Wednesday, 11 January 2012

Certe mattine


Ci sono delle mattine che proprio non gliela fai. Che ti guardi intorno e tutto ti fa schifo, come successe ad Anna Karenina, ma tu mica ti puoi buttare davvero sotto a un treno. Sono quelle mattine che pensi a quando avevi 20 anni e giocavi a immaginarti, a 35 anni, alle prese con il lavoro che più ti piaceva, nel luogo che più ti piaceva. Mattine in cui rifletti sul fatto che ti ripetevi sempre: “Mai a Milano, o a Napoli”; e adesso? C’hai comprato casa a Milano, vedi un po’ tu… “Per fortuna non è Napoli. Dai, poteva andarmi peggio”… hai paura di pensarlo, ché non si sa mai che può succedere. Sono quelle mattine che ti s’attorcigliano le budella perché ieri ti è arrivata la busta paga con più di 1000 euro di trattenute che vanno a sostenere anche quella compagnia aerea di merda quale è l’Alitalia – fanculo lei e tutta la feccia che ci lavora dentro bastardi di merda figli di puttana ladri! Quelle mattine che desideri che il tuo capo ti frusti per farti abbassare la cresta, ché se il malumore dentro te continua a crescere va a finire che gli sputi in faccia e perdi il lavoro che tanto disprezzi ma con cui paghi il mutuo… Eh sì, bravo, e poi? Che poi il mio capo non è manco cattivo, poorello, è il lavoro che mi fa schifo al cazzo. Poi? Finisci come il fattorino che gli scade il contratto venerdì prossimo, e da lunedì non saprà cosa dare da mangiare alle figlie di 16 e 6 anni. Sono quelle mattine che ti rendi conto che tutto ciò a cui hai dato tanta importanza per la tua sopravvivenza, i tuoi hobbies cosiddetti, la scrittura, la lettura, sti cazzi e sti mazzi, è tutta fuffa… è solo un’illusione perché comunque tutto ciò che ti resta intorno fa vomitare – eppure eccoti qui, a scrivere. Perché scrivere, seppure una marea di stronzate, ti fa sentire meglio. Brava. E mo? Che hai concluso? Hai più paura di prima. Ti sei svuotato un po’, come le palle raggrinzite che ritrovi dopo l’ultima pugnetta – ti accasci sulla scrivania, davanti al PC – Utente X, Password Y… Ok la sessione di lavoro è aperta, finiscila che è ora di cominciare.

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