Tuesday, 24 July 2012

Olympic Gay

Dall'attesa per i cerchi colorati degli Olimpic Games di Londra, all'attesa per il "Sì" arcobaleno del sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

Ho letto pezzi giornalistici secondo cui, in caso del tanto sospirato "Sì" Milano diventerà "l'iridata capitale dei gay".

È facile individuare la parzialità di certa scrittura che dietro parole divertite e divertenti come "iridata" sottende una malsana preoccupazione riguardo alla possibilità che il consiglio comunale possa approvare davvero (FINALMENTE!) l'istituzione del registro delle unioni civili atteso NON SOLO dal movimento gay-lesbico.

Si tratta della tipica preoccupazione bindesca, direi, di finti-addormisciuti come Bersani, dei cattolici in genere e degli attivisti sui temi etici, dei teodem, della Caritas ambrosiana e tutti coloro che non nascondono di non volere un registro delle unioni di fatto che potrebbe diventare "una bandiera con cui richiedere, a livello nazionale, l'equiparazione del matrimonio gay a quello eterosessuale".

Come ho cercato di spiegare a mio padre quest'estate, dopo che ha conosciuto Warm Mayor e quando ha iniziato a favoleggiare di matrimoni milanesi, ma come soprattutto i cattolici sanno bene, "le unioni civili sono materia della legislazione nazionale e quindi non possono essere regolate per via amministrativa e locale", quindi in realtà il futuro registro milanese non avrà un gran valore.

Alcuni giornalisti si preoccupano di fare da megafono alle parole del cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, secondo cui "i registri delle unioni di fatto possono fornire una legittimazione a forme di poligamia praticate dagli immigrati di religione islamica",[nota] col solo fine di creare allarmismo e non capendo soprattutto che, in realtà, Milano invece che diventare una capitale dei gay si riconfermerà l'unica vera città civile e mezzo-europea d'Italia (quale d'altronde è sempre stata, e questo le va riconosciuto).

Per questo rimarrò col fiato sospeso fino a venerdì, quando avremo il risultato di questa gara per i diritti che potrebbe essere definita di diritto "olimpica".
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