Friday, 15 June 2012

A metà cammino. Chi cresce e chi cala

Da un mese sono nel mezzo del cammino della mia vita e penso che se dovessi ricominciare ad affrontare certi argomenti come: il biondino che sorrideva con insistenza al giropizza e che mi ritrovavo continuamente di fianco, al tavolo, e ogni volta con una vassoio diverso sul palmo della mano a riempirmi il piatto come un maiale – pizza all'insalata di pollo sedano e pomodori, e al tonno, e alla bresaola, e a gorgonzola e pere, eccetera; oppure il ricciolino che lanciava quelle occhiatine in metropolitana, già al mattino presto... ecco che agli occhi di molti inizierei a passare per il bavoso di turno, anche a quelli di chi, come me, piace il flirt innocente perché fondamentalmente piace il consenso.
Dopo una “certa” età “certe” cose sono disdicevoli (e cosa sia il certo è ancora abbastanza incerto).
Così a un uomo fra i 35 e i 40 anni non si addice molto flirtare, o avere un appuntamento – pare; o quantomeno non gli si addice parlarne così apertamente, come un adolescente. D'altro canto mi domando se è vero il contrario, cioè che dopo una certa età il diretto interessato, vale a dire il quarantenne di turno, non ha molta voglia lui stesso di andare a dire in giro che ha un "appuntamento". E' solo questione di terminologia?
Molto più probabilmente, un quarantenne dirà semplicemente che esce con una persona, e vede L'Appuntamento come un  incontro fra due persone che hanno deciso di trascorrere del tempo insieme, per conoscersi, ma senza alcuna ansia, e solo per vedere se poi succede qualcosa.
A 40 anni, secondo molti uomini, non si ha più voglia di perdere tempo e piace essere diretti e chiari. Quantomeno si dovrebbe sapere ciò che si vuole e capire se chi si ha di fronte può accontentarci. 
Questi li chiamerei I Crescenti.
A 40 anni, secondo altri, inizia la fase del rifiuto – non vuoi saperne più nulla di nessuno, perché se un soggetto meritevole non l’hai trovato finora, allora vuol dire che non esiste. Non per te. 
Questi li chiamerei I Calanti.
In realtà le cose non stanno mai o in un modo o in un altro, ma, come me oggi, stanno a metà.
Mi piace moltissimo la riflessione che Severini riporta in “Congedo ordinario” attribuita alla signora Ines e che non so se mi spinge più dalla parte dei calanti che non dei crescenti:
"Anche per lo spirito, pensò, accadeva quello che accade per il corpo. Con il tempo ci viene a noia. Agli slanci dell’amore segue l’indifferenza o il fastidio e, talvolta, una forma di pietà che è il riflesso di quella che proviamo per noi stessi. Se da giovani questo susseguirsi di emozioni è un dramma risolvibile con nuovi incontri, da vecchi è una tragedia irrimediabile. Non ci sarà più un altro amore né una nuova amicizia perché […] viene meno la capacità di auto ingannarsi che è all’origine di tanti entusiasmi."

Credo che fra i 35 e i 40 anni - o giù di lì - si diventi automaticamente più “audaci”; audace può, sì, esserlo anche un giovane d'oggi, ma i quarantenni lo sono in modo non ansioso, bensì pacifico. I quarantenni sono spensierati (o disillusi?) e non hanno voglia di aggiungere altre preoccupazioni del tutto inutili al proprio bagaglio già troppo pieno. 
Mi sono anche chiesto come possa essere collegato tutto ciò all’uso di internet da parte del quarantenne, dato che titoli del tipo “Un terzo delle persone di mezza età hanno trovato il loro partner su siti internet d’incontri” non credo che mi riguardino (non solo come twittano i maligni perché non ho internet a casa nuova, così come non ho la TV,  ma soprattutto perché sono felice con Warm Mayor al mio fianco).
Se ha ragione Severini dicendo che a 40 anni e oltre viene meno la capacità di auto ingannarsi, forse non è detto che venga meno la speranza di essere felici e, forse, è per questo che “più di un terzo delle persone tra i 40 e 69 anni hanno trovato online il loro partner attuale” [secondo il sondaggio condotto dalla Oxford Internet Institute]; così come non è detto che non sia felice chi dice basta.
Alla fine tutto ciò non va contro il detto che la vita inizia a 40 anni, ma gli dà maggiore credito, perché si intuisce l'illusione del tempo, e che si cresca o si cali è di sicuro più facile smettere di avere paura.

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