Sunday, 14 December 2014

Ambrogino d’Oro al CIG Arcigay Milano

Non è possibile capire appieno l’importanza di un semplice “Ciao” e di un sorriso, se non quando, un giorno, ci viene negato; oppure quando, un bel giorno, ci viene concesso così, di colpo, senza che ne abbiamo mai goduto prima. Allora ci rendiamo conto della distanza fra la persona e la realtà insopportabile. Immaginate di entrare in una stanza affollata e che nessuno vi saluti. Immaginate di telefonare a una persona che risponde con un “Pronto!” scorbutico. Immaginate, ora, di scoprire perché questo succede, e che il motivo siano i vostri capelli neri (o biondi, o rossi), oppure i vostri occhiali, o il vostro nasone, o… il vostro orientamento sessuale.

CIG arcigay milano
Ci vuole coraggio!, commenta a volte qualcuno, e sarebbe esatto, se non fosse che il vero coraggio è un altro.
«Aver cuore» (cor habeo) è sinonimo di fortezza, una delle quattro “virtù cardinali” che dovrebbe assicurare “la fermezza e la costanza nella ricerca del bene”.
Quanti di noi, da piccoli, si son sentiti dire dai genitori o dalla maestra “Forza e coraggio, giovanotto!”, quando non avevamo voglia di fare i compiti, se al mattino non volevamo alzarci per andare a scuola, se non volevamo prendere la bici per paura di cadere… se non volevamo andare a giocare in cortile perché gli altri bambini ci chiamavano “femminuccia” o “maschiaccio”. Ed ecco che molti se lo ripetono ancora oggi, quando non dovrebbe essercene più bisogno. Eppure, ci sono frangenti in cui questo “in-coraggiamento” effettivamente ci manca.

Alessandro Manzoni scrisse a proposito di Don Abbondio che “il coraggio uno non se lo può dare”, come a intendere che il coraggio ci viene dato, così come la paura viene “messa addosso” dagli altri. Fatto sta che il coraggio è necessario per remare contro corrente, per dire chi siamo e cosa ci piace, per fare quello che ci piace. Ci vuol coraggio a non lasciarsi andare, ma anche a lasciarsi andare – a seconda delle situazioni. E sapete una cosa? A volte un “Ciao” può ridare coraggio, che sia detto al telefono o di persona. Può riconciliarci con la realtà esterna.
È anche questo ciò che offrono i servizi dell’Accoglienza e Telefono Amico del CIG Arcigay Milano (ONLUS) con l’ausilio della Chat e dell’E-mail amiche. Accolgono, ascoltano e danno pari dignità alle persone, insieme a informazioni sull’associazione, o su tematiche LGBT.
Presso la sede del CIG, tutte le domeniche (in via Bezzecca, 3 a Milano ogni domenica dalle 15:30 alle 19:30) c’è un volontario pronto a darvi sostegno. Non servono appuntamenti, e le porte della sede sono aperte anche a chi ha voglia di trascorrere un semplice pomeriggio in compagnia, per confrontarsi, condividere le proprie esperienze con altre persone LGBT, sorseggiando un caffè al mini-bar o divertendosi con i giochi da tavolo che la sezione mette a disposizione, sempre e comunque nel pieno rispetto reciproco. Così come, chi ci chiama allo 02.54122227 , dal lunedì al venerdi dalle 20.00 alle 23.00, trova un operatore pronto a offrire un ambiente ideale, libero e accogliente, che aiuta a esprimere i propri bisogni, sentimenti e desideri e a raggiungere una maggiore consapevolezza.
“Ciao” a volte esprime empatia e offre una soluzione.
Alle spalle, un’esperienza trentennale al servizio della popolazione gaylesbica che quest’anno è valsa al CIG l’Ambrogino d’oro.
Un team di volontari che hanno seguito uno specifico corso di formazione, svolto con cadenza biennale e la guida di formatori qualificati.
Tutto per un “Ciao” da urlare in coro.
R.F.

Monday, 17 November 2014

The Castaways Population and the Holey Boot



What’s happening to Italy and to Italians?

The general feeling seems to be the castaway’s one, adrift and staying afloat holding himself to a twig, which is clearly inadequate to rescue him.

Actually, it’s also clear that the twig is just a symbol of hope, the hope of not drowning; it’s just an input to not give in, and keep stroking towards the unknown, hoping to see in the distance, sooner or later, the gray shadow of a shore, whatever/wherever it is.
It would be easier to leave that twig at the mercy of the sea - each in his own way. To each his own destiny. This way swimming would be more easily, but the stubborn shipwrecked rather makes harder his feat bringing it with himself.
When he will be rescued, that same twig will be the real proof of his appalling adventure, but also of his strength and pride to be safe and sound, eventually.

What will happen after that earth will stop melting under Italians' feet to swallow us; after that the last of us will be laid off, and that home - maybe the only one still standing after the flood – will be not affordable?

We'll care of this later.

For now we want to remain focused on our rotten twig.

Then we’ll think about how to mend the sole of this holey boot which is now Italy.


But how many times can be resoled a boot before throwing it away?

Tuesday, 11 November 2014

Basta un grazie. Uno soltanto.


Ci sono persone che grazie alle proprie capacità raggiungono una notorietà tale che, col passare del tempo, si sentono perseguitate.
Anzi sarebbe più semplice dire che ci sono delle persone così oberate di lavoro, occupate e richiamate a destra e a sinistra – Figaro qua! Figaro là! - da arrivare al punto di sentirsi perseguitate anche quando qualcuno rivolge loro la propria attenzione con l'unico fine di dare una dimostrazione di ammirazione, benevolenza, gratitudine quando traggono beneficio dal loro lavoro e chissà quale altro sentimento che escluda una qualsiasi volontà di infastidire, dare noia, addirittura molestare.

Queste persone particolarmente dotate possono, senza accorgersene, rispondere ai loro “ammiratori” con la brutalità e la secchezza di tono di un padre che si senta tirato insistentemente per i calzoni dal figlio.
La differenza è che nel caso di una relazione padre-figlio, quest’ultimo cerca di attirare l’attenzione del primo, vuole sentirsi apprezzato, amato, vuol dare dimostrazione delle proprie capacità per suscitare ammirazione e soddisfare una qualche presunta aspettativa.
Nel caso a cui faccio riferimento, invece, esiste solo la volontà di trasmetterla, l’ammirazione; di trasmettere il bene. Per quanto strano possa sembrare.

Credo che alcuni scrittori facciano parte di una categoria di persone straordinariamente dotate, e succede che ci siano fans sfegatati di scrittori, così come ce ne sono di cantanti pop, ma che spesso gli scrittori non siano abituati a gestire il bene dei propri lettori, anzi che molti fra loro – fra gli scrittori – sarebbero pronti a impossessarsi del pensiero nietzscheiano secondo cui “i lettori peggiori” (il che lascia già intendere che tutti i lettori sono a prescindere dei cattivi lettori) “sono come i soldati durante i saccheggi, per cui prendono ciò di cui hanno bisogno e scompigliano il resto”.

Questi scrittori sono arrivati a considerare ingrata parte della società, quella stessa che acquista i loro libri da cui impara e a cui si appassiona, quasi che solo loro possano essere capaci di dimostrare gratitudine nei confronti dei finissimi insegnanti a cui devono la propria formazione culturale e nei confronti dei quali si sentono debitori di tante cose. Insultano in privato i loro lettori, ma non per questo hanno pretese nei loro confronti. Solo, non li vogliono dattorno.

Sono gli stessi scrittori che dicono perfino di comprendere il pessimismo profondo nell’approcciarsi alla natura – “caduta e corrotta” - dell' uomo, e quindi la sua ingratitudine, “ovvia meschinità dell' individuo”.

Ecco che non deve stranire se a volte un sentimento di stima può essere confuso con il suo esatto opposto.
Se ciò accade, forse è perché anche la stima di un lettore - come la sua probabile ingratitudine - può nascere da una sorta di complesso di inferiorità che, però, non è certamente di natura “astiosa” ma benevola, e che con altrettanta certezza è teso a riconoscere l’aiuto ricevuto dalle pagine lette, e a insaputa di chi quelle pagine le ha scritte.

Così la gratitudine è confusa con l’egocentrismo, e il riconoscente con l’usurpatore.

“Bisognerebbe saper sorridere agli altri, senza aspettarsi un sorriso da parte loro e senza lasciarsi costringere a sorridere loro in perpetuo, in una zuccherosa ed ebete smanceria, ma mandandoli pure al diavolo, quando è il caso. Saper essere grati significa non sopravvalutare se stessi, rispettare gli altri - senza esigere nulla da loro - ma non le loro arroganti ingiunzioni”.

Spesso e volentieri basta 1, e solo 1 semplice grazie, e poi bisogna sparire.

Friday, 31 October 2014

Un'opportunità da non perdere! Don't miss your opportunity!


Il Gruppo Accoglienza è una sezione dell’Arcigay che si occupa di accogliere, ascoltare e dare pari dignità a chiunque voglia avere informazioni sull’associazione, o su tematiche LGBT.

Presso la sede Arcigay di Milano, tutte le domeniche troverai un volontario pronto a darti sostegno.

Il servizio accoglienza non richiede appuntamenti, e inoltre apre le porte della sede anche a tutti coloro che hanno solo voglia di trascorrere un pomeriggio in compagnia.

Qui potrai socializzare, confrontarti, condividere le tue esperienze con altre persone LGBT, magari sorseggiando un caffè al mini-bar, sempre e comunque nel pieno rispetto reciproco; oppure potrai divertirti con i giochi da tavolo che la sezione mette a disposizione.

Il GA è in via Bezzecca, 3 a Milano, ogni domenica dalle 15:30 alle 19:30. Non mancare!

Per diventare volontario del gruppo accoglienza sei invitato a  scrivere a: accoglienza@arcigaymilano.org . 
Potrai accedere e partecipare al corso che Arcigay organizza ogni due anni per la formazione di nuovi volontari su tematiche LGBT e tecniche di counseling.

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The Gruppo Accoglienza (Welcome Group) is an Arcigay department always available to listen to you and give equal status to anyone who wants to get  informations about the Arcigay activities in Milan, or about LGBT issues.

Every Sunday, you'll find there a volunteer available to support you. 

You'll not need to book a meeting, and the door is also open to all those who just want to spend a different afternoon with new friends. 

You'll can not only find new friends there, but also have a confrontation and share your experiences with other LGBT people, sipping a coffee at the mini-bar, and always in mutual respect; or you'll can have fun playing the games made available to you by the staff. 

Gruppo Accoglienza is waiting for you in via Bezzecca 3, Milan - every Sunday from 15:30 to 19:30. 
Don't miss out! 

Wednesday, 12 February 2014

Puting-out : about Winter Olimpics in Sochi and the anti-gay President

I find it's a brilliant idea, and I’m very happy, and proud too, that once again it’s an Italian one.


I thank very much the Italian artist Valentina Venturini for her last work - a statue of an ambigous President Putin -, and for making mention of herself, giving further evidence of the social utility of art.

We can truly say that everyone is palying, or has played already his own part, so that the Winter Olimpics in Sochi (7-23 February 2014) will be remembered as the worldwide protest against the Putin’s anty-gay laws, to signfy that sport does not have any sexual orientation!

The President Obama had already decided that 2 lesbian athletes (Billie Jean King – 70 years old – and Caitlin Cahow) would be part of the official delegation representing the United Sates in Sochi (I whish Italy could have taken the same decision!); then the athletes of the German Team had worn special uniforms colored with rainbow colors.

Thanks to Mrs Valentina Venturini’s work, also Italy (despite itself) can boast of lifting a finger in this whole affair rather than playing the Neutral-par-Excellence-Swiss’ role.

So, on last Jan the 4th President V. Putin come out with that decision reviewing the absolute prohibition to all the demonstrations in Sochi, which are not related to the Winter Games (Read the official web-site: Владимир Путин подписал Указ «О внесении изменения в Указ Президента Российской Федерации от 19 августа 2013 года № 686 «Об особенностях применения усиленных мер безопасности в период проведения ХХII Олимпийских зимних игр и XI Паралимпийских зимних игр 2014 года в г. Сочи».). Last, but not least, the President congratulated personally the Dutch speed skater on ice, Ireen Wust; it seems that he hugged her even, asking if all is ok in Russia… Quite confusing, ah?

With my work – said Mrs Valentina to one of the most important Italian newspapers – I’d like to send a strong social message. What happens in Russia is a violation of the individual freedom, and that’s why my goal is now to raise people awareness so that such forms of discriminations will be not replayed never again in the future.”


May be, our artist’s anticipated unwittingly the very next Russian President’s surrender declaration?