Tuesday, 7 May 2013

La Russia e i suoi nuovi (non solo sex) symbols




Ricordo la prima volta che andai in Russia con i miei compagni di studio: 5 ragazze e 2 ragazzi di cui 1 gay. Io e quell'etero simpaticone dormivamo insieme in camera, in un appartamentino nei pressi della fermata Baltiskaja, a san Pietropurgo.

Il giorno della partenza per tornare in Italia, all'aeroporto di Pulkovo eravamo tutti in apprensione perché era avanzata un po' di marjuana e, siccome non c'era stata alcuna intenzione di abbandonarla lì, una ragazza del gruppo aveva deciso di sfidare i cani poliziotto schierati in dogana e di riportarsela in Italia.

Caspita! Non siamo riusciti a trovare un uomo russo che fosse  figo, almeno questa me la tengo!, disse piccata. E in effetti, di cosiddetti bonazzi neanche l'ombra. Sarà stato il freddo? Chissà, però nel nostro immaginario la Russia sarebbe rimasta la maggiore produttrice di figa, ma in quanto a uomini proprio zero!

Fatto sta che, prima di metterci in fila, la nostra amica si è accorta di non avere con sé il passaporto.
E dove minchia l'hai messo?
E che ne so? Sarà in valigia con la marja!
Hai lasciato la marjuana in valigia?, le chiese la ragazza cui poi rimasi più legato negli anni a venire.
E che, mica potevo mettermela nelle mutande!
Ma le valigie ormai saranno a bordo e... se devi prendere il passaporto sicura che la polizia ne approfitta e te la perquisisce da cima a fondo..., notai da brava mammoletta che ero. No-no, aggiunsi, bisogna fare qualcosa!
Ma non feci in tempo a dirlo che l'impavida era già sparita in una porticina adiacente al nastro trasportatore che aveva inghiottito i nostri bagagli perché fossero imbarcati. Vi ricordo che all'epoca Pulkovo era disseminato di militari mitra-al-braccio.
Ne venne fuori trionfante dopo pochi minuti, non solo perché era riuscita a intercettare il bagaglio e a riprendere il passaporto per passare il controllo senza troppi intoppi, ma anche perché: Ragazze! Ho scoperto dove tengono i maschi veri!, gridò creando così la confusione generale nel gruppo. Sono tutti lì dietro! I boni in Russia fanno tutti i facchini per l'aeroporto, evidentemente.
Ma davvero?
Ma che dici, i maschi in Russia non esistono!
E così via...
Non tutti fecero in tempo a dare una sbirciatina prima di partire, e io fui fra uno di quelli, ma sono tornato in Russia altre volte e posso dirvi che di uomini belli ce ne sono. Ci sono bellezze di diverso genere, è il caso di dirlo e capirete perché, checché la gente abbia da ridire.

Per iniziare, credo che sia giunto il momento per i nostri giovani Italiani gay di dare spazio ai nuovi sex symbol Made in Russia come Данила Козловский (Danila Kozlovskij) attore di cinema e teatro. Mi vergogno a dirlo, ma benché abbia l'età di mio fratello è proprio un gran pezzo di ragazzo. In teatro ha recitato nel Il signore delle mosche e nel Re Lear, ma io l'ho scoperto guardando sul primo canale Всё началось в Харбине (Tutto iniziò a Kharbin). Forse gli italiani lo conoscono più per la sua partecipazione al film Vampire Academy: Blood Sisters, del regista Mark Waters.





Lo scorso mese Kozlovskij è stato ospite di uno show televisivo molto seguito in Russia: Bечерний Ургант, ossia Večernij Urgant (Urgant è il nome del giovane presentatore che vedete nel filmato sopra. Kozlovskij viene fuori all' 11'.15'' ). Il programma somiglia a una nota trasmissione televisiva americana non solo per il titolo che suona come Late Urgant, per la band relegata in un angolino, per lo sfondo cittadino (i moderni vialoni ruteni invece del traffico di Manhattan), e perfino per la tazza con tanto di logo sulla scrivania, ma anche per il suo svolgimento.

È incredibile, quindi, come Mosca abbia acquistato - più che conquistato - quel fascino che abbaglia di solito noi occidentali. E mi dispiace scriverlo, perché amo Mosca e tutta la Russia, ma in questo caso il verbo sembra è davvero quello più azzeccato, dato che in realtà gli uomini e le donne più belli, cioè che valgono di più, la Russia li nasconde spesso dietro le sbarre:

Andrej Barabanov
Jaroslav Belousov
Jurij Gušin
Denis Puzkevič
Leonid Razvozžaev
Sergej Udal'cov
Marija Baronova
Etc...



Prigionieri politici per cui si è tenuta la protesta di piazza Bolotnaya a Mosca e che ha portato a scontri con la polizia locale.

È questa la Russia che vorrebbe vietare le adozioni dei bambini russi da parte di coppie di Paesi in cui il matrimonio fra persone dello stesso sesso è divenuto realtà; questa la Russia che ha bloccato la strada verso tutte le edicole delle Federazione alla prima rivista patinata dedicata alle lesbiche, Agens, in attesa della legge che sarà promulgata dalla Duma proprio questo mese di maggio e per cui sarà vietata la promozione di uno stile di vita omosessuale ritenuto dannoso per i minori, tacciabile di propaganda di sodomia, lesbianesimo, bisessualità e transgenderesimo; questa la Russia dove un bacio in pubblico tra due uomini, come fra Pavel Samburov e il suo compagno, è sanzionato con una multa pecuniaria, dove i politici suggeriscono che gli omosessuali dovrebbero essere licenziati dai posti di lavoro pubblici, sottoposti a trattamento sanitario obbligatorio, oppure esiliati.



Nonostante tutto signori come Pavel Samburov non vogliono saperne di andarsene. Anzi Samburov ha fondato l’organizzazione per i diritti dei gay “Rainbow Association” attirando così su di sé le uova dei militanti ortodossi, e rimanendo prima in stato di fermo per 30 ore in un furgone, al gelo, poi in un centro di detenzione e proprio per colpa di quel bacio divenuto famoso.

Questa, nel 2013, la Russia delle contraddizioni, di cui davvero è meglio esaltare solo le cose belle e i simboli tanto nuovi quanto meritevoli.

(Le immagini della manifestazione sono tratte da http://www.giornalettismo.com/)

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