Wednesday, 20 June 2012

A Menina Grande & i terzi incomodi

Ho sempre tenuto molto alla compagnia dei miei amici e delle mie amiche.
Ogni volta che ho intrapreso una relazione ho sempre fatto del mio meglio per non trascurarli, per cercare di coinvolgerli tutti. Credo sia normale desiderare di avere intorno a sé tutte le persone a cui si vuole più bene, no?

A volte, non nascondo che per paura di mettere da parte le amicizie ho messo direttamente la parola fine ad alcune storie d'amore che, a ben vedere, forse tanto d'amore non erano.

In tutte le relazioni, ho sempre preferito partner pieni d’interessi, insomma che, sì, avessero una scusa ogni tanto per levarsi dalle palle, in modo da avere io del tempo per me, per scrivere in pace, per leggere, o semplicemente per camminare, andare in giro - da solo! Adoro passeggiare per la città da solo, attività questa che spesso non è stata concepita affatto dai miei partners che pensavano mi dedicassi a una sorta di battuage, o semplicemente interpretavano questo bisogno più che altro come l'essermi stufato di loro, o che so io.
Da parte mia, sostanzialmente cerco di fottermene. Anche perché ho notato che se per il bene dell'altro cerco di correggere certi bisogni personali, a lungo andare l'altro va a finire che lo odio davvero e lo mando a cagare.

A ogni modo, posso dire di aver avuto esperienze di ogni tipo nei vari tentativi di questi anni di coniugare vita di coppia e amicizie. Allo stesso modo, quand'ero single sono stato adottato spesso dai miei amici e amiche fidanzati che per non lasciarmi solo mi coinvolgevano nelle loro serate casalinghe a base di pizza e film anni '50. E per questo sono sempre stato loro molto grato. Perché non mi hanno fatto mai sentire come un intruso.
Al contrario, non mi era ancora capitato di coinvolgere un amico nella mia, di vita di coppia, e vederlo scappare a gambe levate lasciandomi la sensazione di averlo prostrato.

“A Menina Grande” l'ho conosciuto tramite Warm Mayor. Come s'intuisce dal nick scelto per lui non è italiano e vive sulle sponde del lario di Como da pochi anni, ma a differenza del nick è un Maschione con la M maiuscola. Non ha più i genitori e, dopo aver lasciato una sorella e una nipote in Sud America, è venuto nel nostro Paese per cercare un lavoro che, per fortuna, ha trovato (anche se non è il lavoro dei sogni, diciamo così).

A Menina Grande spesso ha dato mostra di avere anche "um coração grande", per questo Mayor gli vuole bene, s'è affezionato a lui e cerca spesso di coinvolgerlo nelle nostre iniziative (per quanto scarse a causa mia).
Tipo qualche giorno fa quando a furia di telefonate l’abbiamo quasi costretto a venire con noi a fare un giro, a sdraiarci su un prato qualunque per pranzo.

Ed eccoci: Mayor e me come i due corpi rilassati di quel quadro senza titolo di Giulio Durini del 2004, l’uno con la testa sul petto dell’altro, mentre A Menina Grande pestava l’Iphone con i suoi indici grossi e scuri, forse per scrivere alla sua amica di chiamarlo e fingere quell’urgenza per cui ha dovuto lasciarci suo malgrado (un vecchio trucco che ho adottato anche io tanto tempo fa). Mayor non è convinto, ma secondo me ci ha inflitto la sua cupezza, così come probabilmente noi gl’infliggevamo la nostra calma e gioia di stare insieme; era gentile “in modo standard” nei nostri confronti con quei suoi “Sì, grazie” e “No, grazie”, e mi faceva specie vedere qualcun altro al mio posto nel ruolo dell’oltraggiato, e ritrovare me, invece, nel ruolo di (incosciente) “offensore”.

A Menina Grande emanava quell’aura sempre in agguato che mi sono lasciato alle spalle più di un anno fa quando mi definivo con le parole di Jacobson «nato con il mal d’amore – non corrisposto, ipersensibile, ansiosamente geloso, con un malsano anelito a donare il […] cuore ben prima che ci fosse qualcuno a offrirlo». Quando ci racconta le sue disavventure amorose ripete sempre che la sua unica colpa è essere come una Ferrari, cioè di partire in quarta quando incontra un uomo che con un’occhiata gli fa girare la testa.

Per questo è scappato, non solo mimetizzando la fuga, ma facendoci anche credere che sarebbe tornato (per non ferirci?), facendoci credere che la vista di noi due abbracciati fosse un porto sicuro in cui rifugiarsi quando in realtà era la prigione in cui lo stavamo chiudendo.
Ironia della sorte - nella sua lingua "straniero" e "terzo incomodo" si dicono allo stesso modo: "o estranho"

Sono quasi sicuro che meno sottilmente (anche se per diverse concause) Prof sia scappato anche lui ultimamente, da me e dalla mia vita di coppia.

Questa sicurezza mi deriva, appunto, dalle esperienze precedenti, ossia dal recente passato di fuggitivo, quando a mia volta ero sicuro che non avrei sofferto se fossi fuggito e non avessi assistito a scene di vita di coppie felici.
Oggi mi chiedo: fuggire aiuta chi soffre in amore a proteggersi, oppure li aiuta a scavarsi la fossa nella terra del tanto-non-me-ne-frega-niente-sono-destinato-a-rimanere-da-solo?
Cos’è che ci fa sentire terzi incomodi quando stiamo insieme ai nostri amici fidanzati, “Odd Men Out” (O.M.O.!!)come dicono gli inglesi, e cosa possono fare loro per aiutarci: forse fingere di non essere felici? O incoraggiarci nella ricerca dell’Amore?

Oggi posso dire che per me è valsa la regola del rimettersi in gioco.
E ricordo che, ironia della sorte, mi aiutò a riflettere una “stupida” frase di uno “stupido” telefilm che dice all'incirca che quando sotterriamo l’amore quello non marcisce né muore, ma fa nascere solo altro dolore (o qualcosa del genere).
La scomodità appartiene di più a chi è solo in mezzo alle coppiette, o alle coppiette vicine a chi è da solo?

E quando oggi ho letto l'articolo del "Corriere" dal titolo "Accordo Comune-Regione: Alloggi popolari per 200 single" [che non hanno ancora compiuto 50 anni e "socialmente difficili"] mi sono chiesto se ci sarà qualcuno effettivamente single iscritto alla lista per le case popolari che si sentirà quasi offeso da questa agevolazione e rinuncerà a pretendere il suo alloggio per non vedere ufficializzata la propria condizione di uomo o donna sola. E se dopo aver avuto la casa che spettava loro, questi single trovassero un compagno/a?

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