Monday, 27 August 2012

Now A Major Motion Picture

Due giorni fa ho fatto il mio giro di ricognizione settimanale in libreria per scegliere un nuovo titolo.
Una pratica che richiede concentrazione, tempo a disposizione per una scelta consapevole e un consulto accurato con la mia libraia di fiducia, una simpatica signora, bassina, con la crocchia argentata spillata sul capo con le forcine lunghe e marroni di plastica, di quelle che non si vedono più in giro tanto facilmente.

Le ho chiesto ancora una volta dei consigli su alcuni autori inglesi e le ultime uscite di questo mese.

Io davo un'occhiata da me, man mano che lei snocciolava titoli e infilava le mani negli scaffali, sui dorsi già impolverati dei volumi.

Saltando con lo sguardo da una copertina all'altra, ho notato che sono aumentati i libri (soprattutto americani) su cui le rispettive case editrici hanno scritto "Now A Major Motion Picture" a significare che dal libro è stato tratto un adattamento cinematografico.

È strabiliante davvero come la letteratura (per alcuni un termine azzardato da usare per la produzione americana) conviva e interagisca con le altre forme di espressione, come appunto il cinema, ma non solo: anche la musica o la pittura, o meglio ancora (per i miei gusti) il teatro.

Credo sia sbagliato pensare che un adattamento cinematografico sia una sorta di riconoscimento al valore di una qualsiasi opera letteraria, anche perché quasi mai gli adattamenti cinematografici riescono a rendere la bellezza e la drammaticità di un romanzo.

Con una piccola ricerca ho scoperto anche che già 5 anni fa Christine Geraghty pubblicò un libro dal titolo "Now A Major Motion Picture: Film Adaptations of Literature and Drama" (Lanham, MD: Rowman and Littlefield, 2007, 232 pp.) con il quale, forse, ha inteso dare alcuni suggerimenti su come adattare un'opera letteraria al grande schermo.

In esso, la scrittrice menziona come esempio l'adattamento di "Orgoglio e pregiudizio", dimostrando come il romanzo di Austen sia stato trasformato in una storia d'amore convenzionale, banale.

Ora, è vero che anche la produzione letteraria italiana non sia 'sto granché, che qui siamo tutti scrittori di 'sto paio di ciufoli, ma possibile che non ci sia davvero nulla sritto da un italiano che possa fare partorire almeno una brevissima fiction Rai o Mediaset, ma che sia diversa dalle nuove proposte annunciate in palinsesto?

"Torneranno con nuove avventure e nuove storie le già amatissime produzioni 'Un passo dal cielo 2', 'Che Dio ci aiuti 2', 'Terra ribelle 2', 'Paura di amare 2', la serie di film per la tv 'Il Commissario Montalbano' e 'Un medico in famiglia', che vede il ritorno nella fiction di Lino Banfi insieme naturalmente a Giulio Scarpati e a tutta la famiglia Martini.[...]" e continuano poi con “Il Commissario Nardone” (la storia del poliziotto leggendario che creò, nella Milano del dopoguerra, la squadra mobile). E “Dove eravamo rimasti?” (Il caso Tortora, una miniserie dedicata al grande giornalista e uomo di spettacolo che nel 1983, proprio all’apice della sua carriera, venne arrestato con la pesante accusa di essere “affiliato” alla Nuova Camorra Organizzata)... e Bla-bla-bla... Per non parlare del Grande Cinema Italiano (vd Maccio Capotondo e il suo "Natale al cesso")

A proposito: il libro in foto qui sopra e il relativo film ve li consiglio entrambi. 

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