Monday, 30 July 2012

Il triangolo del fuoco

Ho un'amica che aveva un ragazzo che l'ha tradita, una volta le stava per tirare un ceffone. Lei non è stata da meno: l'ultima volta lo ha preso a calci, ha riempito i muri dei palazzi del quartiere di lui con scritte scabrose e offensive. Si odiano davvero. Non ho mai sentito una persona parlare di un'altra in termini così cattivi ed esecrabili.
Ma tutti e due sanno che se si dovessero incontrare ancora per strada, per caso, si scoperebbero ancora come animali per poi tornare a malmenarsi appena bruciata quella magica energia che producono quando stanno insieme.

Mi rendo conto che l'età non c'entra nulla, e non c'entra nulla se lui è il nostro ragazzo, se è nostro marito, o se è uno di cui abbiamo incrociato a malapena lo sguardo in pizzeria.

Ci sono individui che se li metti vicino avvampano. Stop.

Magari se poi si conoscono si odiano dopo due minuti, come quei due appunto, ma finché non sanno di odiarsi non possono fare a meno di flirtare. L'occhio scappa incontrollato, le battute a doppio senso pure. Lei si bagna e a lui gli va in tiro.

È... come dire?, istintivo credo. Ed è per questo che so che non posso arrabbiarmi se ciò dovesse succedere anche al mio Warm Mayor, anche se lui molto probabilmente direbbe: altro che istinto e istinto! Questo si chiama essere zoccola!

Mi chiedo se si può costringere una persona a ricacciare indietro l'istinto così, su due piedi. di certo è una prassi che richiede tempo e pazienza e con l'amore non c'entra. Quando siamo innamorati abbiamo occhi e mente solo per il nostro lui, ma quello che succede nei pantaloni e sotto le gonne e tutt'altra faccenda.

Ho letto di una coppia che dopo 23 anni di matrimonio e un divorzio inevitabile non riesce a smettere di flirtare; marito e moglie dopo gli ultimi incontri in tribunale si sono incontrati a tu per tu per discutere pacificamente della divisione dei beni, ma è finita che sono andati a letto.

Affinità sessuale? No, si va oltre... Questo è in tutto e per tutto territorio dello Xanax.

Fare l'amore - o anche solo desiderare di farlo - pensando che sarà la prima e l'ultima volta secondo alcuni è più "intrigante" e dà più fuoco al rapporto contingente (addirittura, secondo molta più gente di quanto si possa immaginare, alcune coppie sono fatte per stare insieme, ma solo se vivono in case separate, o se dormono in letti separati), ma credo che le cose intriganti abbiano in sé qualcosa di premeditato, mentre il fenomeno di cui parlo non ne ha. È, ripeto, inaspettato.

Tutto ciò mi ha fatto riflettere.
Credo che il vero amore debba essere raffigurato con l'immagine del cerchio, come quello che io e Mayor formiamo incrociando le braccia mentre dormiamo, e non del cuore che dovrebbe raffigurare piuttosto questo istinto. Perché il cuore altro non è che un triangolo capovolto, come nella raffigurazione del triangolo del fuoco: tu vedi lui, lui vede te - BAM! Vortice rosso. BAM! Non vi staccate gli occhi di dosso. Magari poi non succede nulla, magari sì. Resta il desiderio, il fatto che entrambi sapete che se mai doveste superare quel limite... I vostri corpi sono magneti; è questione di chimica - tu il combustibile, lui il comburente - vicini sprigionate radiazioni elettromagnetiche. Resta solo da vedere come si spegnerà questo fuoco, chi dei due, come l'ossigeno, si ridurrà nella combustione prima dell'altro.

Tuesday, 24 July 2012

Olympic Gay

Dall'attesa per i cerchi colorati degli Olimpic Games di Londra, all'attesa per il "Sì" arcobaleno del sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

Ho letto pezzi giornalistici secondo cui, in caso del tanto sospirato "Sì" Milano diventerà "l'iridata capitale dei gay".

È facile individuare la parzialità di certa scrittura che dietro parole divertite e divertenti come "iridata" sottende una malsana preoccupazione riguardo alla possibilità che il consiglio comunale possa approvare davvero (FINALMENTE!) l'istituzione del registro delle unioni civili atteso NON SOLO dal movimento gay-lesbico.

Si tratta della tipica preoccupazione bindesca, direi, di finti-addormisciuti come Bersani, dei cattolici in genere e degli attivisti sui temi etici, dei teodem, della Caritas ambrosiana e tutti coloro che non nascondono di non volere un registro delle unioni di fatto che potrebbe diventare "una bandiera con cui richiedere, a livello nazionale, l'equiparazione del matrimonio gay a quello eterosessuale".

Come ho cercato di spiegare a mio padre quest'estate, dopo che ha conosciuto Warm Mayor e quando ha iniziato a favoleggiare di matrimoni milanesi, ma come soprattutto i cattolici sanno bene, "le unioni civili sono materia della legislazione nazionale e quindi non possono essere regolate per via amministrativa e locale", quindi in realtà il futuro registro milanese non avrà un gran valore.

Alcuni giornalisti si preoccupano di fare da megafono alle parole del cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, secondo cui "i registri delle unioni di fatto possono fornire una legittimazione a forme di poligamia praticate dagli immigrati di religione islamica",[nota] col solo fine di creare allarmismo e non capendo soprattutto che, in realtà, Milano invece che diventare una capitale dei gay si riconfermerà l'unica vera città civile e mezzo-europea d'Italia (quale d'altronde è sempre stata, e questo le va riconosciuto).

Per questo rimarrò col fiato sospeso fino a venerdì, quando avremo il risultato di questa gara per i diritti che potrebbe essere definita di diritto "olimpica".
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Monday, 23 July 2012

I regret... (Note estive IV)

L’estate degli altri è il mio sonno disturbato.

Spiriti notturni ostacolano la tranquillità di Mayor, oltre che la mia. La mia casa è abitata dai fantasmi, ormai non ho più dubbi. Per questo ho chiamato in aiuto i miei, di fantasmi. È arrivato finalmente un tavolo costruito con le travi di legno che reggevano il tetto dell’antica chiusa della famiglia di mio padre; di certo hanno assorbito l’anima dei miei avi che da oggi mi difenderanno.

Se ci fosse la crisi la gente lavorerebbe come si deve, questa è la verità!

Le loro ferie sono il mio sonno perso, ecco cosa.

“I read somewhere that people on the street are supposed to look like ants, but that’s not true. They look like little people. And cars look like little cars. And even the buildings look little”
"Ho letto da qualche parte che la gente per strada [vista dall’alto di un palazzo] assomiglia a delle formiche, ma non è vero. Sembra solo un insieme di piccole persone. E le auto sembrano piccole auto. E anche i palazzi sembrano piccoli palazzi."

Thursday, 19 July 2012

I regret... (Note estive III)


«I'm so afraid to lose something I love that I refuse to love anything»
«Ho così tanta paura di perdere qualcosa che amo, che mi rifiuto di amare qualsiasi cosa»

È estate per gli altri e io, qui in ufficio, ho ancora sonno.
Nudi, al mare; nudi sdraiati sul materasso caldo del sole di agosto.
Mayor ha sempre voglia di fare l’amore, una voglia invidiabile.
«Sembri un quadro» mi fa, prendendomelo con pollice e indice a mo’ di pinza e poi continua «Potrei intitolarlo “natura morta”…»
Io scoppio a ridere.
«Per questo ti ho scelto. Perché mi fai ridere» confesso.
«Ah sì?» quasi piccato fissando il corpo morto «Tu invece no. In effetti, io non me lo ricordo perché ti ho scelto…»

Tuesday, 17 July 2012

I regret... (Note estive II)

Adesso è estate per gli altri.

Il sonno continua a picchiarmi in testa, anche se un po' meno rispetto a ieri.

"Babbo, Warm Mayor non mangia pesce. Mi raccomando..."
Manco a dirlo: Mayor arriva a pranzo a casa di mio padre e facciamo le dovute presentazioni suocero-genero.
Quindi mio padre fa:
"Bene, sediamoci a tavola. Mayor, ti piace il piccante?"
Quello fa segno di sì con la testa e poi felice rincara:
"Certo che sì."
"Allora assaggia la sardellina piccante."
Io:
"Papà, Mayor non mangia pesce, ricordi?"
"E che c'entra? La sardellina mica si sente che è pesce!"

A sera siamo con Mayor a cena da mia madre che avevo avvisato con largo anticipo:
"Mamma, Mayor non magia pesce e nemmeno la carne al sangue."
"Ah, va bene, e che mangia?"
"Tutto ciò che rimane."
Manco a dirlo: Mayor arriva da mia madre e facciamo le dovute presentazioni. Quindi lei fa:
"Bene, so che non mangi pesce, Mayor, ma la pasta con le cozze e le vongole la mangi, vero...?"

«[...] There was a single thought in my head: Keep thinking. Thinking would keep me alive. But now I am alive, and thinking is killing me. I think and think and think. I can't stop thinking [...]»
«[...] Avevo solo un pensiero in mente: continuare a pensare. Pensare mi avrebbe tenuto in vita. Ma ora sono vivo, e i pensieri mi stanno uccidendo. Io penso e penso e penso. Non riesco a smettere di pensare [...] »

Monday, 16 July 2012

I regret... (Note estive)


Ferie andate, finite.
Adesso è estate per gli altri. E ho di nuovo tanto sonno.
Il libro di questa estate per me è senza dubbio “Extremely Lodud & Incredibly Close” di J. Safran Foer.


Scrive la nonna al nipote:
«I regret that it takes a life to learn how to live, Oskar. Because if I were able to live my life again, I would do things differently.
I would change my life[…]»


«Mi dispiace che ci vuole tutta una vita per imparare a vivere, Oskar. Perché se fossi in grado di vivere la mia vita da capo, vorrei fare le cose diversamente.
Cambierei la mia vita [...]»


Per vivere, come per la maggior parte delle cose nel corso della vita, ci vuole talento oltre che un allenamento intenso che non ammette troppi errori e ripensamenti.
Io mi sono reso conto subito di non averlo, questo talento. Subito nel senso a nove anni all'incirca.
L’ho riconosciuto in mio padre, così come in mio fratello e ho capito che io non ce l’ho, che mia madre non ce l’ha, e mia sorella ce l’ha solo in parte.
Saper vivere non c’entra con il sapere amare. Almeno credo.
In realtà chi sa vivere ha la stessa percentuale di rischio di sviluppare un forte egotismo di chi non sa vivere.
Chi sa vivere ha le stesse possibilità di servirsi dell’amore di chi non sa vivere, perché entrambi, sia chi sa che chi non sa vivere, potrebbe averne bisogno per arrivare fino in fondo.
L’amore è un’arma e anche un premio.
I regret...

Thursday, 5 July 2012

Lettera aperta al Vice Comandante dell’Arma dei Carabinieri Clemente Gasparri (dal "Corriere della Sera")

Buongiorno, Generale.
Chi le scrive si sente direttamente chiamato in causa dalle sue esternazioni alla Scuola Ufficiali dei Carabinieri di Roma.
Ma andiamo al dunque,
non so se sono io il “graduato” della Guardia di Finanza a cui si riferisce nel suo discorso che ha “ammesso” (come se si trattasse di una colpa) di essere gay. Forse si o forse no, chissà. In ogni caso, caro Generale, eccomi qua, Appuntato Scelto della Guardia di Finanza Strati Marcello in servizio nel Corpo da 26 anni, attualmente a Como, al Gruppo di Ponte Chiasso , fiero di appartenere alle Fiamme Gialle. Servo il mio Paese con onestà e senso del dovere. Ah, dimenticavo, sono omosessuale.
Sì, come Lei accenna, sono gay su Facebook e su Twitter, sono gay davanti ai miei amici e ai miei colleghi. Ho “ammesso” questa vergogna (perché Lei, Generale, sembra considerarla tale) già da parecchio tempo. In caserma sanno di me da circa 12 anni e, Le sembrerà strano, ma pare che ai colleghi e soprattutto ai miei Superiori gerarchici non interessi proprio nulla del mio orientamento sessuale. E’ per questo che nell’anno del Signore 2012 mi ha fatto impressione leggere certe affermazioni da parte del Vice Comandante di una delle più importanti Istituzione della nostra Repubblica, l’Arma dei Carabinieri.
Cosa vuol dire, come dice in un passaggio del suo discorso, che “ammettere di essere gay non è pertinente allo status di Carabiniere”? Io non vado in giro con un cartello appeso al collo con su scritto “omosessuale” ne quando mi presento dico “piacere, sono l’App.Sc Strati e sono gay”. Io cerco di essere quello che sono davanti a tutti senza dovermi più nascondere e comportandomi con naturalezza, cercando di dimostrare ai colleghi che non c’è nulla di male nell’essere gay, che la vita sessuale di ciascun militare non condiziona in alcun modo l’attività operativa.
Le sue affermazioni ci riportano indietro di decenni. Il suo “consiglio” (e noi militari sappiamo benissimo cosa significa questo termine quando proviene da un Superiore) a non palesare il proprio orientamento sessuale è un macigno che cade in testa a quei militari che magari dopo tanta fatica e sofferenza interiore avevano deciso di uscire alla luce del sole. Di essere e di vivere finalmente la loro vera natura senza dover più fingere di essere quello che non sono. Sperando di essere giudicati non per chi si portano a letto o per chi amano ma solo in quanto buoni militari.
Non so se la conosce, Generale, ma in Italia esiste una associazione a cui sono fiero di appartenere, Polis Aperta, che è composta da appartenenti gay e lesbiche di tutte le Forze dell’Ordine e Forze Armate, inclusa la sua, che vivono serenamente e apertamente la propria condizione di gay in un ambiente militare o militarmente organizzato. Ci conosciamo tutti e siamo sparsi per la Penisola.
Provi a conoscerci, Generale, provi a parlare con un suo militare gay e vedrà che si troverà di fronte ad un Carabiniere come tutti gli altri, con gli stessi pregi e gli stessi difetti. Non impedisca ad un suo militare di amare. Nessuno dovrebbe vergognarsi di quello che è. Io non sono fiero di essere gay, così come non sarei fiero di essere etero. Io sono fiero di essere quello che sono. Punto.
Non so se la Sua posizione sia condivisa dal Comandante Generale dell’Arma ma spero vivamente di no.
Appuntato Scelto Marcello Strati

Tuesday, 3 July 2012

Calabria, noi ci mettiamo il cuore (…e anche la faccia) - 1st Calabria Gay Summer Day!

È stata dura, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Siamo giunti a una conclusione e il termine è vicino.
A ben vedere, a causa della poca disponibilità di liquidi, quest’anno Mayor e io non avevamo molta scelta nella programmazione delle vacanze estive: o una settimana separati, io a casa mia in Calabria e lui in Valtellina (o peggio: da solo a Torre del Lago con i suoi amici!), e poi una settimana insieme a Lecco; o due settimane insieme, che fossero al lago da lui, piuttosto che in Calabria… dai miei!
Quando ho chiesto la prima volta a mia madre se avessi potuto invitare a casa sua Mayor, be’, diciamo che non ha fatto i salti di gioia. Per questo avevo deciso di non insistere. Pensavo fosse una faccenda personale.
La sua reazione l’ho giustificata con il fatto che, in effetti, dopo avermi sentito pronunciare il nome di Stella fino al vomito e avermi visto insieme a lei per tre anni e mezzo, quindi star male; poi fare lo stesso, per altri cinque anni, con Mr. T-Fish, quindi star male di nuovo… adesso forse, ecco che ne ha le scatole piene.
“Ci sta, no?” mi sono detto “Starà pensando: chi è mo ‘sto Mayor?” e invece sbagliavo.
Ho avuto un po’ di remore a parlare di ciò con lui. Ho avuto paura che potesse prendersela, dato che già senza conoscere questi retroscena si autodefiniva “Il reietto” di fronte alla mia famiglia.
Ma invece, come scrivevo, non c’era nulla di tutto ciò dietro la ritrosia di mia madre che alla fine ha accettato di buon grado di ospitare il mio compagno (per mio padre non ci sono mai problemi, se non quando ce ne sono per davvero).
Come Melinda McCollum ne “Il quinto muro”, credo che mia madre abbia pensato per un momento che capirmi, capire il desiderio di avere al mio fianco la persona che amo anche in vacanza, a casa, significasse farsi mia complice. E credo che alla fine, da mamma chioccia innamorata sì, ma di suo figlio, abbia deciso di proposito di essere mia complice, perc - e sia chiaro che lo scrivo con ironia - “essere complice nella propria distruzione fa apparire minore il pericolo.”
Infatti era solo preoccupata per me; aveva lei paura che ne risentirò, io, della reazione della gente del paese. Voleva che ci pensassi due volte, ma solo in via preventiva, per difendermi. Come se finora il paese non avesse avuto occasione di (s)parlare. Perché le voci, che sia chiaro a tutti, mi sono giunte anche se vivo a Milano.
A ogni modo, il 7 luglio Mayor arriverà qui, in Calabria, nel mio paese, quello di cui ho scritto molte volte descrivendo il mio sogno di viverci, un giorno, proprio con colui che sarà il mio compagno nella vita.
E adesso cosa succede? Cosa accade adesso che il sogno sembra prendere le forme della realtà?
Ecco che quando ho detto a Mayor che sarebbe potuto venire a Rossano per trascorrere le vacanze con me e la mia famiglia (ospite a scelta di mia madre, piuttosto che di mio padre), be’ che lui – meschino! - se n’è venuto fuori con una frase di cui, evidentemente, non coglieva la gravità mentre la pronunciava. Mi ha fatto:
“Forse è meglio se prenoto una stanza in albergo, che ne dici?”
Sono sbiancato. “Meno male che non ti ha sentito nessuno dei miei” ho pensato.
Così mi sono detto che dobbiamo iniziare a lavorarci un po’ su, nel senso che c’è poco tempo e c’è da mettere in chiaro alcune regole base da seguire prima che il mio compagno venga dal nord a conoscere la mia famiglia, al sud; o davvero potrebbe essere una catastrofe… perché, a dispetto di mia madre e di mio padre che lo aspettano a braccia aperte, qui pare che a parlare di coppie gay in vacanza persista la dannazione dei demoni di Anne Rice, nel senso che alla gente gli si “rizzano carni e pili canini” perché a dispetto dell’intelletto che cresce a vista d’occhio (anche se non abbstanza da far funzionare il digitale terrestre, le linee telefoniche della Vodafone, e internet), il progresso morale si è concluso ormai da molto tempo.
Se avete un ragazzo calabrese e state per trascorrere le vacanze in Calabria:

Regola 1: bisogna sempre rispondere Sì a qualsiasi invito da parte dei famigliari del vostro fidanzato
Regola 2: ne consegue che NON si deve mai prenotare una stanza d’albergo. Ciò comporterebbe grave offesa
Regola 3: per lo stesso motivo NON si deve mai andare al ristorante quando qualcun altro ha cucinato per voi
Regola 4: mangiare sempre tutto ciò che viene poggiato sulla tavola; NON si deve mai dire NO a: pane di Forello, pesce fresco, piccante, melanzane soffritte, ricotte, caciocavalli e mozzarelle di Croce di Magara, liquore di liquirizia, limoncello e piretta. Anche a costo del vomito.
Regola 5: mai parlare di sesso riferendovi a voi come coppia. Se si parla di sesso, anche in modo scherzoso, bisogna parlare sempre degli altri, come se l’argomento fosse a voi sconosciuto. La regola vale per le coppie etero, ma ancora di più per le coppie gay. I padri e le madri calabresi non vogliono immaginare per niente al mondo una scena di sesso gay, e tanto meno bisogna lasciare intendere, MAI!, chi nella coppia è A e chi è P. i padri calabresi di ragazzi gay danno per scontato che i propri figli siano “i ficcatori”.

Parlandone con Mayor, per sdrammatizzare mi ha detto che non gl'importa, che non vede l'ora di riabbracciarmi  e di fare l’amore con me sulla spiaggia, ma poi ha subito aggiunto che scherzava, che non c’è pericolo, perché non vuole diventare “martire per l’emancipazione della terra Calabra”.
È stato allora che ho pensato: invece perché non fare l’esatto opposto? Perché non organizzare una specie di giornata estiva calabrese gay? Qualcosa che suoni un po’ provocatorio, ma divertente al tempo stesso, del tipo: CA.GA.SU.D., ossia Calabria Gay Summer Day?

Potrei postare con 24 ore di anticipo il nome della spiaggia/lido dove Mayor e io andremo il primo giorno di vacanza, così tutte le coppie di gay e lesbiche (ma anche etero) di Rossano e dintorni potrebbero raggiungerci, potremmo conoscerci e trascorrere insieme una bella giornata all’insegna del sole e del mare, mangiare in spiaggia e giocare a volley… e così dimostreremo che i calabresi ci mettono anche la faccia, oltre che il cuore.

Ho anche cercato di rintracciare i gay residenti in Calabria per rilanciare il progetto;e ho scaricato “Gfindr” chiedendo a Mayor di scaricare a su volta “Grindr” e inserendo il messaggio “Ci vediamo al CAGASUD il 07/07/2012", ma la coppia gay più vicina a Rossano risulta essere a 300 km, in Sicilia. È possibile? Vedremo...
Sono proprio curioso di sapere se saremo l’unica coppia gay in spiaggia in occasione di questo primo “Cagasud.”

Monday, 2 July 2012

Ci sentiamo, Le faremo sapere... (seconda parte)

Giovedì scorso sono andato a vedere la partita Italia-Germania in un locale milanese dove un giovane scozzese organizza regolarmente apertivi per ragazzi e ragazze di tutte le nazionalità che vivono a Milano e sono in cerca di nuove amicizie, creando così nuovi gruppi in questa città con la fama d’essere inospitale e severa con i nuovi arrivati.
A fine partita ero ormai al mio quarto Gin-tonic e, mentre Mayor parlottava con non so chi, mi sono avvicinato all’organizzatore della serata per scambiare quattro chiacchiere prima di andare via, quando l'ho sentito parlare in inglese con una ragazza dal chiaro accento russo.
Il mio amico “Gin” mi ha suggerito subito che non potevo restarmene lì con le mani in mano e che la serata era a una svolta, avrei potuto esercitare la lingua russa a lungo inutilizzata se fossi intervenuto. Così ho fatto: mi sono avvicinato e iniziato a rivolgermi a lei in russo. Abbiamo fatto amicizia e ci siamo scambiati un po’ di informazioni su quanto fosse utile la sua lingua madre nel mondo del lavoro.
Mentre io le illustravo la necessità di donne madrelingua nel settore dei trasporti, lei mi raccontava di un’esperienza nel settore moda (se ricordo bene come insegnante), in cui pare che le donne purtroppo non siano ben viste, al punto che i vertici preferirebbero assumere persone, o meglio dire uomini incompetenti, piuttosto che donne madrelingua.
“Curioso, io feci un colloquio tanti anni fa per la posizione di Area Manager Russia e Turchia proprio per conto di una famosa scuola di moda italiana a Milano…” le ho detto ridendo.
“Ma dai! Mio marito, che come puoi immaginare parla benissimo russo, è stato a lungo Area Manager per la Russia e Turchia per conto di una famosa scuola di moda. Figurati, mi ha raccontato che quando è stato promosso e ha iniziato i colloqui con i candidati che avrebbero dovuto prendere il suo posto, gli sono capitati fra le mani un sacco d’ignoranti. Uno era venuto persino dalla Puglia…”
“Ah sì? Sicura fosse la Puglia e…?”
“…Sì… Puglia, o forse Calabria… Insomma, secondo me stanno ancora cercando qualcuno. Perché non ti candidi e mandi il tuo curriculum?”
“Be’, ecco… Come hai detto che si chiama la scuola dove lavorava tuo marito? E come si chiama lui…?”
Già; avete intuito bene.
Molti anni fa andai a fare un colloquio per la posizione di Area Manager Russia e Turchia per conto di una nota casa di moda meneghina.
Pur non parlando il russo da molto, troppo tempo ormai, vi andai fiducioso che con un po’ di esercizio ce l’avrei fatta. Nel senso: non ero sicuro di me al punto da scrivere sul CV: “Ottima conoscenza orale e scritta”, ma forse… Be’, passai comunque i primi due colloqui e al terzo colloquio in lingua straniera il mio interlocutore avanzò la proposta. Mi disse che aveva avuto una promozione e la new entry avrebbe dovuto prendere il suo posto. Bisognava fare le cose in fretta perché c’erano delle scadenze da rispettare, quindi se ce ne fosse stato bisogno la scuola mi avrebbe pagato anche il preavviso per lasciare immediatamente il mio vecchio lavoro e correre da loro.
“Fra due giorni devo partire per Mosca” ricordo che concluse in questo modo il nostro ultimo colloquio, quello cruciale, durante il quale pronunciò le fatidiche parole… “appena torno ci sentiamo, le faremo sapere i termini del contratto che firmeremo.”
Passarono due, tre settimane durante le quali, naturalmente, sollecitai una risposta, ma nulla… Il Manager di successo era svanito e con lui il mio sogno di tornare a lavorare con il Paese a cui sono così legato da un profondo sentimento di amore-odio. Ma alla fine mi rassegnai.
Alzi la mano chi si è sentito dire almeno una volta la frase “Le faremo sapere” - dopo un colloquio?
Bene. Quanti hanno poi saputo davvero qualcosa? E quanti fra quelli che non hanno più saputo nulla vorrebbero ancora sapere? E quanti, invece, quella frase, “Le faremo sapere”, l’hanno detta?
Quando lavoravo per un’agenzia di lavoro interinale e mi occupavo di screening curricula e colloqui con i candidati ricordo che mai, mai dissi la frase “Le faremo sapere” con l’intento di sottintendere “Mi spiace, non hai avuto il posto”.
Purtroppo, a volte bisogna che le persone siano cattive con noi, per il nostro bene, e che ce lo dicano chiaro: “Mi dispiace, ma per te Miss Italia finisce qui!”
Certo che me ne feci lo stesso una ragione, ma sono felice che il mondo sia così piccolo da avermi portato dopo quasi sei anni sulla strada della moglie dell’uomo che mi intervistò e non mi reputò all’altezza, e che alla fine ha avuto più coraggio di lui quando, dopo esserci chiariti, mi ha detto:
“Be’, allora mi sa che sei davvero tu il ragazzo di cui parlò. Mi spiace, ma è chiaro che non andavi bene."