Monday, 11 June 2012

La mia Corvetto


Avete presente quando ascoltate una canzone e automaticamente vi torna in mente un episodio passato, o una persona che non per forza gli è collegato? Ecco, a me capita anche con i libri, e con gli autori.
Per esempio, la mia nuova casa, il trasloco, i lavori e le peripezie a essa connesse, diciamo pure tutti gli ultimi quattro mesi saranno collegati, tanto per cambiare, a Isak Dinesen, l’autrice de “La mia Africa”. Fenomenale. Dopo aver vissuto 17 anni in Africa (dal 1914 al ’31), dove perse tutti i suoi averi a causa di un cattivo investimento in una piantagione di caffè, chiese al fratello di finanziarla affinché potesse continuare a scrivere (all'epoca scriveva “Sette storie gotiche”), sicura che alla fine ce l’avrebbe fatta. lei sì che ne fece traslochi!!
E mentre raccontava questa sua storia e di come alla fine ce la fece a trionfare, quando in America l’editore Haas decise di pubblicarla, dicevo che mentre raccontava tutto ciò a E. Walter, nel 1956, che l’ha descritta “magra, eretta, elegante, vestita di nero, lunghi guanti neri e un cappello parigino”, seduta con la sua segretaria e compagna di viaggio al tavolo di un ristorante all’aperto in piazza Navona, a Roma, ecco che all'ennesimo invito a bere un caffè rispondeva:
“No, grazie, basta caffè. Fumerò una sigaretta.”
Possibile immaginare una scena più femminile, anzi, passatemi il termine - più frocia di questa?
Con questo si spiega come nessun’altra che la Garbo avrebbe potuto recitare ne “La mia Africa”, il film.
Oltre che per la posa un po’ alla “Vacanze romane” e il contesto d'altri tempi, come il suo titolo (era danese e anche Baronessa Karen ChristentzeBlixen-Finecke) la figura di questa donna di cui ho letto durante le prime notti nella mia nuova casa, ha scatenato di nuovo in me che avevo appena smesso, una voglia pazza di fumare.
La prima volta che smisi di fumare vivevo proprio a Roma. La decisione mi fu imposta dopo aver ricevuto i risultati della gastroscopia – ulcera perforante (origine nervosa, naturalmente). Non fumavo e mangiavo solo riso in bianco. Niente pizza, lieviti di nessun genere, niente caffè, tè, alcolici (Oddio, non posso crederci neppure io di esserci riuscito!!).
Naturalmente, dopo un anno di cure e 21 kg in più mi dissi che ero stato così bravo a resistere che… avrei potuto concedermi una sigaretta soltanto e non sarebbe successo nulla. E così ricominciai: sizze, caffè, tè, pizza etc…
Stavolta la matrice della drastica decisione è di natura pecuniaria.
130 euro al mese iniziano a fare la differenza e per ora non ho ancora voglia di star qui a raccontarvi nello specifico com’è successo tutto, perché mi vergogno per come mi sono ridotto poco tempo addietro, anzi per come ho ridotto mio malgrado il conto in banca…
Insomma, mi sono detto che stavolta avrei smesso di fumare, ma non avrei rinunciato di certo alle mie mega-tazze mattutine di caffè seduto al mio nuovo tavolo da bar… in attesa di ricominciare a fumare.
So ch’è sbagliato ciò che sto per scrivere, ma… già mi gusto la prossima “prima” sigaretta: sarò seduto al tavolo di un caffè in Duomo (ma anche in Corvetto) con il mio libro preferito sulle ginocchia, con un gesto affettato spingerò di lato la mia tazza di caffè per afferrare poi il pacchetto di sigarette, o la pipa, e finalmente dirò: “Basta caffè, adesso mi fumo una bella sigaretta.”
Per il momento mi accontento di incidere la frase, questa sorta di promessa, come sottotitolo del Blog.

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