Thursday, 7 June 2012

...disperatamente

Mettere su casa dal nulla è impegnativo quanto divertente.
Metterla su da soli, poi, vale quanto una seduta dallo psichiatra, perché arredarla/metterla in ordine/scegliere tanto i colori quanto la posizione del carrellino porta oggetti in bagno implica immancabilmente fare i conti con noi stessi.
Ho capito che se ogni scelta è davvero solo una nostra scelta, alla fine quella non è solo casa nostra... lei è noi! Ciò è male? È bene? Non significa niente?
Posso dire che di sicuro scegliere da soli, senza che ci sia nessuno a darci un consiglio, è divertente e frustrante al tempo stesso per un individuo poco determinato ("Avrò fatto la scelta giusta? Non sarà troppo pacchiano? Troppi fiori? Troppo vuoto? Troppo bianco? Troppo colorato...?")
Quando ho detto a Warm Mayor e alla mia famiglia che il mio bagno sarebbe stato bianco e nero, che la mia cucina avrebbe avuto molto rosso-Ferrari (una parete intera + un calorifero), be' che, hanno storto il naso. Però posso scrivere con altrettanta soddisfazione che quando hanno visto il risultato dal vivo hanno sorriso, soddisfatti come me; forse hanno tirato un sospiro di sollievo perché i loro brutti presagi sulla mia futura abitazione sono rimasti tali - presentimenti infondati. E, a proposito: grazie per la fiducia!
Spassoso quanto frustrante è anche arredarla senza troppi fondi a disposizione. Mi sono spiegato il successo di tutte quelle trasmissioni su RealTime e quella specie di Canale5.
Personalmente, ho scoperto grazie a Warm Mayor che posti in cui non avrei mai messo piede di mia spontanea volontà, tipo "Mondo Convenienza", a volte riservano piacevoli sorprese... come ad esempio il mio bellissimo divano bianco di pelle "rigenerata".
"Chiedo scusa, cosa intende esattamente per rigenerata?" ho chiesto alla commessa (ventidue anni al massimo, viso rotondetto e simpatico. Meno simpatiche le basette ossigenate lungo le guance lunghe come i capelli di mia sorella).
"Be'..."
"Ahi...!"
"S'intende quando si mescolano gli scarti del PVC con gli scarti della pelle e..."
"Gli scarti... con gli scarti...?"
A quel punto è intervenuto Warm Mayor:
"Cioè l'ecopelle! Vero? ...Verooo signorina?"
Si è sentito un po' colpevole, credo, perché sapeva che ero scettico sin dal principio, ma sapeva anche che non avevo molta scelta.
È così che il mio bellissimo divano in ecopelle è entrato nel mio salotto e, a chiunque ci si siede e mi chiede "Bello! Dove l'hai preso?" rispondo con una strizzatina d'occhio "Ti piace? Un'occasione della Frau".

Devo confessare che alcuni momenti durante la ristrutturazione sono stati sconfortanti. Spesso quando aprivo la porta mi tornava in mente quella canzoncina, sapete?, "C'era una casa molto carina, senza soffitto e senza cucina...". Le gabole sono sempre dietro l'angolo. Ancora oggi. Bisogna partire dal fatto che, gira e volta, dove c'è anche solo una parvenza di opportunità, c'è sicuramente un opportunista pronto a mettertelo al culo senza troppi complimenti (...Ho forse sentito un "Magari!"?).

Il bello arriva tutto dopo che sei entrato, cioè che hai varcato la soglia, che hai preso possesso del territorio. Scoprire ogni giorno cosa ti manca, tipo quando cucini il primo piatto di pasta e al momento di scolare ti accorgi che non hai le presine...; o quando con Mayor ci siamo messi a fissare la libreria al muro e abbiamo scoperto che le punte del mio trapano erano quelle da legno...

E poi una sera sei lì, sul tuo nuovo letto a farti mangiare vivo dalle zanzare che non avresti mai creduto capaci di volare fino al 5° piano e a pensare che dovresti baciare a terra perché, mentre tu stai godendoti la tua nuova casa, in Emilia purtroppo c'è chi non ne ha più neppure una vecchia, quando all'improvviso senti una voce lontana, felpata, un lamento obnubilato di fantasma:
"Caroooo! L'hai presa la pillolaaaa?"
Al che salti a sedere sul materasso di ultima generazione, un'imitazione del "Myform" che a sua volta è una specie di "Tempur" (la differenza è che il mio, anche se in negozio mi hanno assicurato che non contiene assolutamente latice, chissà perché con la sua struttura che dovrebbe essere a cellule aperte per assicurare un costante ricambio dell’aria, al contrario mi fa sentire come se fossi su un girarrosto).
Non fai in tempo a pensare:
"È stata la mia immaginazione, oppure in questa stanza è presente ancora lo spirito di una donna, forse la simpatica vecchina di cui conservo ancora la targhetta nominativa sulla porta?"
Al che senti:
"Cooosa?"
"Ho detto: hai preso la pillolaaa?"
E tu, che a quel punto hai capito che non si tratta degli spiriti, ma degli inquilini del piano di sopra:
"Ha chiesto se hai preso 'sta cazzo di pillola!"

Così ho scoperto che, come me, il mio coinquilino preferisce fare l'amore al mattino; che non è sposato; che la sua compagna vede le repliche di "Amici"; che punta la sveglia 15 minuti dopo la mia, alle 6.50... Ecco gli svantaggi di aver vissuto così tanti anni in un sottotetto senza nessuno che ti camminava sulla testa a parte i piccioni.

E così ho scoperto ancora che i miei timori circa una possibile solitudine erano infondati perché, anche quando non c'è Mayor a fare un po' di baccano al mio posto, saprò sempre di essere circondato da una discreta moltitudine.

Tutto ciò mi porta dritto ad argomenti quali: il vicinato; la nuova portiera; la calma e, di contro, il più generale malcontento dilagante da queste parti, in città; quindi alla tazza di caffè e all'accendino che ho scelto come nuovi simboli per questo Blog insieme al sottotitolo "Basta caffè, fumerò una sigaretta".


[Nella foto sopra, a fianco della mia nuova casa, i grattacieli della Fashion City milanese]

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