Monday, 2 July 2012

Ci sentiamo, Le faremo sapere... (seconda parte)

Giovedì scorso sono andato a vedere la partita Italia-Germania in un locale milanese dove un giovane scozzese organizza regolarmente apertivi per ragazzi e ragazze di tutte le nazionalità che vivono a Milano e sono in cerca di nuove amicizie, creando così nuovi gruppi in questa città con la fama d’essere inospitale e severa con i nuovi arrivati.
A fine partita ero ormai al mio quarto Gin-tonic e, mentre Mayor parlottava con non so chi, mi sono avvicinato all’organizzatore della serata per scambiare quattro chiacchiere prima di andare via, quando l'ho sentito parlare in inglese con una ragazza dal chiaro accento russo.
Il mio amico “Gin” mi ha suggerito subito che non potevo restarmene lì con le mani in mano e che la serata era a una svolta, avrei potuto esercitare la lingua russa a lungo inutilizzata se fossi intervenuto. Così ho fatto: mi sono avvicinato e iniziato a rivolgermi a lei in russo. Abbiamo fatto amicizia e ci siamo scambiati un po’ di informazioni su quanto fosse utile la sua lingua madre nel mondo del lavoro.
Mentre io le illustravo la necessità di donne madrelingua nel settore dei trasporti, lei mi raccontava di un’esperienza nel settore moda (se ricordo bene come insegnante), in cui pare che le donne purtroppo non siano ben viste, al punto che i vertici preferirebbero assumere persone, o meglio dire uomini incompetenti, piuttosto che donne madrelingua.
“Curioso, io feci un colloquio tanti anni fa per la posizione di Area Manager Russia e Turchia proprio per conto di una famosa scuola di moda italiana a Milano…” le ho detto ridendo.
“Ma dai! Mio marito, che come puoi immaginare parla benissimo russo, è stato a lungo Area Manager per la Russia e Turchia per conto di una famosa scuola di moda. Figurati, mi ha raccontato che quando è stato promosso e ha iniziato i colloqui con i candidati che avrebbero dovuto prendere il suo posto, gli sono capitati fra le mani un sacco d’ignoranti. Uno era venuto persino dalla Puglia…”
“Ah sì? Sicura fosse la Puglia e…?”
“…Sì… Puglia, o forse Calabria… Insomma, secondo me stanno ancora cercando qualcuno. Perché non ti candidi e mandi il tuo curriculum?”
“Be’, ecco… Come hai detto che si chiama la scuola dove lavorava tuo marito? E come si chiama lui…?”
Già; avete intuito bene.
Molti anni fa andai a fare un colloquio per la posizione di Area Manager Russia e Turchia per conto di una nota casa di moda meneghina.
Pur non parlando il russo da molto, troppo tempo ormai, vi andai fiducioso che con un po’ di esercizio ce l’avrei fatta. Nel senso: non ero sicuro di me al punto da scrivere sul CV: “Ottima conoscenza orale e scritta”, ma forse… Be’, passai comunque i primi due colloqui e al terzo colloquio in lingua straniera il mio interlocutore avanzò la proposta. Mi disse che aveva avuto una promozione e la new entry avrebbe dovuto prendere il suo posto. Bisognava fare le cose in fretta perché c’erano delle scadenze da rispettare, quindi se ce ne fosse stato bisogno la scuola mi avrebbe pagato anche il preavviso per lasciare immediatamente il mio vecchio lavoro e correre da loro.
“Fra due giorni devo partire per Mosca” ricordo che concluse in questo modo il nostro ultimo colloquio, quello cruciale, durante il quale pronunciò le fatidiche parole… “appena torno ci sentiamo, le faremo sapere i termini del contratto che firmeremo.”
Passarono due, tre settimane durante le quali, naturalmente, sollecitai una risposta, ma nulla… Il Manager di successo era svanito e con lui il mio sogno di tornare a lavorare con il Paese a cui sono così legato da un profondo sentimento di amore-odio. Ma alla fine mi rassegnai.
Alzi la mano chi si è sentito dire almeno una volta la frase “Le faremo sapere” - dopo un colloquio?
Bene. Quanti hanno poi saputo davvero qualcosa? E quanti fra quelli che non hanno più saputo nulla vorrebbero ancora sapere? E quanti, invece, quella frase, “Le faremo sapere”, l’hanno detta?
Quando lavoravo per un’agenzia di lavoro interinale e mi occupavo di screening curricula e colloqui con i candidati ricordo che mai, mai dissi la frase “Le faremo sapere” con l’intento di sottintendere “Mi spiace, non hai avuto il posto”.
Purtroppo, a volte bisogna che le persone siano cattive con noi, per il nostro bene, e che ce lo dicano chiaro: “Mi dispiace, ma per te Miss Italia finisce qui!”
Certo che me ne feci lo stesso una ragione, ma sono felice che il mondo sia così piccolo da avermi portato dopo quasi sei anni sulla strada della moglie dell’uomo che mi intervistò e non mi reputò all’altezza, e che alla fine ha avuto più coraggio di lui quando, dopo esserci chiariti, mi ha detto:
“Be’, allora mi sa che sei davvero tu il ragazzo di cui parlò. Mi spiace, ma è chiaro che non andavi bene."

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