Thursday, 28 June 2012

Il dopo cruciale

La parola in assoluto più abusata questa settimana è: cruciale.
Le espressioni in assoluto più abusate questa settimana sono: c’è grande attesa, e la tensione è nell’aria.
La parola “cruciale” finisce appunto per essere tale in data di domani 28 febbraio 2012 (cioè oggi, per voi che leggete) più che della fine del mondo attesa a dicembre, secondo quei minorati dei Maya.
Oggi ci sarà il meeting dei Big a Bruxelles sulla Tobin Tax e determineranno, pare, il destino della moneta unica.
Non solo.
Domani sera, stasera cioè, ci sarà la partita dell’Italia, cruciale non solo perché semifinale, ma anche perché ci vede avversari della Germania, il cui inno nazionale che sentiremo è quello che, ci piaccia o no, dà forza - ha dato forza sino a oggi all’Europa.
Monti vs Merkel, Italia vs Deutschland, ieri come oggi.
L’intesa fra Italia e Germania determinerà il destino dell’€uro?
Ha ragione la Poeta quando mi prega di non chiederle se e dove vedrà la partita domani – cioè oggi, perché qui siamo nel Burundi? Anzi, perché siamo in un Paese guidato dalla Chiesa e “Altro che breccia di Porta Pia!”, e che andiamo ai mondiali con una squadra di ignoranti, drogati, truffatori, che rappresentano un Paese, il nostro, che al censimento ha fatto dichiarare lei e il suo compagno come “famiglia unipersonale” (a me non mi ha fatto dichiarare proprio…), lei che viene da una famiglia di 4 fratelli?
Con quale faccia ci presentiamo ai mondiali… e al Consiglio Europeo?
Ancora, oggi, il 28 giugno 2012, è un giorno cruciale non solo perché si chiude il “Festival Mix”, cioè il festival del cinema gay-lesbico-bisex-transgender e finalmente sapremo se ha vinto o no “Eating Out 4”.
Oggi è un giorno cruciale per la gente comune, come mia sorella, anche per tanti altri motivi comuni come, tanto per dirne una, l’arrivo del risultato dell’amniocentesi.
Potremo dire finalmente che sarò zio?
Nell’attesa – appunto - mi fa specie parlare della gravidanza di mia sorella; mi spaventa per via della mia natura meridionale e scaramantica. Mi fa specie pensare come il destino di un altro bambino sarà vincolato alla data cruciale di oggi, costretto a vivere in una Italia che oggi subirà una decisione di un ristretto gruppo di cervelloni.
Secondo me, il succo di tutto è che quando ci troviamo davanti a una data cosiddetta “cruciale” non è vero, come ho sentito dire in questi giorni, che se tutto dovesse andar male si torna indietro, si azzera tutto, si ricomincia da capo. No.
Basta un semplice sforzo della fantasia per figurarsi le conseguenze.
Come studentelli ai tempi dell’università, dopo mesi di studio in vista della sessione estiva, le attese, “le grandi attese”, sono le fasi più crudeli e dolorose, con un'aria carica di tensione. E quando ci si trova doloranti davanti a una porta chiusa, che sia di un’aula o di uno studio medico, o ai cancelli di un campo di calcio vuoto prima del fischio d’inizio, c’è chi è scettico e chi stoico.
Da quando il Presidente del Consiglio Monti ci ha portato a stringere la cinghia (nel migliore dei casi) e la Germania ha iniziato a sentirsi lei l’incompresa, l’unica nel suo genere per la sua crescita controcorrente, mi è tornata in mente una vecchia lettura che mi colpì molto tempo fa (era almeno il 1999).
Nel XVIII secolo Giacomo Casanova - che molti scambiano erroneamente con un qualunque tronista della De Filippi, un puttaniere qualunque - conversando con Voltaire concordava sul fatto che il popolo potesse essere felice solo se oppresso, “calpestato e tenuto a catena”. Parlando di Venezia prospettava un futuro buio come quello che oggi molti prospettano per l’Italia, infatti sosteneva che Venezia stesse languendo e fosse prossima alla fine come Repubblica Indipendente, e che la passata potenza e la memoria del prestigio primevo non fossero più sufficienti a garantirle un futuro di successi.
Col senno di poi, gli studiosi dicono che Casanova - vecchio massone – in alcuni casi era un qualunquista; per esempio quando faceva riferimento al regno di Luigi XV e scriveva che si trattava di uno “Stato indebitato”, dalle finanze in tale “deplorevole” condizione da “portarlo immancabilmente nel precipizio della bancarotta” e per cui il popolo morto di fame si faceva mandare al massacro per arricchire quelli che lo ingannavano.
I cicli della storia rischiano di assumere spesso i connotati delle coincidenze…
Alla luce del senno di poi degli storici, mi domando chi fra noi italiani si senta ingannato, chi un coglione per non essere riuscito a costruire un Paese più forte – e chi si accorge di essere (almeno un po’) responsabile.
Possibile che gli italiani necessitino sempre di una sferzata (tedesca che sia, o no) per riprendere coscienza della situazione in cui versano?
Davvero siamo in tutto e per tutto “a sconto”, per dirla con Massimo Mucchetti del "Corriere", tanto nel pubblico quanto nel privato (in politica e in amore) succubi del “panem at circenses”, masochisti, “punitori di noi stessi”?
Potete essere d’accordo o no, crederci o no, essere stoici o scettici, preoccupati o sbattere in faccia al prossimo la vostra sicurezza come Scweinsteiger in attesa di stasera, ma Casanova insegna che, alla fine, “le sofferenze materiali che affliggono lo stoico non possono certo essere minori di quelle che tormentano l’epicureo, e le disgrazie sono più cocenti per chi le dissimula di quanto lo sono per chi trova un reale sollievo nei lamenti. […] Chi si vanta di un’assoluta imperturbabilità, non è sincero.”
Dopo la sofferenza non si torna mai indietro. Mai. “Crux” indica la croce, il bivio, un cambio di direzione. Questo è ciò che rende, anzi che renderà la giornata di oggi cruciale.

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