando ve ne ritrovate uno davanti… Che fare a quel punto? 
Le risposte di solito sono di due tipi: 
1. Occhio non vede, cuore non duole (capisci a me!) 
2. Niente. Spràcchiatevi gli occhi, staccateli dall’orbita e lanciateglieli addosso, ma poi raccogliete tutto e scappate
In ogni caso: che, mica quando uno si sposa o si fidanza diventa ricchione, - o lesbica, a seconda dei casi, né ridiventa etero - o no?
Personalmente, sono per la soluzione numero 2: Che male c’è a rifarsi gli occhi? Eppure c'è chi è contrario addirittura alle occhiate perché ci si guarda intorno, dicono, quando non c'è più interesse per la persona che abbiamo a fianco.
E se invece di guardarsi intorno la vostra donna si fossilizzasse su discorsi del tipo "la riabilitazione della figa dopo la gravidanza, il rilassamento della vagina e le creme anti smagliature" - come mi ha riferito la Poeta riguardo alle sue amiche -, o se il nostro uomo si perdesse sempre e solo dietro ai messaggi delle chat e ai profumi Marc Jacobs e l'ultimo modello di AC&F? 
Quand'è che possiamo dire che l'amore si trasforma in una semplice gabbia?

Friday, 13 January 2012

Certe altre mattine

Certe altre mattine non riesci più a riderci su, ma ti viene semplicemente il rovescio leggendo: «Io ho il diabete. Non mi offendo se qualcuno mi dice che sono malato, è la realtà. Bene, per quale motivo gli omosessuali si offendono se qualcuno, correttamente, parla di patologia? Una eccessiva tolleranza verso stati di anormalità, e l'omosessualità tale va considerata, ci porta alla conclusione che la gente si confonda e non capisca più cosa è il bene e che cosa è il male». Lui è uno psicologo, sia chiaro, che ha poi precisato: «Io ho sempre detto che ho il massimo e assoluto rispetto per chi compie scelte di altro tipo rispetto al mio e naturalmente questo non implica nessuna malattia, ma secondo me è una condizione di diversità. Lungi da me giudizi discriminatori o l'omofobia, ma contesto al mondo gay il tentativo di impedirmi di dire quello che penso». Pare siano le parole di Franco Bruno, sessantatreenne criminologo cosentino e docente universitario a Salerno e a La Sapienza di Roma che avrebbe commentato così le dimissioni dell'assessore pugliese che ha definito «signorina» Nichi Vendola. «Un omosessuale è nella stessa situazione di chi è handicappato, sordo o cieco». Sarà vero? Certe altre mattine – dicevo - quando sei disperato al punto che ti dici che, quasi quasi... ma come ti manca casa tua, la Calabria, che chi te la fa fare a rimanere qui… ecco che pensi: sì, scendo a casa, perché lì… perché… lì è meglio, vero? Lì noi abbiamo… Be’, giù… Giù, be’, non abbiamo i treni, ma… Nemmeno le autostrade e... Eddai, almeno noi tolleriamo gli omosessuali nonostante siano dei malati. Infatti è stato dimostrato che la ricchionaggine mica s’immischia, no? E poi avremo una centrale elettrica a carbone che ci porterà tanto lavoro! Scemo chi non capisce quanto sia conveniente e sicuro il carbone! E poi… ecco sì, poi giù siamo una società multiculturale ben integrata, no? Vedi Michele Santoro: dice che l’aveva annunciato a Marina di Pietrasanta, alla festa del Fatto Quotidiano, che sarebbe tornato in TV attraverso canali privati. E infatti ieri sera su Telelombardia (credo sia stato visibile anche su Telenorba) non è mica partito con un servizio proprio su Rosarno? Immigrati clandestini ridotti in schiavitù, dicono! Giunti sulle coste ioniche raccontano che si disperdono, allo sbando, su tutto il territorio, in cerca di un posto misero in cui dormire e di un misero lavoro che permetta loro di mangiare. Più integrati di così, tutti stretti come sardine, come dire: novanta cuori e una capanna? E chi è che non vorrebbe venire giù?

Wednesday, 11 January 2012

Certe mattine


Ci sono delle mattine che proprio non gliela fai. Che ti guardi intorno e tutto ti fa schifo, come successe ad Anna Karenina, ma tu mica ti puoi buttare davvero sotto a un treno. Sono quelle mattine che pensi a quando avevi 20 anni e giocavi a immaginarti, a 35 anni, alle prese con il lavoro che più ti piaceva, nel luogo che più ti piaceva. Mattine in cui rifletti sul fatto che ti ripetevi sempre: “Mai a Milano, o a Napoli”; e adesso? C’hai comprato casa a Milano, vedi un po’ tu… “Per fortuna non è Napoli. Dai, poteva andarmi peggio”… hai paura di pensarlo, ché non si sa mai che può succedere. Sono quelle mattine che ti s’attorcigliano le budella perché ieri ti è arrivata la busta paga con più di 1000 euro di trattenute che vanno a sostenere anche quella compagnia aerea di merda quale è l’Alitalia – fanculo lei e tutta la feccia che ci lavora dentro bastardi di merda figli di puttana ladri! Quelle mattine che desideri che il tuo capo ti frusti per farti abbassare la cresta, ché se il malumore dentro te continua a crescere va a finire che gli sputi in faccia e perdi il lavoro che tanto disprezzi ma con cui paghi il mutuo… Eh sì, bravo, e poi? Che poi il mio capo non è manco cattivo, poorello, è il lavoro che mi fa schifo al cazzo. Poi? Finisci come il fattorino che gli scade il contratto venerdì prossimo, e da lunedì non saprà cosa dare da mangiare alle figlie di 16 e 6 anni. Sono quelle mattine che ti rendi conto che tutto ciò a cui hai dato tanta importanza per la tua sopravvivenza, i tuoi hobbies cosiddetti, la scrittura, la lettura, sti cazzi e sti mazzi, è tutta fuffa… è solo un’illusione perché comunque tutto ciò che ti resta intorno fa vomitare – eppure eccoti qui, a scrivere. Perché scrivere, seppure una marea di stronzate, ti fa sentire meglio. Brava. E mo? Che hai concluso? Hai più paura di prima. Ti sei svuotato un po’, come le palle raggrinzite che ritrovi dopo l’ultima pugnetta – ti accasci sulla scrivania, davanti al PC – Utente X, Password Y… Ok la sessione di lavoro è aperta, finiscila che è ora di cominciare.

Monday, 2 January 2012

2012 - Onori e amori


I festeggiamenti di quest'anno sono stati del tutto inaspettati, insperati; per me inusuali. 
Non la solita cena a casa di amici. Tantomeno in discoteca, o in montagna. Ancora una volta Warm Mayor mi ha sorpreso, dimostrandomi il suo amore e mettendomi alla prova. Nel senso che ha messo alla prova la mia capacità di fidarmi di lui, almeno di provare a fidarmi. 
Ed ecco che ha mi ha regalato un capodanno a Parigi! La prova per me è consistita nel lasciare che mi finanziasse completamente – 4 giorni e tre notti. 
Ha capito dal primo giorno che ci siamo conosciuti che non mi piace ricevere certi regali. E pur sapendo che non avrei potuto pagare la mia quota, l’ha fatto! Ha capito da subito che non voglio sentirmi assistito, che certi doni, per quanto fatti col cuore, non mi fanno sentire a mio agio, ma solo dipendente, nel senso di non autosufficiente, misero e meschino. 
E infatti la mia prima intima reazione è stata di rabbia. Furiosa rabbia, più forte dell'intero me; eppure, una rabbia che ho cercato di nascondere il più possibile… solo per amore. 
Per la prima volta mi sono messo alla prova, dicendomi che quando potrò avrò l’occasione di fargli una sorpresa e un regalo uguali, quando potrò lo sorprenderò. 
Per me è stata una prova dura, che mi ha distratto per una buona parte della vacanza e che mi fa riflettere ancora, altrimenti non sarei qui a scriverne. 
Alisja dice che ormai è tempo di ricominciare ad accettare i meccanismi di una coppia, che devo lasciar fare, apprezzare, amare l’altro anche per la sua capacità di gesti simili. 
...Vuol dire che continuerò a lavorarci su, io che, pochi giorni prima di partire, cioè appena informato del viaggio, che avremmo soggiornato in centro vicino al teatro dell'opera, ho pensato: “Vorrà dire che arrivati a Parigi cercherò di portarlo a cena in un posto romantico, o perché no?, di portarlo proprio all’opera!”. 
Ma non è stato possibile. Non ho avuto il tempo di rimanere da solo per andare in biglietteria; internet dal mio smart phone (un altro suo regalo) non dava risposte alle ricerche concitate sulle prenotazioni del Teatro dell’Opera. Che poi, a ben vedere, quando ce l’avrei portato? 
Non abbiamo fatto altro che scarpinare come due muli esaltati, dal Musee d’Orsay al Musee du Louvre all’Orangerie, etc… fino al 31 di dicembre, cioè fino a quando ci siamo imbarcati verso Versailles dove siamo rimasti fino a sera. Lì, di fianco alla biglietteria, ho trovato un banchetto che pubblicizzava gli spettacoli dell’Opera. Mentre Warm Mayor prendeva le audio guide mi sono avvicinato alla signorina che con l’espressione odiosa di tutti i francesi («An po’ do?») mi ha confermato che per quella sera - l’ultima a disposizione per noi - era tutto esaurito («Nessuno spettacolo, messiè!»).
Alle 20.30 siamo ritornati in città e all’uscita della metropolitana "Opera", di fronte alle figure di uomini e donne intolettati che scivolavano piano sulla scalinata bagnata di pioggia verso l’ingresso del teatro, è stato Mayor stesso a chiedermi, come leggendomi nel pensiero: «Perché non tentare?» 
Ci siamo diretti alle biglietterie e abbiamo trovato due posti last minute per assistere al balletto dell’ "Evgenyj Onegin". 
A quel punto l’ho quasi odiato! Non mi ha lasciato neppure il piacere di offrirgli lo spettacolo che doveva essere una MIA sorpresa! Un segno del destino? 
Ebbene, le coreografie di John Cranko basate sulle musiche di Čajkovskij composte a loro volta sui versi dell’omonimo romanzo di Puškin non potevano che segnare una fine d’anno migliore. 
Costumi favolosi, scenografie altrettanto magnifiche ci hanno condotto fin nel salotto di Tatiana che, leggendo la lettera dell’uomo che un tempo l’aveva rifiutata, ricordando l’amore per lui, per quello stesso Onegin che l’assale prostrandosi ai piedi di lei, lo rifiuta - nonostante il suo sentimento per lui sia ancora vivo. Anche se Onieghin le dichiara che il suo amore ora è sincero, Tatiana lo congeda, decisa a rimanere fedele al principe, suo marito. 
Bisogna capire ciò che si possiede. Bisogna dare il giusto valore all’onore che, quando lo si perde una volta, lo si perde per sempre. 
Ed ecco che ho capito. Mayor prende le sembianze della mia Tatiana: 
«Io sono innamorata» tristemente 
continuava Tania a mormorare. 
«Sei malata, tesoro, certamente».
«Innamorata son, lasciami stare» 
Io, anche se è stato il primo capodanno che non ho festeggiato ingozzandomi di lenticchie (speriamo bene!), anche se ho lasciato che qualcun altro mi mantenesse, difendendo i miei interessi, evitandomi cioè di ripiombare col conto in rosso per via del mutuo nuovo di zecca, ho capito che ho ancora paura; sì, ma ho capito anche che non voglio essere Onegin, quell'Evgenij, giovane dandy vanesio e superficiale che manca l'amore ancora una volta.
Sarà questa fine del mondo per me, cambiare a tal punto?
Per dirla con le parole di Pisarev ricordate da Paolo Nori («www.paolonori.it» 21-11-2008), "la fine di una vita molto disordinata: [...] di quel sentimento che i tedeschi chiamano Katzenjammer e che di solito visita qualsiasi bisbocciane il giorno successivo a quello di una buona bevuta. L’uomo è fatto dalla natura in modo che non può continuamente ingozzarsi, bere e studiare continuamente la scienza della tenera passione".